Heineken Jammin’ Festival 2007 day 1 – Parco San Giuliano, Mestre (VE) 14 giugno 2007


Lasciando da parte tutto quanto accaduto nella giornata di venerdì 15 che racconteremo in un altro pezzo, ci teniamo in particolar modo a scrivere della giornata inaugurale della decima edizione del Jammin’. Un’atmosfera bellissima, un luogo da favola, venticinquemila persone (tante, considerato il giorno feriale), sound grandioso, prestazioni dei gruppi più che degne e, last but not least, organizzazione ottima.

Sin dal nostro arrivo l’afflusso dentro l’area concerti procedeva senza problemi e nel massimo ordine, ritirati i pass, c’è letteralmente mancato il fiato entrando nel Parco San Giuliano, una location crediamo addirittura esagerata per la sua imponenza e per le sue dimensioni per un raduno rock che avrebbe comunque portato solo domenica oltre centomila persone. Il palco secondario è già attivo (sono le 13) e diverse persone si godono l’attesa mangiando (unica nota stonatissima della giornata, il panino più disgustoso mai mangiato in vita mia, ndr) o bevendo qualcosa, crogiolandosi al sole. La sala stampa è stata allestita sotto un tendone da circo e organizzata con due schermi per seguire le performance musicali anche da lì. Security stranamente accondiscendente e gente tranquillissima nel backstage (anche quando si incrocerà qualche componente di Slayer o Maiden, nessuna scena isterica a cui ero abituato da sbarbati/e imboscati giusto per farsi la firma o la foto con l’idolo di turno, magari mentre mangia…, ndr); solo al momento dello spostamento dei Maiden dai camerini al palco si sfiorerà il ridicolo con blocco degli accessi al pit ma roba da poco.

Ma parliamo della musica, quella musica che ha infastidito il Sindaco Cacciari a tal punto da fargli abbandonare la conferenza di presentazione per il disturbo arrecato dall’inizio dei concerti sul main stage. Curioso che ci sia la musica, a un festival musicale…
A parte questa parentesi divertente, un nuvolone portava un’oretta d’acqua giusto durante l’esibizione degli Idols Are Dead e della figliola (carina davvero) di Steve Harris, Lauren, dalle 15:30 alle 16:30 circa. Il pubblico cominciava a scaldarsi con i Mastodon, autori di un set che per la verità ha dimostrato nuovamente che i ragazzi sono tecnicamente inattaccabili e pestano durissimo, ma fino a quando non riusciranno a piazzare qualche pezzo maggiormente ascoltabile e lineare, inserendo un po’ di groove in più nelle loro composizioni, resteranno appannaggio di una fascia di ascoltatori molto ristretta. Per la serie “bravissimi ma che due coglioni”.

Discorso opposto per gli Stone Sour di Corey Taylor. Belli caciaroni e ignoranti, portano sul palco potenza, ritornelli facili e canzoni adatte per saltare e pogare, fregandosene della tecnica o dei cambi di tempo. Sono sicuramente stanchi dopo oltre un anno di tour continuo, ma cavalcare l’onda del successo del loro album “Come What(ever) May” è stato un obbligo irrinunciabile visti i responsi del mercato. L’audience risponde bene e si diverte.

Non ci siamo dimenticati dei Domine, che hanno preceduto la band del singer degli Slipknot, sciorinando un set che è cresciuto col passare dei minuti. Un momento davvero importante nella carriera del combo toscano, chiamato a esibirsi in una posizione di bill più che onorevole, davanti a un pubblico non certo composto da amanti di power metal. Morby e compagni on stage sono oramai una garanzia e conquistano col passare dei minuti la platea. Il singer fa sfoggio della sua grande voce, piazzando acuti che lasciano stupiti molti dei convenuti non familiari con le doti del cantante. Un successo quindi, e una lotta a distanza, solo all’apparenza figurata, con gli Extrema (che si esibivano sul second stage) vinta senza esclusione di colpi.

 

 

Saliva la tensione per l’arrivo degli Slayer, attesi da un pubblico estremamente giovane in prevalenza accorso per gli Iron Maiden. Avevamo beccato Tom Araya e Jeff Hannemann che passeggiavano dietro le quinte tranquilli come non mai poco prima dell’inizio di “South Of Heaven” e in effetti l’inizio di set dei Nostri è anche troppo rilassato. Qualcuno dirà che erano scazzati, magari anche da un pubblico che se si esclude il primo pit dove sono volate mazzate, non ha partecipato a pieni ranghi. Tuttavia la setlist, incentrata sugli ultimi “God Hates Us All” e “Christ Illusion” dell’anno scorso, ha favorito molti sbarbati che sono andati in delirio su “Bloodline” per essere travolti dalla vecchia guardia comunque sempre presente sul doppio “Raining Blood/Angel Of Death” che ha chiuso l’esibizione comunque professionale come al solito, con Dave Lombardo che ha allungato ancora la parte di doppia cassa alla fine dell’Angelo della morte.

