Glasvegas – Magazzini Generali, Milano 12 maggio 2009

 

I Glasvegas hanno concluso martedì, con un sold out ai Magazzini Generali di Milano (per l’’occasione in versione subtropicale), il loro primo mini-tour italiano, dopo aver registrato il tutto esaurito anche a Roma e Ravenna.
Che i quattro ragazzi di Glasgow apprezzino l’Italia è chiaro ancor prima che impugnino gli strumenti. Peccato però, che possano apprezzarlo in pochi: diciamo principalmente la ventina di persone accomodate nel cortiletto dell’Item, locale adiacente ai Magazzini, che riescono ad assistere all’assolo di fusilli al pomodoro e basilico di James e compagni.

Il resto dei partecipanti al concerto, invece, deve attendere ben oltre la metà del live per accorgersi che la band è arrivata dalla Scozia con una voglia genuina di entrare nel cuore del (sempre) difficile pubblico milanese. L’inizio della performance (“Geraldine”), infatti, risulta tiepido nonostante l’inconfondibile wall of sound innalzato da Paul e Rab (basso e chitarra) faccia di tutto per spettinare quelli delle prime file. I brani si susseguono per mezz’ora con ottimo ritmo, proprio come nel disco, ma senza troppa convinzione.

La pausa, però, sembra risvegliare sia la band che il pubblico dei Magazzini, annebbiato almeno quanto la batteria di Caroline, incapace di valorizzare il groove che James Allan cerca di trasmettere con la sua voce potente e così fortemente connotata (solo il suo accento fumoso come i sobborghi di Glasgow vale il prezzo del biglietto). Ecco allora che una commovente “Ice Cream Van” apre un climax finale (e finalmente) che porterà, passando da un pezzo dalla carica incredibile come “Go Square Go”, ad una chiusura epica e toccante, che fa venir voglia di strapparsi la gola per provare a cantarla: il singolo “Daddy’s Gone”.

Rimandati a settembre, insomma, i Glasvegas, protagonisti di una prova sicuramente convincente, ma forse priva di quelle vibrazioni che il disco mi aveva sicuramente regalato.
Due parole le merita, infine, la support band, i toscani TooMuchBlonde: grazie, e arrivederci.

Grazie ad Alessandro Camaioni

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