Evolution Fest 2006 – Toscolano Maderno, 14-16 luglio 2006

Online il report di uno dei festival più attesi dell’anno, ecco cos’hanno da dirci i nostri due inviati. Occhio che in fondo alla pagina c’è il link alle foto, sempre che non le abbiate già viste…Here we go. 

Non è esagerato affermare che l’Evolution Fest sia, ad oggi, il miglior festival metal organizzato in Italia. Una serie di band interessanti, con proposte diverse e molto ben distribuite in scaletta, nessun problema tecnico o organizzativo, tanti stand presenti, possibilità di uscire ed entrare a piacimento dall’area dei concerti, location splendida, prezzo accessibile, campeggio gratuito. Davvero irrealistico pretendere di più.

E i concerti? Inutile descrivere in dettaglio l’esibizione di ognuna delle 31 band presenti, ci limiteremo quindi a delle valutazioni piuttosto generali, iniziando col riconoscere alla ‘vecchia guardia’ (ci riferiamo ad Armored Saint, Death Angel e, in parte, Atheist e Saxon) una capacità di fare spettacolo, suonare e gestire il palco assolutamente sconosciuta ai ‘giovani’. C’è poco da fare e il pubblico, in modo conscio o no, ha percepito la differenza. Per conquistare gli spettatori, a John Bush basta salire sul palco in canottiera, a Dani Filth non sono stati sufficienti anfibioni con zeppa, trucco, abito sadomaso, acconciatura da non morto metropolitano, una serie di pose preparate davanti allo specchio e una lista di insulti ad hoc. Non facciamo l’errore di nasconderci dietro il dito della ‘differenza della proposta’, perché la gente non è cretina, sa riconoscere e apprezzare il musicista sincero o il gesto tecnico quando non gratuito.

Veri mattatori di questo Evolution Fest ’06 sono stati, quindi, Armored Saint e Death Angel. Coinvolgenti, carismatici, scatenati, divertenti, colpiti (ci è sembrato sinceramente) dalla reazione del pubblico, gasati e gasanti. In parole povere, hanno fatto vedere come dev’essere un concerto metal.

Anche Atheist e Sadist escono vincitori, nonostante una proposta non certo per tutti i gusti e dischi non di semplice reperibilità, almeno fino a poco tempo fa. Sono la prova di come il talento viene riconosciuto a prescindere, che sia quello di Tony Choy o di Tommy Talamanca (“patrimonio della musica italiana” come lo ha definito a ragione Trevor). Oltre all’alto profilo tecnico e agli scontati virtuosismi, le due band hanno anche dimostrato di saper tenere il palco, di avere carisma e, in parole povere, di sapere come portare avanti uno spettacolo basato sulla musica.

Subito sotto le teste di serie possiamo inserire gli Eldritch, autori di una prova intelligente quanto muscolare (e ruffiana, con il concerto aperto dall’inno di Mameli) ma curiosamente considerati dall’organizzazione meno seguiti o importanti di band a nostro avviso di caratura ben inferiore, come Tristania, Amon Amarth o Fintroll. Ci si dimentica probabilmente che i nostri sono stati tra i pionieri, non solo in Italia, per un certo tipo di sonorità. La band comunque, con grandissima
umiltà e professionalità, ha dato fondo alle proprie energie, coinvolgendo il pubblico e incendiando l’Evolution.

In tema di sorprese, menzione d’onore per i finnici Korpiklaani, probabilmente la band più divertente del festival. Prendi sei Finlandesi, falli bere e mandali a suonare brani tradizionali su un palco ed ecco uscire quell’attitudine sfrontatamente rock’n’roll che non t’aspetti. Bravi, coinvolgenti, sempre col sorriso sulle labbra e sicuramente stupiti dal seguito italico e dal successo del loro spettacolo.

Lodevoli gli Haggard, in formazione ridotta a ‘soli’ 11 elementi, nel tentativo di instaurare un dialogo col pubblico cercando di parlare il più possibile in Italiano, complimentandosi per la vittoria ai mondiali di calcio con tanto di sbandieramento e suonando brani ispirati a Galileo e Giordano Bruno. Musicalmente perfetti ed eleganti e sul palco inaspettatamente mobili, soprattuto Claudio(chitarra) e Michael (percussioni) nonostante gli spazi angusti del palco.

Bravi i Within Tempation, anche se sicuramente troppo dipendenti dalla figura di Sharon Den Adel. Sia chiaro, il carisma e la voce della ragazza in questione sono fuori discussione e abbiamo apprezzato molto il suo modo fisica di vivere l’esibizione, anni luce distante dallo stereotipo di ‘ragazza-carina-che-canta-in-un-gruppo-gothic’ (Macbeth?). Resta però evidente che, almeno in fase live, gli altri membri del gruppo siano semplici comprimari.

