Gods Of Metal 2007 part 2 – Idroscalo, Milano 30 giugno 2007


Seconda parte per un Gods Of Metal che resterà nella storia. L’esibizione di Ozzy Osbourne sul palco del festival è stato uno di quegli eventi da ricordare per sempre. Una di quelle icone della musica rock, che hanno contribuito a creare la storia della musica sin dalla fine degli anni sessanta, che non possono essere sconosciute a nessuno, capace ancora di entusiasmare e di commuovere una folla immensa (15/20mila?), convenuta all’Idroscalo per testimoniare il proprio affetto al Principe delle Tenebre.
Quello che segue è un report il più oggettivo possibile, nei prossimi giorni arricchiremo la situazione con delle reviews estremamente soggettive e fastidiose (che troverete sotto questo primo pezzo), dato che al GoM c’era quasi mezza redazione di Outune.

 

Siamo entrati in zona concerti quando gli Slowmotion Apocalypse concludevano il loro set con la cover di “Be Quick Or Be Dead” insieme a GL Perotti. Da quel poco che abbiamo visto e sentito il pubblico ha apprezzato.
I Deathstars hanno attaccato il loro dark rock (oppure depeche-rock a scelta) debitore di Rammstein e Depeche quando cominciava a fare molto caldo. Nonostante questo la loro prestazione è stata onesta, non eccessivamente coinvolgente ma sufficiente a scaldare le fans presenti.
I Sadist, verso l’ora di pranzo, hanno rovesciato sull’audience una dose massiccia di growl e death tecnico, dimostrando di essere in un periodo d’oro. Il pubblico li ha supportati dall’inizio alla fine, giunta con “Sometimes They Come Back” tratto dall’ottimo “Above The Light” del 1993. Da segnalare l’ottima prestazione del colossale Trevor Traverso dietro il microfono, screamer o growler a seconda della necessità.
Toccava ora ai Type O Negative. Le ultime notizie provenienti dagli show tenuti in Inghilterra non parlavano esattamente di una band al top, ma nonostante tutto la prestazione fornita dai quattro è stata più che sufficiente. Pete Steele e compagni hanno pescato dall’ultimo disco i due brani più prolissi (qualche sbadiglio c’è stato), mentre sono andati sul sicuro con la schizzata “We Hate Everyone” e “Black No.1″ che ha chiuso il set.
C’erano diversi supporter per i Black Label Society, gruppo guidato da Zakk Wylde che si sarebbe esibito nuovamente poche ore dopo insieme all’headliner Ozzy Osbourne. Il gruppo ha risposto alle aspettative dei fedelissimi, che non hanno smesso un secondo di incitarli, proponendo diversi pezzi da “Shot To Hell” dell’anno scorso, suonando solo “Bleed For Me” dal disco che li lanciò “1919 Eternal”. Scelta discutibile, che non ha tuttavia pregiudicato la resa dei Nostri.

Si comincia a salire verso l’alto alle 17:30, quando Dave Mustaine riporta i Megadeth in Italia dopo due anni. Forti di un nuovo disco che è piaciuto quasi a tutti (tranne che a due fans devoti alla band da sempre presenti su questo sito che non hanno gradito), Megadave ha offerto una prestazione veramente grandiosa. Dei compagni di merende ci sentiamo solo di pregare a qualcuno del gruppo di dire a Shawn Drover, batterista, che dovrebbe rischiare qualcosina di più e che non è il pupazzetto della Duracell che tiene solo il tempo. A parte questa nota di colore (fino a un certo punto, perchè comunque alcuni classici diventano così troppo lineari e perdono identità), il pollice è su per il gruppo del Roscio, che fa un pieno di consensi da un pubblico entusiasta che era lì sostanzialmente per i pezzi storici rispetto agli anonimi e piattissimi nuovi brani.

