I Day 2012 Bologna Arena Parco Nord 2 settembre 2012

Non avremmo mai immaginato, nella stesura del report dell’I-Day 2012, di dover scrivere lo stesso aggettivo utilizzato per raccontare il Rock In Idrho dello scorso luglio: annullato. Questa volta a bloccare il tutto non è stato un guasto tecnico causato dal maltempo (che, pur essendo stato preannunciato da buona parte dei siti meteo italiani, non è arrivato) ma un improvviso malore di natura gastrointestinale occorso all’unico componente dei Green Day veramente insostituibile, quel Billie Joe Armstrong che sarebbe dovuto salire sul palco alle ore 21.15. Ad aggiungere la beffa al danno, la cancellazione della performance dei The Kooks che, secondo indiscrezioni circolate pochi minuti dopo l’evento, è stata richiesta dagli stessi inglesi.

Il pubblico ha potuto in ogni caso assistere (gratuitamente, tutti i ticket verranno infatti rimborsati) a tre concerti di alto spessore. I primi a calcare sul palco sono gli All Time Low, “ringiovaniti” dal ritorno in casa Hopeless, label che pubblicherà ad ottobre “Don’t Panic” dal quale vengono estratti i due inediti “For Baltimore” e “The Reckless And The Brave“. I Nostri si confermano come un ottimo nome da piazzare in apertura, in un’esibizione seguita da una folla già numerosa.

Gli Angels And Airwaves sono la sorpresa della giornata: Tom DeLonge, già passato per l’Italia con i Blink 182 lo scorso luglio, decide di portare nel nostro Paese quello che è il suo side project più famoso, tornato alla ribalta lo scorso anno con la pubblicazione del secondo capitolo della saga “Love“. Accompagnato dall’amico d’infanzia David Kennedy e da una sezione ritmica guidata dal giovane batterista Ilan Rubin, DeLonge, che si alterna a chitarra/voce e a solo voce, e soci propongono una scaletta in linea con quanto proposto nelle altre date del minitour europeo, incentrata sui due “Love” e nella quale non viene fatta nessuna concessione al repertorio Blink 182.

Ai Social Distortion, infine, il ruolo degli headliner della serata: relegati nel panorama italiano dei festival estivi da un po’ di anni, Mike Ness e soci, probabilmente già al corrente del fattaccio accaduto al frontman dei Green Day, giocano la carta della performance tutta sudore e rock per non far uscire del tutto delusi i 20000 presenti. Pubblico al quale è bastato sentire “Machine Gun Blues” (traccia estratta dall’ultimo “Hard Times And Nursery Rhymes” e in heavy rotation su radio e tv di musica alternativa nazionale da diverse settimane) e la storica “Story Of My Life” a far segnare, soprattutto ai numerosi teenager al primo concerto della loro vita, il loro nome nel taccuino virtuale. Con un tributo ai The Clash (“senza di loro non sarebbero nati i Social Distortion“), ad Adam Yauch dei Beastie Boys (nell’introduttiva “No Sleep Till Brooklyn“) e a Johnny Cash (e non è un caso che “Ring Of Fire” trovi spazio nella loro setlist), si chiude un’edizione 2012 che era partita con ottimi propositi ma che poi è terminata anzitempo, tra la sorpresa e lo sgomento di tutti i presenti. Chissà se i Green Day torneranno a Bologna la prossima estate…

Nicola Lucchetta

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