Jamiroquai – Piazzola Sul Brenta (PD) 21 luglio 2011

Giudizio altalenante per la prima delle quattro date estive che i britannici Jamiroquai hanno programmato in Italia: quello di Piazzola Sul Brenta non è stato uno show mediocre, ma di sicuro le (alte) aspettative sono state ridimensionate.

Due le pecche principali: un palco troppo standard (un solo pannello led sullo sfondo), lontano anni luce da quello suggestivo del tour primaverile, e una scaletta orfana di troppi pezzi che hanno reso Jay Kay e soci una delle più affermate band a livello mondiale. Ok per una High Times ripescata da Travelling Without Moving, forse l’unica chicca in poco meno di due ore di show, ma quando ti dimentichi di buona parte dei classici della tua prima parte di carriera le critiche sorgono spontanee: Space Cowboy, Black Capricorn Day, King For A Day e Virtual Insanity sono solo quattro degli evergreen non presenti in scaletta.

Musicalmente, i Jamiroquai riescono comunque a ripagare le ombre sopra citate: strumentalmente restano sbalorditivi, con il bassista Paul Turner vero motore della band e capace di non far rimpiangere quello spettro di Stuart Zender che aleggia sul gruppo fin dal suo abbandono, avvenuto più dieci anni fa. Una vera e propria big band che entra in sordina e che inizia a dare qualche sussulto solamente nel ritornello di Rock Dust Light Star, title track dell’ultimo disco, per poi esplodere nel delirio dell’accoppiata Cosmic Girl/Canned Heat, piazzate rispettivamente come terzo e quarto pezzo. L’impressione è che comunque i Jamiroquai abbiano scelto una via più classic funk rispetto al passato: alcuni brani sono riarrangiati e depurati delle parti più elettriche, al punto che anche una mazzata come Deeper Underground, pur restando un brano notevole, perde un po’ a livello di impatto. Su Jay Kay non si possono sollevare critiche: maiuscola la sua performance e ottima l’interazione con il numeroso pubblico, per una serata non molto lontana dall’essere dichiarata sold out.

Uno show asciutto e sobrio (al punto che lo stesso Jay Kay non ha sfoggiato il solito cappello da indiano, ma un borsalino oversized da moderno Space Cowboy), senza apici e vere e proprie vette, con il lato artistico che salva la qualità discutibile del materiale più recente. Prendetela così: un modo piuttosto elegante per non calcare la mano su una serata per alcuni versi deludente.

In apertura il concerto di Jury, uno dei tanti talenti emersi dal talent show X Factor. Per lui, la grande occasione che ha un fan di aprire per uno dei suoi artisti preferiti; per il pubblico, un breve set che non ha lasciato il segno.

Nicola Lucchetta

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