C’hanno raccontato tante cose sul finire degli anni novanta e a inizio duemila. Del tipo che ‘Nu Metal Is Not Metal’ (striscione al GoM 2002), che troppi gruppi seguivano il carrozzone, che non sarebbe rimasto nessuno dell’ondata nu/crossover/poser se preferite, che travolse la scena appunto qualche tempo fa.
Alcune cose si sono rivelate vere, altre palle colossali. Vero che sono rimasti pochissimi (quelli buoni davvero), e che buona parte di chi che odiava il ‘nu’ metal era oggi in delirio per Jonathan Davis e soci. I Korn hanno stregato nuovamente la platea, a un solo anno di distanza dalla loro precedente apparizione al Gods. Questa volta con Joey Jordison dietro le pelli (che a conti fatti poteva suonare anche prima coi Megadeth già che c’era…), il gruppo ha piazzato una hit dietro l’altra, presentando anche “Evolution”, nuovo pezzo dall’imminente new release della band (speriamo migliore dell’ultima scialba fatica discografica!). “Falling Away From Me”, “Good God”, “Blind”, “Freak On A Leash”, “Somebody Someone” e “Twisted Transistor”, solo per citarne alcuni, non hanno fatto prigionieri, in un’ora e mezza di set che ha davvero impressionato.

Non c’è molto altro da dire invece su Ozzy, visto come abbiamo iniziato il pezzo. Oltre a far partire i cori ben prima dell’inizio effettivo del concerto, oltre alla secchiate d’acqua lanciate su se stesso e pubblico, oltre alle risate e ai ringraziamenti sentiti fatti alla platea, c’è la parte musicale, in cui il singer non ha affatto deluso. Deliri vari su “Bark At The Moon”, “Mr. Crowley”, “War Pigs” e via dicendo (guardate la setlist per capirlo da soli), per un’ora e quarantacinque di storia arrivate da un sessantenne che è già morto e risorto più volte. Grazie ancora Ozzy, non sei tu a dover ringraziare noi, ma noi a ringraziare te per tutto ciò che hai fatto per noi (anche questa sera!) e per la musica che amiamo. Make some fuckin’ noooooise!

 

Type O Negative Setlist: Magical Mistery Tour – We Hate Everyone – The Profits Of Doom – Christian Woman – These Three Things – Black N°1

Megadeth Setlist: Sleepwalker – Take no prisoners – Wake up dead – Skin o’ my teeth – Gears of war – She-wolf – Hangar 18 – Washington is next – Tornado of souls – Reckoning Day – Peace sells – Never walk alone…A call to arms – A tout le monde – Symphony of destruction – Holy wars/Mechanix/The punishment due.

Ozzy Osbourne Setlist: Bark at the moon – Mr. Crowley – Not goin’ away – War pigs – Believer – Road to nowhere – Suicide solution – Gtr solo – I don’t know – Here for you – No more tears – I don’t wanna change the world – Mama, I’m coming home – Crazy train – Paranoid.

Some photos powered by Metallus.it, others by L.N.

Testa  vuota, ossa rotte.