Purtroppo non sono mancanti episodi, purtroppo, negativi. Come i Dark Tranquillity che ormai sono cementati su sé stessi, proponendo sempre lo stesso concerto, dicendo sempre le tesse frasi, suonando sempre nello stesso modo. Per carità, la prestazione offerta è di livello, ma dopo averli visti e rivisti si rimane con l’amaro in bocca. Il brano inedito presentato, esattamente come nell’ultimo mini-tour italico prima dell’uscita di Character, è sembrato fin troppo in linea con le ultime produzioni in studio. Non ce ne vogliano quindi i fan della band se insistiamo a pretendere un concerto non banale da chi ha dimostrato di avere i numeri per farlo.

Anche i Moonspell ci hanno delusi, troppa attenzione a vestiti e mantelli e pochi al pubblico. Non è un mistero che gli ultimi lavori non siano proprio ottimi (per chi scrive, l’ultimo grande disco dei Portoghesi è stato The Butterfly FX) eppure la band ha incentrato la scaletta quasi esclusivamente sul materiale più recente. Se questo è segno che la band indubbiamente ha fiducia nel proprio materiale più recente, dall’altro dimostra una certa miopia ignorando che i brani in cui il pubblico partecipa di più sono Opium e Alma Mater.

Pessimi invece di Cradle Of Filth, ancora una volta si dimostrato insufficienti sotto il profilo live, con un Dani visibilmente ingrassato davvero irritante nel suo continuo e gratuito insultare il pubblico e atteggiarsi a prima donna. Oltretutto il concerto si è incentrato su trovate sceniche inventate e sfruttate fin troppo da gente come i Death SS. Pollice verso.

Fuori da ogni possibile classifica i The Gathering. La band olandese è stata una sorta di raggio di luce in una giornata scura, una nota di colore nel grigio, un ghiacciolo alla frutta in una giornata troppo calda. L’atmosfera sognante e romantica della loro musica ha rappresentato un fortissimo quanto gradito e necessario contrasto rispetto al contesto in cui sono stati inseriti. Anneke e compagni si sono presentati sul palco con vestiti coloratissimi e sorrisi smaglianti spezzando completamente l’atmosfera adrenalinica che aleggiava per la giornata.

Ingiudicabili anche i Saxon. Il tempo con loro è stato implacabile, sono vecchi, suonano sempre le stesse cose e sul palco sono sempre più immobili (fa eccezione Nibbs Carter, almeno fin quando gli reggeranno le vertebre del collo). Il pubblico però è con loro e di certo questi cinque vecchietti non risparmiano energie, facendo tutto quello che è in loro potere per divertire la platea.

Tutte le altre band, per quanto preparate, seguite e amate dai loro fan, non hanno sorpreso, esibendosi così come ci si sarebbe aspettato, senza far strappare capelli a nessuno o disgustare altri.

Ps.: un ringraziamento personale va agli amici di Metallus e Metal Maniacs per l’ospitalità, la compagnia e le sedie.

S.D.N.

 

L’Evolution non è stato davvero niente male. Non c’è stata la stessa affluenza dell’anno scorso forse, ma il festival è filato via bello liscio senza intoppi e con tanti concerti che hanno sempre intrattenuto bene il pubblico. Ottimo il clima e buono il ‘contorno’ con una discreta varietà di stand. Unica nota negativa il fatto che OGNI band abbia dovuto fare commenti riguardo alla nostra vittoria del mondiale, va bene all’inizio ma poi che palle…

