Iron Maiden – Palais Omnisports de Bercy, Parigi 1 luglio 2008

 

Prosegue a gonfie velere il “Somewhere Back In Time World Tour degli Iron Maiden. Abbiamo seguito per voi la prima delle due date parigine della band inglese, una delle poche indoor della leg europea in cui il combo britannico si è esibito al Palais Ominisports di Bercy di fronte a quasi 18.000 spettatori. Come noto da tempo la Vergine di Ferro sta portando per i palchi di tutto il mondo lo spettacolo incentrato sugli anni 80 del gruppo mietendo ovunque grandi successi. Anche a Parigi, data tra le altre cose scelta dal Fans Club inglese per una trasferta ufficiale a seguito del concerto, il successo è stato evidente; ma andiamo con ordine.

All’arrivo al palazzetto tutto è organizzato alla perfezione: parcheggio sotterraneo, indicazioni semplici, parcheggio riservato ai disabili con accesso tramite ascensore direttamente all’area concerti (qualcosa che andrebbe preso ad esempio più spesso, se mi permettete) e personale super disponibile. Una volta all’interno il colpo d’occhio è già notevole con gran parte dei 18.000 fans già a gremire gli spalti e il pit creando subito la classica atmosfera da “festa”.
Si inzia puntuali con la solita esibizione di Lauren Harris ormai arruolata per il terzo tour consecutivo. Show condotto con buona grinta ed entusiasmo ma dai contenuti che poco hanno a che fare con lo spirito della serata, un rock melodico e leggero in cui non può mancare la cover “Steal Your Fire” dei Gun. A seguire gli Avenged Sevenfold con una esibizione solida, buona dal punto di vista esecutivo ma con scarsi tentativi di coinvolgimento verso un pubblico che, a giudicare dalla sonnolenta pacatezza con la quale ha risposto alla performance della band, forse non aveva granchè interesse ad essere coinvolto.

Nuovo cambio di palco e finalmente ci si prepara all’evento della serata con il mastodontico stage set richiamante a grandi tratti quello dell’ormai leggendario World Slavery Tour. Palazzetto stracolmo e le note di Doctor Doctor fanno alzare in piedi tutti i 18.000 presenti. Il video di introduzione proiettato sugli schermi laterali mostra le immagini delle prime leg del tou,r con la band che ha viaggiato sull’Ed Force One, aereo ridipinto in look Iron Maiden e pilotato da Bruce Dickinson sul quale la band ha anche trasportato le attrezzature. Le note di Transylvania accompagnano le immagini fino all’ormai leggendario discorso di Churchill a cui fa ovviamente seguito l’entrata in scena della band con la clamorosa Aces High. Che gli Iron Maiden fossero in forma lo si sapeva ma il livello della prestazione e di energia dimostrati nel concerto ha lasciato a bocca aperta anche me. Le hits si susseguono alzando ad ogni canzone il livello di pathos. La scenografia veramente monumentale, con giochi pirotecnici a ripetizione, raggiunge il picco in uno dei momenti più attesi della serata: la riproposizione dopo una ventina d’anni della mitica Rime Of The Ancient Mariner. Il concerto tiratissimo non conosce praticamente soste; tra gemme ripescate quali Wasted Years e Powerslave e classici che non mancano mai quali Run To The Hills e The Trooper la band dimostra di divertirsi con un Bruce Dickinson in forma smagliante e dal francese fluente assistito magistralmente dagli altri 5 scatenati vecchietti.
Si giunge così tra classici senza tempo e canzoni leggendarie alla parte finale dello show: Iron Maiden con l’immancabile comparsa dell’Eddie gigante in versione Mummia, alla sorpresa della serata Moonchild, per finire con The Clairvoyant, con l’entrata in scena dell’Eddie cyborg, e l’immortale Hallowed be thy name.

Un finale di serata esplosivo per un concerto storico, intenso oltre ogni già altissima aspettativa e che non può far che pregustare le prossime imprese della band inglese; già perchè un nuovo album è stato annunciato per l’anno prossimo, a cui farà seguito un World Tour di supporto.
Ma di questo e altre piccole/grandi novità vi parlaremo prossimamente…Stay Tuned!

Grazie infinite a Lorenzo Rigamonti

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