Una giornata strana, questo 30 giugno. Se sotto il profilo umano e del divertimento non si poteva sperare in meglio, sotto quello musicale ci sono più di una delusione. Vado con ordine. Escludendo i Sadist (che pure hanno iniziato non benissimo, caricandosi pian piano), il primo vero concerto è stato quello dei Megadeth. Prima di loro solo gruppi che hanno svolto il compitino. Ci sono le attenuanti, tipo i problemi di salute di Pete Steele (vederlo bere solo gatorade e acqua fa capire molte cose), tipo Wylde che risparmia le forze per l’esibizione al fianco di Ozzy, ma davvero non c’è stato da gridare al miracolo.
Nemmeno i Megadeth sono stati poi questa manna dal cielo, se il rosso e Lomenzo al basso hanno brillato, lo stesso si può dirlo degli altri due compagni di merende. Un batterista che si conferma ridicolo, questa volta non gli basta aver semplificato i brani, deve anche sbagliare quasi tutti gli attacchi inseguendo spesso il resto del gruppo. Il chitarrista è solo mediocre, ha cambiato assoli e filler non riuscendo comunque ad eseguirli. In più i drammatici brani nuovi, al cui confronto il materiale datato, pur suonato malissimo, è sempre oro. Fortunatamente non si è verificato l’evento da molti temuto, ovvero il duetto Scabbia-Mustaine sulla nuova orrenda versione di A Tout Le Monde. Resta la domanda: possibile che Dave abbia litigato con TUTTI i chitarristi e i batteristi decenti?
I Korn, invece, danno lezione di professionalità. Salgono sul palco in centoventi, due batterie, un percussionista-corista e un tastierista. Fanno un casino della madonna, con suoni spettacolari e con un Jonathan Davis, come sempre, molto sopra le righe. Sappiamo che tutta quella gente non serve, ma chissene fotte?
E poi, e poi c’è lui. I Korn per far andare in brodo di giuggiole il pubblico devono essere in mille sul palco, Lui può anche restare nascosto e dire una cazzata al microfono, ridere, urlare poi un “LAUDAAAAAAAA!!!!”. Quando poi sale sul palco, lì, sotto i suoi piedi, si scatena l’apocalisse. Poi, servirà solo annunciare War Pig per far tremare le fondamenta della terra. Questo è Ozzy. Vecchio, con una discreta panza (anche se ci è sembrato più in forma che nel ’98), ma sempre scemo col botto. Fra l’altro l’alchimia all’interno della band, soprattutto tra Lui, Bordin e Wylde sembra perfetta, i nostri ridono, scherzano, si prendono in giro e fanno i guappi.
Avremmo gradito un solo meno prolisso da parte di Zakk, ma probabilmente era l’ora del diuretico del Principe delle Tenebre.
Una giornata quindi moscia rimessa in carreggiata da Korn e Ozzy. Nota a margine sulla location, a mio avviso insufficiente e con un’unica doccia (in realtà un rubinetto ad altezza ginocchio…).
Baci ai pupi.

S.D.N.

Grande edizione questa del Gods. Location abbastanza assurda (un sacco di ombra, ok, ma una zona concerto un po’ striminzita), sempre più troie in giro, gruppi sempre più vecchi e che sempre meno ce la fanno a durare per tutta l’esibizone, in totale meno di quanto promettesse il menu ma comunque tanto, tantissimo divertimento.
DEATHSTARS
Froci, frocissimi. Il genere e le movenze degli svedesi non sono adatte per un open air, il tipo di cantato a volte è inudibile dal vivo, ma i ragazzi ci sanno fare. Molto buono per chi conosceva il disco, un po’ tutto troppo uguale per tutti gli altri. Da notare come una band così al gods avrebbe preso bottiglie di vetro fino neanche a troppo tempo fa.
TYPE O NEGATIVE
Grande scaletta per il pur poco tempo a disposizione. Band cazzona, suoni esagerati come sempre. Non me ne frega un cazzo se Pete non ha suonato il basso con il vino, se si sedeva spesso vicino alla batteria, se suonava con una mano sola e quasi a caso. Hanno cantato bene e hanno offerto una summa di tutti i loro stili. Qualcuno si lamentava perchè sembravano troppo scazzati e i pezzi sembravano tutti uguali. Palle, i Type sono così e basta. Pete e Josh stanno sulle loro, Johnny e Kenny si sono spaccati (soprattutto il chitarrista).
BLACK LABEL SOCIETY
Scaletta che ancora una volta poteva essere migliore, suoni ancora una volta appena decenti, ancora una volta troppi assoli chiassosi, ancora troppe perdite di tempo, ancora troppi brindisi e brodo allungato. Fanculo, è Zakk e lui può. Ormai è perso nel suo mondo fatto di birra, distorsioni allucinanti e rispetto mafioso. Alla lunga stanca, però non andrei mai a dirglielo in faccia.
MEGADETH
Concerto della madonna. Hanno suonato senza batterista. Non me ne frega un cazzo. Il chitarrista sembra Jimmy Ghione con la parrucca. Non me ne frega un cazzo. Paragonare i riff dei pezzi nuovi con i classici è come paragonare una bambola gonfiabile a Jenna Jameson. Non me ne frega un cazzo. Stare ad un concerto a contare se il batterista prende tutte le note è da froci, Megadave era in formissima (lo stronzo sembra ringiovanire) e ha preso il pubblico come nessuno fino a quel momento. Grande scaletta piena di Rust in Peace, i bimbi delle prime file avevano la mascella a terra per quel rosso sconosciuto sparariff.
KORN
Il concerto dei Korn ha spaccato ancora di più tutti i culi. Il limite più grande è stato il fatto che a suonare fossero i Korn. Cantate in formissima, il batterista degli Slipknot ha spinto un casino, gli inutili gragari di contorno pure hanno fatto la loro parte. Tutti i pezzi sono uguali, fare urlare fuck al pubblico è fuori moda dal 1998 ma almeno con loro saltava tutto il pubblico. Buono che dopo ormai tre album irrilevanti siano almeno una garanzia dal vivo.
OZZY OSBOURNE
Inutile ripetere quello che hanno detto e diranno tutti. Classici, Zakk, secchi d’acqua…Era un concerto atteso da troppo tempo e la speranza è stata riaccesa dall’ultimo buon album. Solo una cosa: è stato splendido vedere Ozzy DAVVERO felice e contento divertirsi come un cretino. Però ha deto LAUDAAAAAAAA troppe poche volte.

