Eric Clapton – Royal Albert Hall, Londra 20 maggio 2011

Se l’Albert Hall cambiasse nome in Royal Eric Hall non ci sarebbe nulla da ridire, tante sono ormai le pagine di storia che legano il musicista alla storica venue londinese. Già sede dello storico album (e video) “24 Nights” del 1991, negli ultimi anni è diventata in pratica residenza fissa per il chitarrista, che dalla reunion con i Cream in poi ha calcato il prestigioso palco decine di volte. Che sia da solo, come questa volta, o insieme all’amico Steve Winwood come accadrà invece dalla prossima settimana, fa poca differenza: Clapton sta vivendo una seconda giovinezza sconvolgente, in cui il periodo “pop” sembra completamente dimenticato, a favore di quello blues, come se nella parte finale della propria carriera sentisse il bisogno fisiologico ed impellente di tornare alle proprie origini.

Inutile dire che questo sia il Clapton migliore possibile, quello per il quale furono tirati fuori paragoni imbarazzanti (God?) e in controtendenza con la musica da lui proposta, storicamente (e prima del rock) quella più apprezzata dal demonio. Angelo o diavolo che sia, Clapton dimostra di avere ancora un fuoco che non fa che aumentare la nostalgia per il periodo a cavallo tra la fine dei sixties e la metà del decennio successivo, del quale oggi non troviamo degni eredi e che ci fa ancora aspettare con ansia tour come questi. Insomma, il discorso è un po’ sempre lo stesso: fra cinque o sei anni gli artisti che sono in giro oggi non potranno più farlo e le nuove leve non sembrano in grado di seguirne le orme.

Ma veniamo alla serata: essendo il tour di supporto ad un album ben diviso tra standard blues e nuove tracce che ne ricalcano gli splendori, la setlist non potrebbe essere più azzeccata di quella di stasera, con la giusta alchimia tra cover e pezzi scritti di proprio pugno. Splendide le versioni di “Hoochie Coochie Man” e “Before You Accuse Me”, come anche il commovente omaggio a Gary Moore e alla sua “Still Got The Blues”. Difficile indicare i momenti migliori, tanta è la qualità di ogni brano e la maestria della (giovane) band che affianca ultimamente Slow Hand, ma di certo tra questi va annoverata un’esecuzione acustica da brividi di “Layla”, che ci ha riportato immediatamente ai tempi dell’unplugged, e una “Nobody Knows You When You’re Down And Out” accolta dalla standing ovation dei presenti.

Qualcuno si aspettava forse di più dal repertorio Cream, ma l’interminabile finale sulle note di “Crossroads” ha finito per mettere d’accordo tutti i presenti. Sperando di vederlo su un palco fino a novant’anni come il suo amico BB King

Setlist:
Key To The Highway – Tell The Truth – Hoochie Coochie Man – Old Love – Tearing Us Apart – Driftin’ – Nobody Knows You When You’re Down And Out – Still Got the Blues – Same Old Blues – When Somebody Thinks You’re Wonderful – Layla – Badge – Wonderful Tonight – Before You Accuse Me – Little Queen of Spades – Cocaine
Encore:
Crossroads

Luca Garrò

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