Gli Iron Maiden hanno veramente impressionato. Una band che sembra realmente tornata indietro nel tempo, a cui il recente “A Matter Of Life And Death” ha davvero dato nuova vita. E’ un discorso difficile da capire per chi non è un aficionado stabile del gruppo, ma se dal post reunion del 1999 le loro prestazioni dal vivo sono sempre state eccellenti, dal tour autunnale a oggi la band sembra essere cresciuta ulteriormente: gasata, carica, compatta e guidata da un Dickinson che non ha probabilmente cantato mai così bene in vita sua a eccezione degli esordi. Insomma se già erano al top, i Maiden ora sono in stato di grazia come nella prima metà degli anni ottanta, esprimono un’energia tale proponendo nuovi e vecchi cavalli di battaglia che è in costante aumento. Aggiungiamoci che l’anno prossimo torneranno in Europa con il tour della Powerslave era (che dovrebbe coprire anche Somewhere e 7th Son), per quello che già da ora potrebbe diventare uno dei momenti più importanti della storia del rock di sempre, per completare il quadro di una serata magica, in cui la band ha ringraziato l’Italia per gli ultimi incredibili mesi regalati al gruppo (disco d’oro e concerti sold-out), dando appuntamento a tutti allo Stadio Olimpico di Roma tra una settimana. A noi piace pensare che tra 365 giorni li vedremo a San Siro con le piramidi sul palco…

Setlist Slayer: South of heaven – War ensemble – Jihad – Cult – Disciple – Bloodline – Mandatory suicide – Season in the abyss – Supremist – Eyes of the insane – Dead skin mask – Raining blood – Angel of death

Setlist Iron Maiden: Different world – These colours don’t run – Brighter than a thousand suns – Wrathchild – The trooper – Children of the damned – The reincarnation of Benjamin Breeg – For the greater good of God – The number of the beast – Fear of the dark – Run to the hills – Iron Maiden – Two minutes to midnight – The evil that men do – Hallowed be thy name

 

 

Retroscena et similia: per punti le cose più gustose che abbiamo visto al festival nella giornata di giovedì.

- La security che ti saluta e ti dà il benvenuto al festival.
- Nessuno sbronzo che barcolla fino almeno alle 18:00, un record. Più in generale una  grandissima civiltà dimostrata dalla platea, roba raramente vista a un concerto  metal…probabilmente perché buona parte della platea non era platea da concerto  metal.
- Noi, rincoglionitissimi inviati di Outune, che sbagliano clamorosamente varco  d’ingresso facendosi 5 minuti di pressa tra i ragazzi che volevano ottenere il  braccialetto per il primo pit: della serie ci facciamo sempre riconoscere.
- Il panino con salsizz, peperoun, melanz grigliet e sperma d’orso essiccato consumato  alle 17:00, 5 euro per questo abominio.
- L’aria condizionata della sala stampa che funziona al contrario almeno fino alle 16.
- Cacciari che dà il benvenuto al festival e dice ‘speriamo che il tempo sia  clemente’…intanto fuori comincia a tuonare.
- Cristina Scabbia insieme al compagno Jim Root che fanno la parte degli innamorati  mano nella mano come in un film degli anni cinquanta (escludendo i vestiti che  indossavano su cui preferiamo sorvolare per evitare querele).
- Roy Mayorga che si diverte a parlare di Venezia, dell’Italia, del buffet del  backstage pur di non parlare della band in cui milita perché avrebbe bisogno di una  pausa dopo più di un anno di tour.
- Tom Araya gentilissimo che saluta tutti e Jeff Hanneman sobrio (la seconda è la vera  notizia).
- Pamela “oramai agli Iron gli danno la copertina di Vanity Fair, suona più pesante la  Pausini” Scravan.
- Le ragazze che servivano gratis birra e acqua in sala stampa e che c’hanno visto  ottantatre volte a recuperare liquidi.
- La security che a dieci minuti dall’inizio set dei Maiden chiude ogni passaggio che  porta all’area concerti per gli imboscati, per impedire che qualcuno disturbi gli  Iron mentre vanno on-stage. Credevamo mettessero qualche mina e il filo spinato o  che li coprissero con un telone. Quando passano i Maiden, tutti in silenzio, anzi  sono loro che salutano per primi quelli che aspettavano ai lati. Loro grandissimi,  la crew ridicola, ma anche queste sono misure di sicurezza.
- I colleghi della carta stampata che chiedono informazioni su Slayer e Iron Maiden a  noi sfigatelli del web che manco avevamo il braccialetto per magnà…
- A parte il discorso relativo e approfondibile in eterno di cui sopra,  l’organizzazione è stata molto buona, precisa e competente. Un ringraziamento  particolare, in nessun ordine d’importanza, e un saluto a Parole&Dintorni (immensi  come sempre Gabriele, Laura, Jessica, Gloria e Manuela, spero di aver ricordato  tutti sennò scusatemi), Barbara Francone, Pamela Scravan, i Domine e Silvia Leo.

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