John Fogerty, il report del concerto a Trieste del 9 luglio 2014

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Dopo stanotte, alla domanda “Have you ever seen the rain?” i fan di John Fogerty sapranno fin troppo bene come rispondere. Ma partiamo con ordine: Trieste all’imbrunire, cielo scuro e sedie schierate su Piazza Unità d’Italia, si prega perché il tempo regga mentre l’eccitazione per il concerto sale. Il banco del merchandising è unico nel suo genere: oltre alle classiche t-shirt vende le originali camicie a quadri stile John Fogerty. Hanno un certo stile, è innegabile. Pochi minuti dopo le nove e mezza, Fogerty entra correndo, camicia rigorosamente a quadri e Les Paul dorata, dando il via a un tripudio di canzoni targate Creedence Clearwater Revival.

Tra i primi pezzi spicchi l’iconica quanto ironica “Who’ll stop the rain?” (Chi fermerà la pioggia?), scritta al ritorno in California, dopo Woodstock. “Non avevo mai visto così tanta droga e gente nuda” ricorda Fogerty, sottolineando come però la sua attenzione all’epoca fosse più rivolta al songwriting che alle follie hippie. Seguono “Born on the Bayou”, un altro grande classico molto apprezzato dal pubblico, e “Lodi”. La canzone in questione si riferisce ovviamente a Lodi, California (pronunciato Lo-dài) e non a Lodi, Lombardia, di cui Fogerty ha scoperto l’esistenza un paio di giorni fa, condividendo la sua sorpresa su Facebook. A sorprendere, oltre alla carica esibita nel suonare (il ragazzo è classe 1945, non dimentichiamolo), è la tecnica chitarristica: ogni canzone ha un solo che si fa notare, energico e appassionato, come dev’essere il rock & roll.

Dopo neanche un’ora dall’inizio, si alza il vento e la temperatura si abbassa di colpo. “Midnight Special” scalda gli animi, ma per precauzione il concerto viene temporaneamente interrotto. Sono le ore 22.25.

Ora sono le 00.23, sono nella mia stanza d’albergo, fuori diluvia. Inizio a pensare che il concerto non riprenderà.

Cover story a cura di Rodolfo Sassano.


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