Goldfrapp, il report del concerto al Sexto’Nplugged dell’11 luglio 2014

goldfrapp-report-concerto-sextonplugged-11-luglio-2014

Sarà per la sua natura di luogo di confine tra Italia e Slovenia, Veneto e Friuli, provincia di Venezia e di Pordenone, sarà per l’atmosfera cinematografica che caratterizza questo paesino di poco più di 6.000 anime o più probabilmente per entrambe le cose, ma Sesto al Reghena (PN) pare proprio il luogo ideale per assistere ad un concerto dei Goldfrapp, in tour con il loro ultimo meraviglioso lavoro “Tales of Us” (9 settembre 2013, Mute Records).

L’atmosfera al Sexto’Nplugged, il festival che da anni tra giugno e luglio accende la vita del paesino friulano, è rilassata e una luna quasi piena illumina la splendida cornice della piazza dell’Abbazia di S. Maria in Sylvis, dove tutto è pronto per ospitare Alison Goldfrapp e soci, reduci dai prestigiosi appuntamenti di Glastonbury e del Montreux Jazz Festival: il piccolo palco montato ai piedi della torre campanile e un’ordinata schiera di indesiderabili sedie approntate per l’occasione. Sì, “Tales of Us” è un album intimo, delicato, evocativo, ma è difficile pensare che i Nostri se ne vadano senza aver piazzato in scaletta una “Thea”, una “Strict Machine” o affini, pezzi sui quali è ancor meno immaginabile che il pubblico desideri rimanere acquattato su una comoda seggiola piuttosto che lasciar partire la gambetta e godersi la serata.

Tuttavia, il colpo d’occhio sulla piazza è davvero suggestivo e la magia inizia prima ancora della musica, con i Goldfrapp che non proprio puntuali (l’inizio del live fissato per le 21 scivola inesorabilmente alle 22.30), guadagnano il palco scendendo dalla scalinata di quella che una volta era la residenza degli abati. Total black per Alison, la band – sono in sei sul palco (voce, chitarra, basso/contrabbasso, batteria, synth e violino/synth/mandolino) – e la sezione d’archi che li accompagna, i quali senza indugi attaccano con “Jo” un live che sarà dedicato interamente nella prima parte ai pezzi del nuovo lavoro, per poi shiftare sulle sonorità electro dei successi del duo Goldfrapp-Gregory.

“Drew”, “Stranger”, “Alvar”, il singolo “Annabel” e “Clay”, tutte da “Tales of Us”, delle perle per scrittura e arrangiamenti, suonate oltretutto egregiamente dal vivo, ottengono, non si capisce perché, un tiepido apprezzamento da parte del pubblico del Sexto’Nplugged; persino Alison, impeccabile nonostante la non più giovanissima età, vagamente sconcertata, a un certo punto chiede: «Quanti di voi vivono qui?», si alza una sola timida manina, «Ah, ecco perché siete così calmi!». E ha ragione, dai, fanculo le 5 ore di viaggio su una A4 costellata di incidenti e lavori in corso, stiamo parlando dei Goldfrapp, sono qui, stanno suonando per noi! Certo, un appunto va fatto: i volumi bassi non agevolano la fruizione del concerto, un conto è voler esagerare, ben altro è desiderare che un live offra quel coinvolgimento fisico (onde sonore che si propagano nell’aere, bassi che scorrono lungo il terreno facendosi sentire nel basso ventre, ecc.) che non si può ricavare dall’ascolto su un qualsiasi supporto.

Un tot di decibel in più non avrebbe guastato, soprattutto nella seconda fase del live, quella dedicata ai singoli e dalle atmosfere più danzerecce, alla quale i Goldfrapp ci conducono sapientemente attraverso le sonorità morbidamente sintetiche di “Yellow Halo”, che lievitano in “Little Bird”, fino all’onirica “Lovely Head” e all’esplosione del suo ritornello, acido e straniante. No, non si può rimanete seduti: “You Never Know”, facciamo i bravi, resistiamo; “Thea”, è sempre più dura, lo sa bene Alison, che consapevole di quel che sta per arrivare invita tutti ad alzarsi. Niente: sedie che volano e tutti sotto al palco a ballare “Ride a White Horse”, “Train” e poi… E poi escono. Ma no, proprio ora che stavamo iniziando a divertirci? Noi e voi! Fortunatamente, però, prima di lascarci tornano sul palco per sfoderare una tripletta finale da urlo con “Utopia”, “Number One” e “Strict Machine”.

Ora, una cosa l’abbiamo capita nel corso degli anni, ai Goldfrapp non piace sdarsi, vivono secondo la legge del poco ma buono, non ci resta che accettarlo e godere fino all’ultima goccia il raro nettare di questo live breve, ma vario, intenso, elegante, ironico e a tratti tamarro come solo loro sanno fare.


Condividi.