John Butler Trio, il report del concerto a Milano del 15 luglio 2014

john-butler-trio-report-concerto-milano-15-luglio-2014

Dopo la fantastica data di Bologna dello scorso 18 maggio, il John Butler Trio è tornato in Italia per un secondo appuntamento al Carroponte di Sesto San Giovanni (MI). Intanto è bene chiarire che John Butler non si aspettava un’affluenza simile anche per la seconda data. L’Estragon fu sold out, ma anche la bella location di Sesto ci è andata certamente vicina. Questa premessa è importante perché lo stupore è la sensazione che ha accompagnato il cantautore australiano per quasi tutte le due ore di durata del concerto.

Si inizia con “Cold Wind”, ed è un po’ un peccato perché “Revolution” non è solo l’opener perfetta di “April Uprising”, ma è anche l’intro migliore che si possa trovare in una setlist della band. Però si capisce fin da subito che la serata è quella giusta, quella che serve per ribadire una volta per tutte al Trio e al suo carismatico leader che l’Italia è territorio conquistato. La prima sorpresa arriva già con “Ragged Mile”, brano più unico che raro in scaletta media, che suona un po’ come un omaggio premonitorio. Dire che John è in forma suona quasi strano, perchè presupporrebbe che qualcuno l’abbia visto fuori forma prima di oggi. Byron Luiters al basso invece appare purtroppo meno propositivo del solito, sempre molto attento al suo strumento e impeccabile dal punto di vista esecutivo, ma un po’ spento. Lo stesso non si può dire del nuovo arrivato, Grant Gerathy, che oltre a confermare nuovamente di avere il groove perfetto per la batteria del Trio, si diverte come un matto, con un sorriso a trentadue denti perennemente in mostra. Dopo poco più di mezz’ora di show batteria e basso vengono momentaneamente abbandonati e tra il pubblico inizia a sentirsi un leggero brusio, da cui emergono frasi come “è lei, vero?”, “ci siamo?”. John imbraccia la sua “undici corde”, e si siede col sorriso di chi sa perfettamente cosa sta per accadere a quelle migliaia di persone. Perciò arriva “Ocean”, il brano che John definisce come un’amica che ha una volontà propria. E infatti è l’unico pezzo che suona ogni sera e lo fa sempre in modo diverso. Probabilmente nessuno ha mai sentito due volte la stessa versione di “Ocean” dal vivo. E il 15 luglio 2014 il volere di quel quarto d’ora di corde toccate, sfiorate e percosse è quello di dare al pubblico la spinta necessaria a restistuire all’autore un po’ di quell’emozione. Quanto sono durati gli applausi e le urla? John, incredulo, si copre il volto con le mani ed esclama entusiasta “Oh mio Dio, ma siete pazzi?”. Tempo di riprendersi e arriva la perla che è mancata in quel di Bologna: “Peaches and Cream”, la canzone più intima di “Sunrise Over Sea” (2004). Finito il breve one-man show acustico si torna al full-band che materializza tutta l’energia di pezzi storici come “Zebra” o “Betterman”, alternati ai brani dell’ultimo disco – “Flesh & Blood” – tra cui spiccano la carica emotiva di “Bullet Girl” e l’irruenza di “Devil Woman”.

Ma quanti siete? Davvero è incredibile siate venuti in così tanti per noi. Perchè abbiamo aspettato così tanto a tornare in Italia?”. Domanda legittima, a cui deve per forza far seguito una promessa. Intanto è giunto il momento dei primi (finti) saluti, e dopo appena qualche secondo di boati John si ripresenta sul palco. A quanto pare il tempo sta correndo e non si vuole rinunciare a nessuna nota. Chiama sul palco Mama Kin, la sua migliore amica, nonchè sua moglie, con la quale canta una toccante versione di “Losing You”. C’è ancora il tempo per “Funky Tonight” e la conclusiva “Livin’ in the City” in cui ballare e saltare fino allo sfinimento, mentre la band sfoggia tutto il repertorio di virtuosismi che culmina in un magnifico assolo del frontman, che per chi ancora lo ignorasse è uno dei più eclettici e talentuosi chitarristi in circolazione.

Questa sera andrà in scena la terza e ultima tappa estiva italiana del combo australiano, ai Giardini Trauttmansdorff di Merano. Chiunque non sia riuscito a vederli nelle due precedenti occasioni dovrebbe correre ai ripari. Però avevamo parlato di promesse attese, giusto? Siamo una bella combinazione, noi e voi. E’ solo l’inizio di tanta bellezza a venire.

Condividi.