Hop Farm Festival – Paddock Wood, Kent (UK) 1 Luglio 2011

hop farm festival 2011

L’Hop Farm Music Festival 2011 è giunto alla quarta edizione ed è l’unico tra i numerosissimi fest britannici a non avvalersi di nessuna sponsorizzazione. Un festival “alla mano” insomma, circondato dalla campagna inglese. Siamo nel Kent, a circa un’ora di auto da Londra, traffico permettendo of course. La tradizione è sempre stata quella di proporre un bill formato da leggende della musica affiancate da nomi assai meno famosi ma non per questo meno appetibili. La prima giornata dell’edizione 2011 proponeva come headliner gli Eagles, all’ultima data del tour, affiancati da altri nomi importanti dell’industria musicale: Bryan Ferry, 10cc, Brandon Flowers e Death Cab For Cutie. Dando un’occhiata approfondita alla line-up ci si accorge però della presenza di nomi “minori” ma di sicuro interesse: Ocean Colour Scene, James Walsh, cantante degli Starsailor, The Human League, The Walkmen e l’emergente band britannica Stornoway.
Il programma dei concerti era suddiviso su tre postazioni differenti: il palco principale, la Big Tent ed il Bread and Roses stage, quest’ultimo riservato a band di recente formazione. Come ad ogni festival che si rispetti non sono mancate le corse tra una postazione all’altra, così come rinunce causa sovrapposizioni e motivi logistici. Dolorosissima per il sottoscritto la mancata presenza al set notturno degli Stornoway, dovuta ad un bus di ritorno per Londra pronto a partire al termine della performance degli Eagles.Tra i nomi emergenti ha destato un’ottima impressione Ben Howard, artista della scena folk londinese appartenente all’etichetta Communion, capitanata dai membri dei Mumford and Sons che arruola al suo interno molti gruppi interessanti per chi ama il genere. Canzoni di spessore, suonate in maniera semplice ma in grado di coinvolgere il pubblico presente. Si sono invece confermati ottimi James Walsh, i Walkmen e Brandon Flowers. Il fondatore degli Starsailor ha dato vita ad un breve ma intenso show, che ha avuto il suo apice durante l’esecuzione dei brani della band madre in versione rigorosamente acustica: Silence Is Easy, Alcoholic e Four To The Floor. Il gruppo neworkese ha invece proposto un set tutto da ballare incentrato sulle canzoni del loro ultimo fortunato disco “Lisbon”. Reduce da un mini tour con i suoi Killers, Flowers si è reso protagonista di uno show di pregevole fattura, dove la sua potente voce l’ha fatta da padrone durante le esecuzioni dei brani tratti dal suo disco solista, “Flamingo” più qualche classico dei Killers, con la finale “Mr Brightside” in versione danzereccia che ha fatto scatenare i presenti (decisamente migliore la versione originale suonata dalla band al completo, ndr).


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Performance un po’ sottotono invece per i Death Cab For Cutie, apparsi troppo timidi e fuori posto. Scaletta breve incentrata principalmente sui brani dell’ultimo disco ma che ha comunque regalato ai fans presenti pezzi storici quali “Cath”, “Sound of Settling” e “Crooked Teeth”. E’ mancata l’interazione con il pubblico ed in certi momenti si ha avuto l’impressione che la band fosse con la mente in un altro posto.
La vera sorpresa del festival sono sicuramente stati gli Ocean Colour Scene che hanno letteralmente infuocato per un’ora abbondante la Big Tent, stipata all’inverosimile e pronta a cantare a squarciagola ogni loro singolo pezzo. Brit Rock allo stato puro, pareva di essere tornati a metà anni novanta. Il concerto è terminato con l’inno “The Day We Caugh The Train” con i presenti che sono andati avanti a cantare il ritornello per dieci minuti abbondanti a band già nel backstage. Questa performance è stata sicuramente quella più calda di tutta la giornata, con i musicisti apparsi quasi sorpresi di trovarsi di fronte così tanta gente, vista anche la concomitanza della performance di Bryan Ferry.
Chiusura finale con gli Eagles, presentatisi con la classica “Hotel California” ed autori di una performance di routine, con l’esecuzione dei più classici pezzi della discografia del gruppo americano, accompagnati da una marea di fedeli giunti da ogni parte del Regno Unito, tutti muniti di seggiola e scorte di birra e di cibo a volontà.
Giudizio finale senz’altro positivo. La location si è rivelata perfetta: bancarelline di ogni genere, varie forme di intrattenimento (successone per le giostre), artisti di ottima qualità e logistica perfetta. Si tratta senz’altro di un festival assai poco commerciale, con un pubblico dall’età media alta ma non per questo meno attrattivo per i più giovani. Il tutto è stato impreziosito da una giornata di sole ininterrotto, merce rara da queste parti. L’obiettivo dell’organizzatore, Vince Power, è quello di portare la sua creatura ai livelli di eventi maggiori, quali Glastonbury, Reading, Leeds… Il percorso è forse ancora lungo ma le premesse sono decisamente ottime. Sarà il tempo a dare un verdetto definitivo.

Grazie a Riccardo Davì

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