Dub Trio – Bitte, Milano 17 ottobre 2010

Una notte, mentre Mike Patton nel suo letto aveva degli incubi incredibili, cercando nella sua testa pazza un progetto musicale post dadaista jazz, tre piccoli ragazzi smilzi infilavano sotto la sua porta un cd con le loro musiche. Erano i Dub Trio. Quella musica colpì il patron della Ipecac con un uno-due al cuore. I vicini di casa di Patton riconobbero subito i motivi di quell’innamoramento improvviso, mentre il volume parossistico delle sue casse deflagrava le pareti del condominio.

La musica dei tre è fondamentalmente di base Fantomas-oriented: mix di generi, esecuzione chirurgica, forse meno spezzatino di stili alternati in un’unica canzone, e con l’elemento caldo “dub-reggae digitale” in più. Poco dopo, il disco “Another Sound Is Dying” uscì su scala internazionale con il timbro Ipecac. La garanzia era assicurata.

Ottobre 2010, per la terza volta nel nostro Paese, la band vola ancora sull’onda dell’entusiasmo di quel disco di due anni prima.
I convenuti alla data unica presso il Bitte di Milano, forse fan di quel ragazzaccio americano conosciuto come Mike Patton, vengono investiti dalla furia inventiva del trio, che squarcia il silenzio con cavalcate speed metal, stoccate hard & heavy, cadenze post hardcore, stacchi maniacalmente perfetti, ma soprattutto creando a piene mani atmosfere ovattate tonde e psichedeliche di proprietà intellettuale della Jamaica.

Se ce ne fosse stato bisogno, la band è ancora migliorata rispetto all’ultimo passaggio italiano. I suoni e la resa dei brani è ancora più curata. Il loro lavoro sul palco è sempre una fredda esaltazione controllata da perfezione esecutiva. Basso, chitarra e batteria (con effetti e tastierine) accarezzano e schiaffeggiano tutti ad ondate anomale alte fino al soffitto e con un impatto frontale come pochi. Una vera bomba.

Luca Freddi

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