Iron Maiden padroni al Rock In Idro 2014: il report del day 3

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Archiviato il day 2 con una valutazione complessiva davvero alta (con punteggio esorbitante alla voce “festa”), il day 3 del Rock In Idro 2014 ha letteramente frantumato ogni pronostico ponendosi come giornata “te l’avevo detto” per Hub Music Factory. La scommessa del promoter è stata vinta, nella maniera più totale che si possa immaginare. Ad una giornata – e che giornata – dalla conclusione, il responso è già clamoroso.

Skillet, Hawk Eyes ed Extrema per cominciare. Alti e bassi: peccato per alcune mancate risposte del pubblico, inizialmente un po’ diffidente, ma ottime esibizioni per dare il via al pandemonio. Con i Black Stone Cherry il coinvolgimento ha raggiunto finalmente il livello ottimale e la voce di Chris Robertson ha dato un bello scossone all’Arena Joe Strummer. D’altra parte la forza della band statunitense risiede proprio in questo: dal vivo le braccia si alzano, anche senza accorgersene. Hanno un gran tiro, e non è facile restarne indifferenti nel bel mezzo di un loro concerto.

Il testimone passa poi agli Opeth e anche qui il livello è davvero alto. Grande esibizione, sostenuta e sorretta da un gran bel pubblico, abile nel dare il giusto spazio ad una band dal notevole valore. Ma la maggior parte della vetrina bisogna riservarla ai due nomi del day 3 scritti col carattere più grande nel poster del Rock In Idro. Alter Bridge e Iron Maiden.
Su Outune scrivere degli Alter Bridge è linfa vitale, non si riesce neanche a nasconderlo. Myles Kennedy e compagni hanno comunque tirato fuori la scaletta della vita per un festival, introducendo un’insperata “Fortress” che dopo essere stata esclusa dai precedenti show di Milano e Roma tenutisi a novembre, fa il suo trionfale debutto anche in Italia. E quanto vale quel singolo brano dal vivo è difficile a dirsi. Come lo si quantifica? Vale dieci orgasmi? Dodici? Quindici? Mettendo da parte l’euforia c’è da ammettere che i suoni sono stati tutt’altro che buoni, con il volume delle chitarre che era ben distante dai valori ideali. Inoltre la forma della band non era forse paragonabile a quella riscontrata al Mediolanum Forum di Assago diversi mesi fa, eppure il palco l’hanno tenuto come Dio comanda e il pubblico la fiducia al burattinaio Myles ha deciso di darla fin da subito. Ma di cosa stiamo parlando? Hanno suonato “Fortress”! Il tempo di asciugarsi gli occhi lucidi e il resto è un ricordo sbiadito.

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Ed ecco arrivare gli headliner del day 3, o gli headliner del festival intero a voler essere di ampie vedute. Il nome che avrebbe garantito già da solo la riuscita del Festival: gli Iron Maiden. E per chi se li è ritrovati per la prima volta l’1 giugno sul palco a spaccare tutto c’è da dire una cosa, prima di tutto: bingo! Sì, perché hanno pescato dal mazzo la carta giuta! Un concerto da manuale. Anzi, forse l’espressione non è quella adatta a descrivere il tutto, dato che un risultato simile è anche un po’ fuori script. Bruce Dickinson pare aver deciso di non voler più avere un’età. Un inutile orpello che ricorda che sulla carta dovrebbero esserci dei limiti che a conti fatti non ci sono davvero. L’età? Pff, nessun problema. Trovate un altro frontman nel mondo del metal che a 55 anni suonati canta in questo modo ad un festival. Oh, andiamo. Niente? Nessuno? Già, perché non ne esiste un altro che regge il confronto con la stratosferica performance di Bologna. Luci e scenografie sono al solito un pacchetto che da solo potrebbe valere in prezzo del biglietto, con una massiccia dose di elementi pirotecnici in grande stile.

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Questi sono gli Iron Maiden che stavamo cercando, questi sono gli Headliner che si merita il pubblico italiano – martoriato da una recente storia di festival che toglie la voglia di continuare a sperarci. Come era già stato preannunciato dalle tappe precedenti, il brano “Revelations” è la ciliegina sulla torta, il pezzo a sorpresa (ma neanche poi così tanto inaspettato) che ha scaldato anime e corpi delle due abbondandi decine di migliaia di fan accorsi al Parco Nord per sancire un pienone da occhio lucido per lo Spirito del Festival Futuro. Un’entità immaginata in un momento di scarsa lucidità di chi scrive, che se mai esistesse sarebbe fiera della lezione apparentemente appresa da una Nazione e dalla sua scalpitante platea.

Fotografie a cura di Alessandro Bosio.

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