Green Day – Palaisozaki, Torino 12 novembre 2009

Non servivano ulteriori conferme, ma il ritorno dei Green Day in Italia è stato ancora una volta  un evento assolutamente travolgente, che è riuscito a ribadire come ormai facciano parte del circuito internazionale degli artisti che contano, che riescono a smuovere masse di persone adoranti e a far registrare il tutto esaurito al botteghino mesi prima dei concerti. E se da una parte la risposta del pubblico non manca, dall’altra i tre californiani non deludono le aspettative regalando ai presenti uno spettacolo di altissimo livello.

La tensione è palpabile e il palazzetto colmo di gente non fa che sottolineare la cosa, finché l’attesa si libera tutta insieme sulle prime note di “Song of the century” e sull’apparizione in scena di Billie, Tré e Mike. E da qui in avanti il delirio. Billie non si fermerà un attimo per tutte le due ore e mezza di concerto, infaticabile nel chiedere continuamente cori al suo pubblico, su e giù per il palco, dialogando con le prime file, ma anche con chi è più lontano con la sua invidiabile dialettica corporea. E’ proprio qui il segreto di un concerto dei Green Day, l’incredibile rapporto che riescono a creare con il pubblico mantenendo sempre viva l’attenzione giocando con i propri brani, inserendo pause che da un lato servono a spezzare il ritmo e dall’altro aggiungono ulteriore pathos nei momenti in cui bisogna ripartire con ancora più grinta.

Il pubblico è quindi protagonista tanto quanto la musica, complice insieme agli artisti di un tacito accordo di mutua assistenza, senza il quale le cose sarebbero decisamente  diverse, sicuramente meno spettacolari. Dal punto di vista meramente musicale la band non sbaglia un colpo, coadiuvati dai sempre ottimi tournisti polistrumentisti, che sebbene un po’ nell’ombra, hanno comunque un gran peso sulla riuscita dello spettacolo, specie quando si ripropongono brani con arrangiamenti molto curati, come quelli da American Idiot, o dall’ultimo lavoro, che sarebbe impossibile rendere in trio.

La scaletta, ovviamente incentrata sui brani estratti da “21st century breakdown” (anche se sono stati tralasciati dei brani che avrebbero potuto mietere vittime, come “Christian’s inferno” o “Viva la Gloria”), è riuscita a regalare qualche sorpresa, specie per “Dominated love slave” cantata da Tré Cool con ovviamente Billie Joe dietro alle pelli, insieme ad un finale acustico che ha chiuso lo spettacolo con momenti di grande intensità emotiva. A tutto ciò unite anche una coreografia curatissima (con dei pannelli a led che ricreavano una tipica skyline americana) e l’uso sapiente di fuochi d’artificio e fiammate varie, e avrete il quadro completo di un concerto che è stato un vero e proprio evento a tutto tondo in cui nulla è stato lasciato al caso e che ha certamente ripagato tutti i presenti.

Setlist: Song of the century – 21st century breakdown- Know your enemy –  East Jesus nowhere – Holiday – The static age – Give me novacaine – Are we the waiting – St. Jimmy – Boulevard of broken dreams – Murder city – Hitchin’ a ride – Maria – Dominated love slave – When I come around – Brain stew – Jaded – Longview – Basket case – She – King for a day – Shout /Satisfaction/Hey Jude – 21 guns – American Eulogy – American Idiot – Jesus of Suburbia –  Minority –  Last night on earth – Wake me up when september ends – Good riddance

Livio Novara

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