Grinderman (Nick Cave) – Live Club, Trezzo sull’Adda (MI) 6 ottobre 2010

Se Nick Cave rappresenta l’eccezione di certo non si smentisce in questa occasione, facendo cominciare con ben mezz’ora di anticipo, rispetto all’orario comunicato, il concerto al Live di Trezzo, probabilmente incoraggiato da un pubblico al gran completo che occupava la sala già dalle ore 21.00.

Negli anni ’80 pareva una creatura del male, prima a capo dei Birthday Party, dedita al punk più rumoroso, poi invece come leader dei Bad Seeds, le erbacce. Oggi invece si presenta con una nuova realtà, Grinderman, nata 3 anni fa quando uscì l’album omonimo, che rappresenta con molta probabilità la terza fase artistica dell’uomo australiano dai tratti noir tarantiniani.

Pubblico decisamente sovradimensionato rispetto alle ristrette capacità del Live di Trezzo, che però riesce ad accontentarsi degli spazi angusti pur di poter ascoltare quello che negli anni sembra essere diventato un guru più che un cantante. Dedito oltre che alla musica alla stesura di romanzi e di poesie, sceneggiature da film, attore in piccoli cammei, trasmette con magnetica semplicità tutta la sua storia personale fatta di Australia e punk, Berlino e l’eroina nei primi ‘80s, il Brasile e il primo figlio, il ritorno a Londra, tra storie d’amore rovinate e sprecate dall’alcool e da un carattere decisamente sopra le righe.
Microfono che viene ripetutamente sbattuto a terra, urla e contorcimenti, Warren Ellis al violino che si diverte a straziare e addolorare il nobil strumento dell’ormai fu Paganini, orgia sonora.
Sopra tutto, chiara e distinta, signorile, borghese, si distingue la voce di Cave. Corposa e rotonda, scura, ambrata, ricorda come flash di un sogno Jim Morrison, che nel delirio acustico innalza una voce geometrica, equilibrata, come un cubo o un parallelepipedo, un’aristocrazia del gorgheggio vocale perfettamente in contrasto con tutto il resto, con il noise che dilaga in più di un pezzo, si scontra con l’acidità delle minichitarre di Warren Ellis, e con la mano pesante di Jim Sclavunos (batteria).

Non c’è spazio per l’esaltazione, solo per un ascolto riflessivo, ai limiti dell’intimità. Ore 11, la luce, fine del viaggio onirico, tutto quello appena visto è già un ricordo in un passato indefinito, 10 minuti o 10 anni hanno lo stesso valore, pur sempre di mistica si tratta.

Setlist: Mickey Mouse And The Goodbye Man – Worm Tamer – Get It On – Heathen Child – Palaces Of Montezuma – Evil – When My Baby Comes – What I Know – Honey Bee (Let’s Fly To Mars) – Kitchenette – No Pussy Blues – Bellringer Blues – Love Bomb – ? – Grinderman

Francesco Casati

 

 

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