Foo Fighters – Rock In Idrho, Rho (Milano) 15 giugno 2011

Courtesy Of OnStageWeb, Foto Francesco Prandoni

Quella che sulla carta sembrava poter essere la migliore edizione di sempre di Rock In Idrho (il fu Rock In Idro), si è dimostrata assolutamente tale ed all’altezza dei migliori festival europei. Il bill era di quelli da pelle d’oca: una manifestazione che può permettersi di mettere Iggy and The Stooges come pre headliner già fa capire di avere molte cartucce da sparare…

E’ innegabile, il novanta per cento dei presenti era a Rho per i Foo Fighters, ma già alle tre del pomeriggio l’area era gremita di fan, tanto che un gran bel gruppo nostrano come i Ministri hanno suonato di fronte ad un pubblico nutrito (e gasato) e questa, di per sé, è già una bella notizia. Il meglio, tuttavia è iniziato con l’arrivo dei Flogging Molly, band punk folk che ha regalato diverse perle ad una platea che andava pian piano ingigantendosi. La prima vera sorpresa la regalano i Band Of Horses: forte del successo di “Infinite Arms”, la band dimostra di essere una delle realtà migliori che si possano ascoltare dal vivo, in grado di rendere molto bene (in qualche caso anche di migliorare) il lavoro fatto in studio. The Hives sono semplicemente uno dei gruppi più divertenti che si possano vedere su un palco: vestiti, come sempre, in modo strambo hanno completamente rivoltato il parterre, con un’energia tale da far sembrare chi lo aveva calcato in precedenza un novellino alle prime armi. Se forse in studio non sono più sconvolgenti come agli esordi, la forza del gruppo rimangono i live, dove stasera non sono stati secondi davvero a nessuno. Se avessero qualche super hit in più sarebbero tra i migliori di sempre. Chi invece tra i migliori ci sta da diversi anni sono sicuramente i Social Distortion: possono vantare un gran numero di fan, aumentati anche grazie alle sonorità meno spigolose degli ultimi anni, e possono vantare trent’anni di storia che si sono fatti sentire totalmente. “Story Of My Life”, “Don’t Drag Me Down”, “Can’t Take It With You” e la conclusiva cover di “Ring Of Fire” di Johnny Cash hanno mostrato ancora una volta la grandezza di un gruppo partito dal punk ed arrivato ad una maturazione artistica sconvolgente.

Quando on stage salgono finalmente Iggy and The Stooges, l’aria diventa immediatamente più pesante: pur avendo superato tutti le sessanta primavere, la band da ancora l’idea di sporcizia vera, non quella da poser che non sanno cosa voglia dire scrivere un pezzo che disturbi davvero. Iggy fa ancora senso oggi. Le sue movenze, il suo cantato al limite dl sopportabile, sono ancora calci nelle palle della società e soprattutto non sembra recitare una parte. Il gruppo gli tiene testa che è una meraviglia, ma il set deve concludersi anticipatamente per il ritardo accumulato, che rischia di far rimanere i quarantamila presenti bloccati nell’area concerti.

Eccoci infine al momento più atteso: quando Dave Grohl e la band fanno il loro ingresso sul palco, il boato si sente a chilometri di distanza. Il filotto iniziale con “Bridge Burning”, “Rope” e “The Pretender” non stupisce più di tanto, mentre l’arrivo immediato di “My Hero” lascia di stucco i presenti, che pensavano di trovarselo sul finire della serata. Grohl si scusa ripetutamente col pubblico per gli anni d’assenza, ma si farà presto perdonare con una prestazione maiuscola e davvero muscolare. Stranamente per essere ad un festival in Italia, i suoni sono perfetti e le hit si susseguono senza sosta e senza possibilità di respiro: stupiscono particolarmente le improvvisazioni all’interno dei brani, tanto che la band da davvero la sensazione di divertirsi. La sensazione è quella che Grohl e Hawkins, probabilmente fratelli divisi alla nascita, siano riusciti a trasformare i Foos in quello che volevano: in una sorta di nuova versione dei Queen, senza l’imponenza scenica di Freddie Mercury e le armonie di Brian May, ma con la stessa attitudine live che li sta portando ad essere uno dei più grandi act della storia. La cover di “Tie Your Mother Down”, in questo senso, arriva come una conferma della mia sensazione. Che bello pensare che la loro età media non arrivi nemmeno a quarantacinque anni.

FF Setlist: Bridge Burning, Rope, The Pretender, My Hero, Learn To Fly, White Limo, Arlandria, Breakout, Cold Day, I’ll Stick Around, Stacked Actors, Walk, Monkey Wrench, Let It Die, Generator, Times Like These, Young Man Blues, This Is A Call, Best Of You, Skin And Bones, All My Life, Tie Your Mother Down (Queen cover), Everlong.

