Fahir Atakoðlu Trio – Casa del Jazz, Roma 24 novembre 2009



Fahir Atakoðlu – pianoforte
Alain Caron – basso elettrico
Horacio “El Negro” Hernandez – batteria

Cosa tirerà fuori dal cilindro Isio Saba e la sua produzione “Around Jazz”? Siamo arrivati, infatti, alla terza ed ultima serata della rassegna “Piano3angle” che ha già proposto il trio di Marcus Roberts (From New Orleans to Harlem) ed, in precedenza, quello di Dag Arnesen (Norwegian Song).
Questa sera, tanto per non smentire la vocazione cosmopolita della Casa del Jazz, abbiamo un simpatico pianista turco, Fahir Atakoðlu, accompagnato dal canadese Alain Caron e dal cubano Horacio “El Negro”
Hernandez.

Per gli intenditori è un’occasione ghiotta per ascoltare una ritmica da sogno e scoprire, almeno per il sottoscritto, un pianista del quale avevo solo letto qualcosa (e piuttosto vago) su “All Around Jazz”.

Ci viene doverosamente spiegato che il trio ha una sola serata alle spalle (il 22 novembre si è esibito all’European Jazz Expo di
Cagliari) e che Alain Caron è arrivato, quasi all’ultimo minuto, a sostituire Matthew Garrison.
Vi annoto questo perchè l’esibizione, piacevolissima, è stata caratterizzata anche da questo clima di ‘prova aperta’, con simpatiche piccole ‘gag’ tra i tre musicisti del tipo: “Adesso suoniamo questo pezzo”, dice Fahir, e accenna il motivo cantandone le prime note. “E’
che Horacio non ricorda bene le melodie” aggiunge. “Non è vero che non ricordo le melodie” risponde “El Negro”, “è sui titoli che mi incasino”. Frattanto Alain deve dispiegare partiture lunghe come un lenzuolo e ci fa capire che tutti questi ‘obbligati’ lo stanno facendo sudare.

Com’è la musica di Fahir? Direi, usando un solo aggettivo, accattivante. Seduto sul bordo estremo dello sgabello sembra quasi un ballerino di flamenco, ci trascina in una musica travolgente che ricorda il sound hispano-latineggiante di Chick Corea. Uso (e un po’
abuso) della scala minore armonica, del modo frigio. Un suono fisico che sa di sudore e passione. Una contaminazione riuscitissima tra temi popolari da Istanbul e blues, tra spunti in 7/8 ed  accenni al funky.
Del resto le collaborazioni di Fahir (vedi il suo CD “Istanbul in
Blue”) sono con musicisti come Mike Stern e Bob Franceschini, gente che non si risparmia, soprattuto nelle situazioni ‘live’.
Di Caron e di El Negro cosa dire più che sono dei grandi? Simpatici, rilassati, si prendono i loro spazi per arricchire una ritmica che ci contagia e ci impone, per tutto il tempo, di saltellare sulle poltrone.

Scorre via in fretta la serata, anche se, personalmente, trovo che sia mancato qualche momento più riflessivo dove avrei voluto ascoltare, che so, un’introduzione del piano solo, uno spazio che lasciasse meglio trasparire le sonorità particolari di questo artista indubbiamente interessante.
Ma probabilmente è una questione di scelte artistiche che avranno le loro ragioni. Sta di fatto che usciamo tutto pienamente appagati e piacevolmente contagiati. Da tenere d’occhio!

Marco Lorenzo Faustini

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