Giorgio Moroder Milano: il dj set del 17 maggio 2014 al Wired Next Fest

Lunga premessa, necessaria per capire quanto scriverò più sotto sulla presenza di Giorgio Moroder (per comodità abbreviato in DIO da qui in avanti) come ospite speciale del Wired Next Fest, la rassegna organizzata dalla nota rivista di tecnologia presso i Giardini Montanelli di Milano. Per chi scrive, DIO può essere annoverato tra i musicisti italiani più importanti, se non il più importante, a livello internazionale. Anche perché, tra quelli in vita, non è che ci sia tutta sta concorrenza…toh, Ennio Morricone, ma là siamo a dei livelli che superano lo scibile umano. [Cover Story Credits]

Perché questa sparata? Perché si parla comunque di un DIO che si è portato a casa quattro Grammy quattro, tre Oscar tre e ha venduto non si sa quante decine di milioni di copie, se ci mettiamo a considerare i brani che lo hanno visto nel ruolo di produttore (e si parla di robine da niente come “Hot Stuff”, “Call Me”, “Take My Breath Away”, “What A Feelin'” e brani “minori” ma clamorosi come “Push It To The Limit”). In più, cosa non da meno, ha praticamente rivoltato come un calzino la disco music con il genio, i sintetizzatori (e Donna Summer), gettando le basi al successo di non si sa quanti artisti da tre decenni a sta parte. E, tanto per aggiungere un po’ di sticazzi al curriculum, ha lavorato assieme ad artisti da niente come David Bowie, Queen e Led Zeppelin.

Tutto sto pastone introduttivo per dire cosa? Che DIO (da qui in poi chiamato Giorgio Moroder) è ormai arrivato ad un punto di intoccabilità tale da fargli perdonare quei piccoli incidenti di percorso avvenuti nel 2013. Che poi sono due, e riguardano entrambi quei francesi col casco di cui, per cortesia, non ditemi il nome che altrimenti volano schiaffi ed insulti aggratis. Il primo è il fatto di averlo coinvolto nel loro ultimo lavoro “Get Luck..” ehm “Random Access Memories”, in un pezzo da dimenticare come “Giorgio By Moroder” (che se non fosse per l’intro LEGGENDARIO sarebbe ben poca cosa). Il secondo è, grazie a questo meritatissimo ritorno alle luci della ribalta, l’aver fatto diventare tutti superespertoni del suo repertorio, quando fino ad inizio 2013 una grossa fetta di gente manco sapeva che la colonna sonora de “La Storia Infinita” era uscita dalla sua crapa.

Il raduno dei Moroderiani dell’ultima ora si è tenuto proprio ieri sera in un’area del grande parco situato a due passi dalla stazione centrale che, secondo stime di Wired, è stato invaso da circa 25000 persone. Niente da dire sull’organizzazione del pre-dj set: bei panel (anzi, grazie di avermi fatto rivalutare in positivo la figura di Stefano Feltri, caporedattore economico del Fatto Quotidiano), ottima pianificazione dell’area, se non fosse stato per la protesta dei tassisti (sui quali ci sarebbe da scrivere un trattato) tempi rispettati al minuto e perfetta la scelta di Daniele Baldelli (figura storica dei dj nazionali) per scaldare il numeroso pubblico.

Peccato per tutte le cose avvenute dalle 23.00 in avanti. Forse i die hard fan erano tutti davanti, ma da una ventina di metri dal palco in poi l’interesse per l’esibizione era pari a zero: chiacchiericcio diffuso, viavai di gente, il tutto penalizzato da un soundsystem non tarato per la (molto probabilmente imprevista) mole di gente accorsa. Una situazione grottesca al punto che, se sul palco ci fosse stato un cartonato di Giorgio Moroder e fosse stato riprodotto un file audio dei suoi successi mixato con Garage Band, non se ne sarebbe accorto nessuno. Sul DJ Set niente da dire: uno con il repertorio di Giorgio Moroder può fare quello che vuole che tanto ha ragione a prescindere. Si può discutere però su una sfumatura non da poco: la scelta di proporre prevalentemente i brani con un remix moderno, che in alcuni casi funziona (l’iniziale “Love To Love You Baby” è stata una bomba) ma in altri anche no (terribile l’aver letteralmente stravolto un classico come “Take My Breath Away”).

Luci e ombre: ecco come può essere definito l’attesissimo DJ Set di Giorgio Moroder al Wired Next Fest. Un evento dall’altissimo potenziale “sgonfiato” da una serie di circostanze, non riguardanti l’artista in sé, che hanno reso il tutto una parziale delusione. Il suggerimento per la prossima volta è quello di fare un evento a pagamento in una location più intima: con il senno di poi, uno show “per pochi intimi” all’interno del principale Red Dome avrebbe avuto le carte in regola per entrare negli annali.

PS: David Guetta puppa.


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