M.B.

 

Ho atteso più di 10 lunghi anni di vedere Ozzy Osbourne dal vivo, quindi l’interminabile e noiosa giornata di sabato 30 giugno mi è parsa scorrere via senza intoppo alcuno. I soli Korn hanno portato un po’ di vita ad un pomeriggio che, visti i nomi, non avrebbe dovuto essere avaro di emozioni, ma che in realtà si è rivelato davvero pessimo.
Basta invece solo che Ozzy, ancora dietro le quinte, con un microfono inciti il pubblico con la sua classica risata per scatenare l’inferno. Gente che era in bagno esce in qualche modo, chi mangia lancia istintivamente a terra panini e bibite per correre verso il palco: la devozione per quest’uomo è qualcosa di inimmaginabile (e non può che essere così). La salita del gruppo sul palco fa iniziare quel pogo furioso e senza regole (purtroppo) per cui siamo conosciuti in mezza europa e l’ingresso di Ozzy non può che far peggiorare la situazione. Si fatica a stare in piedi, più volte rischio di baciare il terreno sottostante, ma l’inizio dello show con “Bark At The Moon” mi ripaga già di tutte le botte prese e mi fa finire nel mezzo di un vortice umano nel quale ormai sono convinto sia bello anche morire.
Da qui in poi sarà un concentrato senza fine di emozioni: “Mr. Crowley” è la seconda di un numero imprecisato di perle che il Mad Man ci regala; la cosa che più colpisce è che è proprio come l’iconografia classica ce l’ha sempre mostrato: pazzo, ma anche voglioso, sorridente e davvero in forma (nonostante una pancetta mai vista prima). Ci sono i secchi d’acqua, l’idrante e, quando ci mostra il culo, capiamo che manca solo l’alcool, a dimostrazione del fatto che, forse, se ne è liberato davvero per sempre. La serata permette di rifarsi anche al grandioso Zakk Wild, che nel pomeriggio aveva un po’ annoiato con i suoi Black Label Society: gran parte della scaletta presenta pezzi del suo ormai lungo periodo accanto ad Ozzy e per tutta la serata il suo apporto sarà imprescindibile.
Rispetto alle altre date europee, la vera sorpresa è costituita da War Pigs durante la quale, in un delirio totale di onnipotenza, mi sembra perfino di veder spuntare due baffi tra la folla…No, quello avverrà l’anno prossimo.
Le scuse, sentite, per la lunga assenza dall’Italia unite alla promessa di un ritorno imminente, ci fanno sentire ancora più piccoli di fronte ad uno degli artisti più influenti della storia della musica moderna.
Grazie Ozzy, avevi anche giurato che non avresti più suonato Paranoid ed invece…

L.G.

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