Joss Stone – Gran Teatro, Padova 6 febbraio 2010

Cosa serve per sdoganare le sonorità funky e soul alle masse di ragazzini? Un miracolo di sicuro, ma un corpo da modella può aiutare molto nella difficile impresa. Prima delle tre date italiane della giovane stella del soul in Italia a supporto del recente disco “Colour me free!”. L’artista è stata accolta da un’affluenza buona ma in parte deludente, in rapporto ai 10 milioni di copie vendute nella sua carriera.

Ad aprire la serata Jury Magliolo, uscito dal talent show Xfactor, che nei pochi minuti a disposizione propone un mix di pop con alcune parti funky. Un set breve, giusto il tempo di scaldare il pubblico, dal quale però emerge una sua riflessione sul mercato discografico, che ridimensiona il ruolo delle vendite a favore della musica suonata dal vivo.

Se fosse capitato qualcuno per puro caso al Gran Teatro, di primo impatto non avrebbe mai pensato che Joss Stone avesse poco più di vent’anni. La giovane età è infatti “tradita” dal suo talento vocale fuori dalla norma e dalla capacità di tenere il palco come pochi, ma “riemerge” appena salta fuori la spensieratezza e la tranquillità della cantante, che sembra vivere il palco come un qualcosa da condividere con il pubblico. E proprio per questo motivo ci sarà l’unico inghippo a livello organizzativo della serata: durante i primi pezzi buona parte della gente (praticamente tutti i giovani), sedute sulle poltroncine poste nell’area di fronte al palco, si è alzata in piedi per poter assistere al concerto in piedi dalla “prima fila”. Un’azione spontanea e “pacifica” che, pur avendo preoccupato gli addetti alla sicurezza in un primo momento, non ha destato alcun problema.

Scherza e gioca con il pubblico Joss Stone, vestita con un abito nero e pantaloni attillati dello stesso colore. Ride molto spesso la giovane artista, e senza riuscire a fermarsi, al punto che un paio di volte è costretta a far prolungare gli intro dei brani alla sua band di supporto. Un gruppo di musicisti notevole, dal punto di vista quantitativo (batteria, tastiere, sax, chitarra, basso e due coriste) e qualitativo: un mix di gioventù ed esperienza, capace di ritagliarsi più volte il proprio spazio durante la serata. In primo piano, però, la voce di Joss Stone, che stupisce tutti per la sua impronta vocale molto vicina alla black music. Anche se nei pezzi più lenti emerge il suo lato più emozionale, il meglio di sé arriva nei pezzi più funky e ritmati, dove la spensieratezza e l’allegria sprizza da tutti i pori.

Circa un’ora e mezza di concerto, che ha percorso la carriera dell’artista di Dover, partita con “The soul sessions” fino all’attuale “Colour me free!”. 90 minuti che non hanno annoiato la gente accorsa al Gran Teatro, per una serata che ha confermato che il funky e il soul possono essere sdoganati anche tra i teenager, grazie soprattutto a cantanti del calibro di Joss Stone.

Si ringrazia Zed Live per la consueta collaborazione

Nicola Lucchetta

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