Incognito – Blue Note, Milano 25 maggio 2007


Da diverso tempo ormai la sede milanese del Blue Note, catena di locali nata negli Stati Uniti, offre il palco a musicisti non soltanto marcatamente jazz.
Alcune band, contaminando le armonie jazz con ritmi ed arrangiamenti che vanno  dal pop al rock per arrivare sino alla world music e alla dance hanno riscosso negli anni grande successo di pubblico, dando luce ad un genere che privilegia la forma canzone chiamato “acid jazz”.
Il gruppo inglese che a buon diritto si può considerare l’inventore di tale fusione ha gremito nell’ultima serata in cartellone il tempio del jazz di Milano.

Gli Incognito in quasi trent’anni hanno avuto diversi cambi di formazione, ma sono sempre guidati dal chitarrista-cantante mauriziano “Bluey” Maunick, affiancato nella serata di venerdì 25 maggio da altri nove musicisti, sezione fiati e tastiere dalla Gran Bretagna, sezione ritmica caraibica e tre cantanti provenienti da Jamaica e Sri Lanka.
Il concerto inizia con un brano strumentale in quartetto datato 1979 dedicato a Paul William, figura importante del gruppo sin dagli esordi e scomparso pochi mesi fa, per continuare a band completa con la presentazione dei brani contenuti nell’album appena uscito “Bees+Things+Flowers”.
Evidenti le influenze di band storiche come “Earth, Wind & Fire”, il cui leader Maurice White viene citato e ringraziato da Maunick assieme a Carlos Santana come grande fonte d’ispirazione.
La musica degli Incognito ha sempre avuto un buon equilibrio tra le armonie sofisticate tipiche del jazz  e la leggerezza delle melodie pop, con arrangiamenti che circondano le linee vocali con suoni tipici come Fender Rhodes, sintetizzatori analogici e ostinati funky di basso e chitarra.

Tutti i successi più famosi vengono proposti con arrangiamenti rivisitati e frequenti momenti solistici per gli strumentisti di alto livello della band, aprendo così la parte clou della serata con “Still a friend of mine”, “Don’t you worry about the things” ed un lungo medley danzereccio che trasforma l’azzimato Blue Note in una discoteca.
Dopo una lunga galoppata dance Maunick conclude la serata presentando i musicisti, e prendendo spunto dall’armonia della band multietnica nel clima festoso esorta alla pace ed alla tolleranza in un mondo rovinato da una “minoranza d’idioti”.
L’uscita di scena avviene ballando al ritmo di Bob Marley, scelto come sigla finale, che con “One love” unisce il gruppo al pubblico in una simbolica danza dell’amicizia.

S.Z.

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