Hellfest 2011 – Clisson (France), 17 18 19 giugno 2011

iggy and the stooges 2011

Il primo giorno dell’Hellfest (17 giugno 2011), tra i festival rock/metal più interessanti d’Europa, è stato pesantemente rovinato dalle condizioni meteo davvero sfavorevoli (pioggia e vento maledetto), ma la qualità della proposta é riuscita a far dimenticare freddo e pioggia ai fan presenti. Arrivati presso la location (di discrete dimensioni ma abbastanza lontano all’apparenza rispetto ad altre cose ben più enormi viste in giro per l’Europa come Rock Im Park o anche Knebworth senza scomodare Donington, specialmente per le dimensioni dei main stage; una sorpresa invece la presenza degli alberi sui “lati” dei palchi principali, tolgono abbastanza visuale se vuoi stare defilato ma in giornate di sole sicuramente serviranno, ndr) con notevole ritardo causa traffico dovuto alle avverse condizioni meteo, abbiamo subito capito che per seguire in maniera decente l’abbondantissimo numero di concerti sarebbe servito il dono dell’ubiquità (per il quale comunque mi sto adoperando…). Una certezza da subito però c’ha colpito: suoni stupendi, qualità veramente buona e volumi abbastanza alti già dagli act del pomeriggio, certezza che sarebbe diventata sempre più evidente specialmente con gli headliner della sera, dotati di un impianto audio grandioso e che ha permesso di godersi al massimo spettacoli indimenticabili. Nota di merito per la zona press, che c’ha salvato parecchio durante i primi due giorni di pioggia e vento gelido, e per la puntualità delle esibizioni.


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Possiamo subito dire che tra gli headliner hanno sicuramente passato l’esame a pieni voti i The Cult: la band di Ian Astbury e Billy Duffy non ha deluso nessuno, con un set ben bilanciato e un frontman in stato di grazia. Down e Meshuggah hanno offerto prestazioni nella norma, osannati a prescindere da una platea fedelissima che si è scatenata durante il set degli Svedesi. I veri mattatori sono stati però Iggy And The Stooges, protagonisti di uno show pazzesco, con ancora più energia rispetto alla data milanese del Rock In Idrho. Il fatto che il concerto venisse registrato per un futuro live DVD ha reso Iggy una furia che ha portato via ogni cosa incontrata sulla propria strada. Non è mai facile salire su un palco dopo gli Stooges, ma Rob Zombie, anche grazie ad un palco pirotecnico con annesse disinibite comparse, é stato il degno headliner della prima giornata all’inferno. Il gruppo di Zombie salito sullo stage dopo le 23:15, e si è dimostrato collaudatissimo e devastante (John 5 si conferma chitarrista pazzesco), tanto che anche chi non conosce alla perfezione tutti i brani viene risucchiato nel vortice distruttivo della performance.


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Nel pomeriggio il primo gruppo che siamo riusciti a seguire quasi per intero sono stati gli storici Exploited, garanzie con il loro devastante punk-hardcore schiacciasassi; più a tarda sera invece i Morbid Angel, nonostante un disco interlocutorio, hanno radunato un numero impressionante di fan e suonato con un volume altissimo; i Melvins dentro la Terrorizer Tent hanno coinvolto, divertito e sono stati anche in grado di portare via anche qualche elemento al pubblico di Rob Zombie. Gran finale di giornata con gli In Flames, oramai band di caratura mondiale adattissima agli open air. Il fatto che Friden e compagni siano saliti sullo stage dopo l’una di notte non c’ha aiutato a resistere fino al termine del set, ma è innegabile inserirli tra i top acts assoluti della prima giornata. Speriamo che sabato il tempo regga maggiormente…


