Franz Ferdinand, Mediolanum Forum di Assago (Milano) 3 aprile 2014

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I Franz Ferdinand si sono esibiti il 3 aprile 2014 al Mediolanum Forum di Assago (Milano) per il loro primo concerto italiano dell’anno. La band di Alex Kapranos è una delle poche a rendere facile la vita dei loro fan. Sono sempre loro, da sempre, e la loro energia cresce di pari passo con la loro voglia di divertisti sul palco. Tour dopo tour, una continua garanzia.

Nessuna sorpresa che anche questo show sia sold out, anche se con il secondo anello chiuso. Al concerto dei Franz Ferdinand non si va solo in qualità di fan, con la maglietta dei precedenti tour, a cantare le canzoni a memoria. Si va per ballare e saltare, si va per muovere il culo! A voler essere poco seri si potrebbe immaginare un esercito di Beavis e Butthead, intenti a saltare e twerkare (sì, loro lo facevano già in tempi non sospetti, con addosso le magliette dei Metallica e degli AC/DC). E qui perdonatemi la pausa, ma il video devo postarlo:


Si potrebbe comprare il biglietto a scatola chiusa, senza conoscere neanche una nota dell’intera discografia, eppure ci si divertirebbe in maniera spudorata. Fin dall’arrivo dei quattro scozzesi sul palco, alle 21.30 precise, il pubblico fa sentire tutto il suo calore con un boato che di fatto è durato tutto il concerto. Anche la band è carica, saltellano come grilli e alzano le braccia al cielo ad ogni occasione. Si inizia con “Bullet”, ma nonostante la partenza a cannone si nota subito come i suoni siano pasticciati, in perfetta tradizione “Forum d’Assago”. Con “The Dark of the Matinée” la voce di Kapranos giunge più potente, nonostante i decibel prodotti dalle corde vocali della platea siano sovrastanti. E’ una partita di tennis: l’energia dei Franz dà uno scossone al pubblico, che si dimena e canta senza alcun freno inibitore, riuscendo a divertire i musicisti sul palco, i quali a loro volta non riescono a subordinare l’entusiasmo. Fomentati dal circolo vizioso (e virtuoso) procedono con la setlist con passo disinvolto, concedendosi imprecisioni difficilmente imputabili alla scarsa forma, quanto piuttosto ad una precisa coda di priorità in cui l’impeccabilità non sta in testa. Così è molto probabile che il piccolo pasticcio durante l’assolo di “Take Me Out”, iconico e insensatamente nostalgico, sia stato memorizzato solo da chi ha il compito e il piacere di scrivere qualche riga sulla serata. Per tutti gli altri ricordarlo sarebbe diabolico.
I singoli estratti dall’ultimo album, “Right Thoughts, Right Words, Right Action”, sono incredibilmente trascinanti dal vivo e si delineano già come futuri pezzi da novanta fissi in scaletta. “Evil Eye” è di un’efficacia disarmante, pensata e scritta per essere squinzagliata live. Sorte simile per “Love Illumination” e “Right Actions”, ma il vero brano catalizzatore di ogni impulso è “Ousiders”. Durante la traccia finale del secondo album, “You Could Have It So Much Better”, Alex Kapranos sale sulla scala composta da enormi cubi bianchi e osserva il resto della band impugnare le bacchette e assalire la batteria di Paul Thomson. Seguendo un copione che dal vivo viene consapevolmente scambiato per reazione spontanea, Kapranos non resiste e si unisce ai compagni in un rito intorno alle pelli, ulteriore detonazione per il pubblico.

Il bis è più lungo del previsto, ben cinque pezzi a concludere una serata eccezionale, la cui immagine più bella, per chi ha avuto la fortuna e la sfortuna di essere in tribuna stampa, è quella che giunge dalle retrovie del parterre. Giovani coppie che usano lo spazio lasciato libero dal generoso sold out per ballare una sorta di rock and roll acrobatico, scoordinato e appassionato, vero emblema dell’effetto Franz Ferdinand.

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