Sabato:
Arthemis: non li ho visti.
Nightmare: band francese dedita all’heavy classico. Niente di che. Simpatici e vogliosi di fare ma inutili come la cover finale di Enter Sandman. Giusto un gruppo d’apertura.
Eldritch: non li ho visti, sono andato a mangiare.
Korpiklaani: accolti davvero alla grande, la band folk/metal finlandese si è divertita e diverte alla grande. Sembrano proprio dei mattacchioni che vogliono divertirsi, e il pubblico ha reagito bene. Curioso come le band più acclamate del festival siano state le meno convenzionali (folk/classiche etc etc…)
Haggard: grande successo anche per gli Haggard che nonostante la proposta piuttosto difficile (death metal+musica classica) e l’orario non proprio crepuscolare ha ricevuto molti consensi. Ha pagato l’entusiasmo dimostrato dai musicisti. Davvero un buon concerto.
Tristania: ho visto solo la fine (giro al supermercato) e non sembravano male. Forse alla lunga possono essere pallosi, ma come goth metal sembrava interessante e i due cantanti (maschio+femmina) tenevano bene il palco.
Destruction: contentissimo di vederli per la prima volta, e contentissimo che abbiano piazzato una grandissima scaletta. Oltre a pezzi recenti come Metal Discharge, Nailed To The Cross, Thrash ’till Dead e un paio dall’ultimo Inventor Of Evil hanno fatto proprio TUTTI i miei classici preferiti: Release From Agony, Mad Butcher, Total Desaster, Curse The Gods e Bestial Invasion. Sono solo in tre ma fanno un macello assurdo. E sono pure dei simpaticoni, dato che per tutto il giorno successivo gironzolavano tranquillamente in giro.
Nile: visti poco (cena). Impressionante livello di gutturalità e bordello alla batteria, ma due palle…
Dark Tranquillity: visti poco (cena e poi tribune). Solita ottima prova e forse band più apprezzata della due giorni. Però forse stanno passando troppe volte in Italia e fanno davvero sempre le stesse cose.
Whitin Temptation: bellissima lei, grandissima voce, suonato benissimo e tutto, però madò che sonno allucinante. A parte le chitarre ridotte a zero, lei sarà pure una bomba, ma la scaletta è stata forse un po’ troppo melensa. Il pubblico comunque sembra aver gradito.
Cradle Of Filth: un’altra prova imbarazzante, soprattutto per colpa del barattolo che canta. I musicisti saranno anche buoni, gli album saranno pure divertenti, ma dal vivo il tutto diventa uno strazio. E’ solo una questione di immagine, non si capisce altrimenti perché la gente dia loro corda…soprattutto le ragazze (tra cui anche diverse gran gnocche, c’è da dire…)

Domenica
Kaiser: non visti
Secret Sphere: sentiti un po’ mentre gironzolavo a fare acquisti. Solito prog/power italiano spocchioso e riclicato. Bleah.
Sadist: (spostati perché gli Ensiferum erano bloccati nel traffico) prestazione pppazzesca per una delle band più sottovalutate del mondo. Assurda prestazione tecnica per la band death/progressive, ognuno dei quattro è stato un mostro. Davvero un ottimo concerto che fa ben sperare per il futuro. Forse la proposta musicale è un po’troppo particolare, ma dal vivo è una bomba.
Ensiferum: non visti (pranzo) ma hanno detto che è stato un bel concerto.
Fintroll: un buon concerto per la band folk/death, anche se sembravano un po’ meno sballoni dei cugini Korpiklaani. Non eccezionale, il pubblico comunque ha apprezzato tantissimo.
The Gathering: non li ho seguiti, non voglio neanche parlarne. Anzi ne parlo. Bravissimi e tutto quanto, ma personalmente mi fanno addormentare. Mi paiono la tipica band che è partita col metal per poi fare tutt’altro, apprezzata a dismisura da fan del metal che vedono la loro proposta come qualcosa di geniale e innovativo mentre magari disprezzano a priori i veri re del genere (nel caso dei The Gathering, pop).
Armored Saint: la prima ‘chicca’ del festival, per la prima volta in italia dopo 23 anni la band di John Bush. Buona prova di metallo anni ’80, soprattutto dal cantante e dal bassista Joey Vera. Però la parte più impressionante è stata l’intro registrata con i loro riff più famosi uno di fila all’altro…e questo un po’ fa capire qual è il limite della band.
Atheist: seconda chicca della giornata, gli Atheist nel primo concerto della reunion. Che dire, la proposta è davvero di difficile digeribilità, ma loro sono simpaticissimi e dei veri mostri di tecnica (soprattutto basso-batteria). Menzione d’onore per il bassista sfracellatosi in mezzo al palco per il cedimento di un’asse: il tipo è andato avanti a suonare come se niente fosse per poi trovarsi con una mano estremamente fasciata.
Amon Amarth: i vichingoni sono stati discreti, ma niente di più. Forse un po’ troppo monolitica e ripetitiva la proposta, ma in fondo il pubblico ha avuto quello che voleva.
Moonspell: non visti causa conferenza, hanno detto che hanno picchiato molto, forse troppo.
Death Angel: questa è una grandissima band che ha tutto. Sono belli da vedere tutti insieme, hanno una carica strepitosa, sono tecnicamente incredibili, tengono il palco da dio. Il concerto è stato divertentissimo, ed è un peccato che la band nella sua carriera abbia avuto meno successo di quanto meritasse. Forse perché non ha mai scritto un vero e proprio ‘classico’.
Saxon: hanno spaccato tutto. Concerto perfetto. Scaletta perfetta. Zero errori. Grandissimi suoni Ovviamente poca gente a vederli perché non sono gli Iron Maiden e sono dei vecchi buchi di culo inglesi. Ma signori, che classe, che energia (soprattutto il bassista headbanger folle), che DIVERTIMENTO. E questa, alla fine, è la cosa più importante.

M.B.

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