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Da Clisson, Luca Garrò

Gli ultimi due giorni di Festival dell’Inferno hanno goduto di un clima (leggermente) migliore, soprattutto dal punto di vista della pioggia, che ha dato tregua ai migliaia di metallari provenienti da mezza Europa. Ciò non toglie che le temperature ben fuori dalla media stagionale (di notte ci si è avvicinati allo zero), non abbiano aiutato a godersi i nomi presenti in cartellone, che sembravano usciti da un concerto della metà degli anni ’80. In particolare gli headliner parevano provenire da un’altra epoca: Scorpions, Mr Big, Judas Priest e Ozzy Osbourne potevano benissimo comparire nel bill di un qualsiasi concerto di vent’anni fa, invece ce li ritroviamo ancora qui, i primi però al loro tour d’addio. Il tour degli Scorpions (per quale motivo nessuno lo ha ancora portato in italia?) è di quelli imperdibili: la band tedesca ha annunciato due anni fa il ritiro dalle scene alla fine di questi show e pare difficile crederci, vedendo la grinta e la classe che ancora dimostrano di avere. La cosa che più sconvolge è che alcuni dei momenti più alti della serata siano stati quelli della presentazione dei brani dell’ultimo album: in particolare “The Best Is Yet To Come” e la splendida “Raised On Rock”, che sembra uscita da un disco dell’82. Il resto della serata è scivolato via tra una devastante versione di “Dynamite”, una “Big City Nights” cantata da cinquantamila persone, ma soprattutto l’assenza di “Wind Of Change” (che per altro, non si è sentita affatto).


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Prima degli Scorpions, un divino Zakk Wylde, che ha dato prova ancora una volta di classe superiore e di una violenza complessiva invidiabile. Peccato per un assolo di un quarto d’ora tutto uguale, che ha rovinato un po’ il clima e triturato anche un pelo gli zebedei. Nel pomeriggio invece i Thin Lizzy hanno sciorinato una scaletta best of che ha divertito e appagato i più vecchiardi e incuriosito qualche giovane leva che arrivava dal palco gemello devastato dal thrash teutonico. L’ultima sera, quella forse dall’accoppiata finale migliore (o più classica se volete) era già partita molto bene con una performance pazzesca dei Mr. Big, in grado di stregare anche i metallari più oltranzisti: in particolare ha lasciato senza fiato una versione molto particolare di “Baba O’Riley” degli Who, durante la quale Paul Gilbert si è esibito nel classico assolo di Townshend servendosi dei propri denti…Per i più romantici, il concerto dei Judas Priest ha significato più del solito: scaletta a tratti spiazzante, che ha ripescato perle scomparse come “Never Satisfied” e “Starbreaker”, ma che ha anche “dimenticato” quasi completamente album come “Defenders Of The Faith” o “Screaming For Vengance”. Certo, parlarne in termini negativi per questo sarebbe davvero assurdo, vista lo show pirotecnico offerto dal Prete: Halford è in forma vocale eccezionale, ha urlato come non lo si sentiva da anni, allontanandosi un po’ dal modello Phil Anselmo che tanto amava negli ultimi anni… E’ tutta la band però a girare al massimo, col nuovo entrato Richie Faulkner perfettamente inserito nel combo e con un Tipton meno concentrato su se stesso e più sui pezzi. “Victim Of Changes” rimane uno dei brani più belli scritti da una band metal. Infine, il buon Ozzy, che con la nuova band che lo accompagna da un paio d’anni ha ritrovato quell’entusiasmo che pareva perduto negli ultimi anni con Zakk Wylde alla chitarra. Gus G ci sa fare veramente e siamo molto curiosi di sentire il primo album in cui ci metterà davvero del suo; per ora ce lo godiamo dal vivo, che è sempre una garanzia: la scaletta è rimasta più o meno quella dell’anno scorso, con la scomparsa di “Let Me Hear You Scream” per la fantastica “I Don’t Know” e con “Shot In The Dark” a sostituire “Killer Of Giants”. In effetti questa pare davvero la scaletta definitiva del Madman, equamente divisa tra ballad, pezzi tirati e brani dei Sabbath (che creano sempre l’inferno sul parterre). Come si fa a chiedere di più allo zio Ozzy?


