Epica – Alcatraz, Milano 9 novembre 2008

 

Gli olandesi Epica sono una di quelle band che seguo attentamente sin da quando hanno mosso i primi passi ed è inutile negare che, se in una prima fase l’interesse maggiore era dovuto alla bellezza ed alla bravura della rossa singer Simone Simmons, ho imparato ad apprezzare negli anni la crescita qualitativa della proposta musicale culminata con l’ultimo “The Divine Cospiracy”.
Questa breve, quanto doverosa introduzione mi risulta dovuta in quanto anche dal vivo gli Epica sono finalmente diventati grandi, ma andiamo con ordine.

Ad aprire la serata nel migliore dei modi ci pensano gli Amberian Dawn i quali, capitanati da Heidi Parviainen, strappano numerosi applausi al folto pubblico grazie  ad una proposta musicale convincente (che ricalca il sound della prima era dei Nightwish), ma soprattutto ad una più che professionale prestazione live.

Il forte legame che lega gli Epica all’Italia (cinque date in poco più di un anno sono un qualcosa che va ben al di là delle semplici scelte promozionali) è testimoniato da una numerosa platea (il seguito raggiunto è ormai paragonabile a band del calibro dei Kamelot) che conferma il grande interesse che negli ultimi anni si è sviluppato intorno alla band olandese, la quale ringrazia il caldo pubblico con una prestazione al limite della perfezione.

Sin dalla sontuosa intro, la maturità artistica raggiunta è evidente: Simone ha imparato ad essere la vera regina del palco adattandosi alla perfezione nel ruolo con una gestualità ed una serie di smorfie da grande intrattenitrice e sa inserirsi bene nel muro sonoro eretto dai suoi degni compagni d’avventura. La scaletta proposta è principalmente incentrata sui brani del recente passato della band a conferma del grande successo di “The Divine Cospiracy”, ma anche con piacevoli brani estratti dai primi due dischi della band che, riarrangiati a dovere, donano al contesto una continuità emotiva non indifferente. La sezione ritmica prevede un Ad Sluijter sugli scudi e sempre pronto a dare profondità al sound con ritmiche molto precise che ben si amalgamano al preciso lavoro di Coen Janssen alle tastiere. A differenza delle ultime esibizioni degli Epica alle quali ho assistito anche la prova di Mark Jansen dietro al  microfono è convincente grazie ad un growl decisamente graffiante e cattivo. I tempi sul palco vengono gestiti al meglio e nelle quasi due ore di show trovano posto anche una piacevole, quanto sontuosa, riproposizione della marcia imperiale di Star Wars, nonché una veemente cover di “Crystal Mountain” firmata Death, band da sempre nel cuore di Mark Jansen.

Partendo dalle ottime sfumature cinematografiche di “The Obsessive Devotion” e  passando per le meravigliose atmosfere di “Sensorium” e “Chasing The Dragon”, fino alla conclusiva “Consign To Oblivion” i sei “orange” ci regalano una prestazione memorabile in cui dolcezza, forza e teatralità si trasformano in uno show senza sbavature e ricco di suggestioni.
A conclusione della serata c’è spazio, quindi,  solo per le certezze: i tempi dei timidi esordi sono lontani ed è stupefacente constatare come le buone sensazioni vissute un anno fa durante la prima parte del tour (di supporto ai Sonata Arctica) siano maturate e cresciute attraverso classe, tecnica ed emozioni. Bravi.

Setlist: Indigo, Obsessive Devotion, Sensorium, Chasing The Dragon, Quietus, Cry For The Moon, Solitary Ground, Crystal Mountain, Fools Of Damnation, Seif Al Din, Facade Of Reality, The Phantom Agony, Consign To Oblivion

Marco Ferrari

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