Luca Garrò

Fotogallery di Nicola Lucchetta

The Hives: si presentano in frac e con movenze da stronzetti inglesi. Accendono per davvero la giornata con un riff dietro l’altro e piazzando in partenza il loro classico “Main Offender”. Solo le prime file perdono la testa ma tutti gli altri sono attenti e apprezzano moltissimo.
Social Distortion: Tutto cuore. Un prestazione da veri reduci, più basata sull’emozione che sull’impatto. Un crescendo continuo tra molti pezzi nuovi (“Machine Gun Blues”, “Bad Luck”) e qualche classico (su tutti “Mommy’s Litte Monster”). Notevoli le coriste, apprezzata tantissimo l’ottima cover di “Ring Of Fire” in chiusura. Pubblico partecipe ma composto.
Iggy and the Stooges: Classica esibizione per il cuore di napalm. Una lezione per tutti i presenti su cosa voglia dire essere una vera rockstar, i ragazzini a bocca aperta. Garage rock a nastro con classici come “Raw Power”, “Search And destroy”, “Gimme Danger”, “No Fun” e “I Wanna Be Your Dog”. Uno dei momenti più belli del concerto, del festival, e in generale di tutte le esibizioni live mai viste: Iggy invita sul palco dei ragazzi dal pubblico, presi dalle prime file per davvero (e non amici del fan club, come spesso si usa). Salgono sul palco una manciata di ragazzini che potrebbero essere suoi nipoti, saltano, cantano e si divertono con lui, senza che nessuno senta il bisogno di fare cazzate pericolose o fastidiose. Una delle cose più belle mai viste.
Foo Fighters: Come si usa dire in gergo concertistico: i Foo Fighters hanno spaccato il culo ai passeri. Saliti sul palco con la consapevolezza dei grandi, dopo un’ assenza durata più di un lustro hanno ricevuto un’ accoglienza da trionfatori. Dave Grohl protagonista totale, sinceramente commosso ed esaltato, ha dato il 100% urlando e suonando come un matto. Gli altri tutti gregari sullo sfondo, a parte il batterista Taylor Hawkins, pure lui animale da palcoscenico. Diversi sassi dall’ultimo disco, tra cui “White Limo”, che ha causato l’unico vero pogo diffuso della giornata e poi tutti i loro classici. “Learn To Fly”, “Times Like These”, “Breakout”, “My Hero”, “Best Of You”, pure pezzi degli esordi come “Monkey Wrench” e una “Stacked Actors” tirata a mille al limite del metal. Chiusura da infarto con “All My Life”, la cover da lacrime di “Tie Your Mother Down” (cantata dal batterista) e l’obbligatoria “Everlong”. I più velenosi notano che gli anni passati dall’ultimo passaggio in Italia si sentono, ma sarebbe da pazzi lamentarsi di un concerto di due ore, suonato senza pause (Grohl ci tiene a sottolineare quanto sia ridicolo il teatrino dei bis), e con tutta l’energia possibile. Ok, i Foo Fighters sono l’espressione più alta del rock di MTv, le loro canzoni non raccontano praticamente nulla e il suono delle loro chitarre non ti pettina l’intestino; però tutto il cuore che Dave e soci ci mettono è fuori discussione e lo spettacolo che hanno offerto è ormai merce rara. Campioni.
Fans in visibilio, tempo ottimo, nessun intoppo nella scaletta, suoni davvero ottimi (anche se non a volume esagerato – oppure siamo noi che siamo ormai vecchi e sordi). Un festival davvero di successo, il cui unico limite è legato all’ Arena Concerti di Rho, che mostra tutte le grane quando è ora di partire verso casa.

Marco Brambilla

Ministri Fuori Tour 2011 Mtv Days

Risottolineamo quanto già detto in precedenza: “i Foo Fighters hanno spaccato il culo ai passeri” e “Che bello pensare che la loro età media non arrivi nemmeno a quarantacinque anni”. Però detto tra noi, cosa che in molti difficilmente ammetteranno: Grohl con la voce non ha fatto un gran lavoro. Musicalmente sono i numeri uno, ok; “Voglio vederti ad urlare, correre, saltare per due ore di fila, brutto ciccione”, ok; però resta il fatto che molti brani li ha cantati in maniera così così, soprattutto nella prima metà dello show.
Detto questo, la palma dei migliori della serata va a The Hives e Iggy And The Stooges. Gli svedesi sono bellissimi: si presentano in frac e cappello a cilindro, distorsioni a palla e già all’inizio ti piazzano bombe atomiche come Main Offender e Die All Right. Howlin’ Pelle Almqvist è il frontman più cool degli ultimi dieci anni e (insieme al batterista) il vero motore della band scandinava: fico (dicono le donne), strafottente (“il mio italiano è migliore di quello di molti presenti”) ed è il primo della giornata a varcare l’immaginario confine tra band e fan, andando ad abbracciare il pubblico già al secondo pezzo. Best band evah.
Iggy Pop invece è, insieme a Henry Rollins e Jello Biafra, l’icona del punk hardcore: fa parte di quel gruppetto di persone che potrebbe prendere tutti i punkettini e i metalcorini, impacchettarli e mandarli con un viaggio sola andata in Siberia. Arrivare a 65 anni e spaccare ancora, comportandosi come quando di anni ne aveva 20 (ondeggiare con il corpo, dimenarsi, urlare) è cosa che ti fa capire che il carisma e la classe sono qualità che in pochissimi possono avere. E l’alchimia con i The Stooges ricorda molto quella di Springsteen con la E Street Band: un insieme di musicisti non eccelsi ma che, insieme, diventano un vero e proprio ensemble da brividi.
Brevemente sugli altri gruppi: i Social Distortion restano una gran band, ma l’impressione è che due anni prima, sempre al Rock In Idro, fossero più carichi. I Flogging Molly vanno bene così: divertentissimi e la perfetta colonna sonora per una festa Irish Style. I Ministri confermano di essere tra i nomi più validi della scena alternativa italiana e, al contrario di molti, già capace di gestire i grandi palchi e le folle oceaniche.
Ah, e i Band Of Horses? Loro sono una band stupenda, niente da dire, però il fatto che fossero la pecorella nera di una giornata ad altissimo voltaggio non ha particolarmente giovato alla loro proposta.

Nicola Lucchetta

foo fighters credits Francesco Prandoni OnStageWeb
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