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Facendo una rapida incursione nelle parti più estreme del cartellone, impossibile non citare la tripletta tedesca Destruction, Sodom e Kreator, che ha scatenato un moshpit mostruoso che si estendeva quasi da lato a lato dell’area antistante il palco. Difficilissimo dare una medaglia, Mille Petrozza ha confermato di avere una band oramai mostruosa e abituata a ruoli di co-headliner, ma l’aggressività di Schmier e Angelripper si è dimostrata nuovamente senza età. Andando e tornando da uno stage all’altro, dobbiamo ammettere che la prova dei Coroner era circondata da una sorta di alone mistico: la reunion della band ha mandato in visibilio thrasher d’annata cresciuti con Mental Vortex e Grin anni or sono. Bisogna ammettere che chiaramente non c’è ancora l’amalgama giusto, ma indubbiamente sentire dal vivo “Masked Jackal” è stato uno degli highlights emotivi di questo Hellfest. Avremmo voluto approfondire e parecchio Possessed, Mayhem, Bad Brains e Bolt Thrower ma sarebbe servito qualche inviato in più viste le contemporaneità con i main stage. Ci siamo congedati dall’Hellfest sulle note di Kyuss Lives! e ci siamo ripromessi di rivederli con molta più calma all’imminente Sonisphere Italiano: ne vale decisamente la pena!


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Iggy & The Stooges Setlist: Raw Power, Search and destroy, Gimme Danger, Shake Appeal, 1970, Fun House, Open Up And Bleed, L.A Blues, Beyond the Law, Penetration, I Got a Right, I Wanna Be Your Dog, No Fun.

Thin Lizzy Setlist: Are You Ready, Waiting For An Alibi, Jailbreak, Don’t Believe a Word, Whiskey in the Jar, Emerald , Cowboy Song, The Boys Are Back In Town, Rosalie, Roisin Dubh (Black Rose).

Destruction Setlist: Curse The Gods, Mad Butcher, Armageddonizer, Hate Is My Fuel, Thrash ‘Til Death, Nailed To The Cross, Bestial Invasion, Eternal Ban, Total Desaster.

Coroner Setlist: Golden Cashmere, pt.I, Internal Conflicts, Masked Jackal, Status: Still Tinking, Metamorphosis, D.O.A., Semtex Revolution, No Need to Be Human, Divine Step, Grin, Reborn Through Hate.

Kreator Setlist: Hordes of Chaos (A Necrologue for the Elite), Warcurse, Endless Pain, Pleasure to Kill, Destroy What Destroys, Voices of the Dead, Enemy of God, Phobia, Reconquering the Throne, The Patriarch, Violent Revolution, Flag of Hate, Tormentor.

Scorpions Setlist: Sting In The Tail, Make It Real, Bad Boys Running Wild, The Zoo, Coast To Coast, Loving You Sunday Morning, The Best Is Yet To Come, Holiday, Raised on Rock, Tease Me Please Me, 321, Dynamite, Kottak Attack, Blackout , Six String Sting, Big City Nights, Still Loving You, Rock You Like A Hurricane.

Ozzy Setlist: I Don’t Know, Suicide Solution, Mr. Crowley, War Pigs, Road to Nowhere, Shot in the Dark, Guitar Solo, Rat Salad, Iron Man, Fairies Wear Boots, I Don’t Want to Change the World, Crazy Train, Mama, I’m Coming Home, Paranoid.

Judas Priest Setlist: Battle Hymn, Rapid Fire, Metal Gods, Starbreaker, Victim of Changes, Never Satisfied, Prophecy, Night Crawler, Beyond the Realms of Death, Blood Red Skies, The Green Manalishi (With the Two-Pronged Crown), Breaking the Law, Painkiller, Hell Bent for Leather, You’ve Got Another Thing Comin’.

Luca Garrò

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