J Mascis – Bloom, Mezzago (MI) 17 aprile 2011

j mascis concerto milano bloom 2011

Vai a vedere J Mascis al Bloom di Mezzago e immediatamente ti attanaglia la nostalgia degli anni novanta, anche se l’età media dei paganti dimostra che il musicista americano non è affatto cosa per quarantenni malinconici, ma un autore di culto per più di una generazione. D’altra parte, pur non essendosi mai elevati al grado di superstar, i suoi Dinosaur Jr erano già un punto di riferimento per chi faceva musica alla fine del decennio precedente, per quelli insomma che avrebbero portato in metà delle abitazioni del pianeta il virus del grunge. Fresco di un gioiello acustico come “Several Shades Of Why”, Mascis sale sul palco quasi svogliato, con una chitarra che (verosimilmente) stasera non rovinerà l’udito dei presenti con le classiche distorsioni “spaccaorecchie” ed i volumi al solito esagerati.
L’inizio è di quelli che non ti aspetti, con la cover di “Circle Of Friend” di Edie Brickell & The New Bohemians e “Ocean In The Way”, da “Farm”, ultima fatica in studio dei Dinosaur Jr, che lasciano spazio alla presentazione vera  e propria dell’ultimo lavoro. La title track, “Listen To Me” e “Can I” confermano la bontà del songwriting di uno degli artisti più coerenti degli ultimi vent’anni di musica “alternativa”, che non riempie gli stadi come i Pearl Jam, ma i cui concerti hanno mantenuto quell’aura di evento per pochi eletti che magari pensano che l’ultimo album valido di Vedder e soci rimanga “VS”…Liberatosi dell’obbligo contrattuale, ecco le chicche, accolte dal delirio del pubblico: “Get Me” e “Ammaring”, i cui assolo distortissimi trapassano letteralmente il corpo dei presenti e rendono meno “unplugged” uno show fino ad ora assolutamente rilassante per i timpani, senza però scalfire l’assoluta apatia di Mascis; “Repulsion”, forse il momento più emozionante del concerto, “Not You Again” ancora da “Martin & Me” e la conclusiva, ipnotica “Alone”, che ci regala un torrenziale assolo da brividi lungo la schiena e durante il quale anche il musicista pare liberarsi dalla compostezza che ne aveva caratterizzato l’intera performance. Le ultime emozioni sono lasciate ai bis, dove trovano spazio “Quest” e “Little Fury Things”, per chi scrive uno dei pezzi più belli scritti dal Dinosauro. Così come il suo ingresso, anche l’uscita è di quelle minimali: qualche parola mangiata in un inglese al limite della comprensione e arrivederci dopo poco più di un’ora di musica. A noi va bene così.

Luca Garrò

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