Jovanotti – Zoppas Arena, Conegliano (TV) 19 aprile 2011

Lo avevamo conosciuto fratello separato alla nascita dei Beastie Boys ai tempi de La Mia Moto e, pochi anni dopo, intrippato nella world music, con il brano L’Ombelico Del Mondo come esempio più eclatante. Una carriera che, sulla carta, può sembrare la storia di chi naviga la moda del momento è invece il percorso personale di Jovanotti, che è giunto a compimento con Ora. La prima serata alla Zoppas Arena di Conegliano conferma il preannunciato successo, che ha costretto l’artista ad aggiungere una replica il giorno successivo.

L’impostazione del palco è originale e al di fuori dei canoni classici: maxischermo sul lato destro, la band sul lato sinistro e una lunga passerella centrale che sarà il punto di connessione tra Jovanotti e i suoi fan. Aggiungete filmati in 3d (anche se alcuni problemi tecnici, per i quali lo stesso Lorenzo si è scusato, non hanno fatto godere del tutto questo effetto) e un impianto di laser e luci per il quale è stata chiesta consulenza ad un addetto alla produzione dei Linkin Park e avrete di fronte uno show tanto affascinante quanto sperimentale. Uno stage generoso, ma che ha comunque permesso di ritagliare un breve spazio in intimità, tra acustico e bossa nova, nella parte finale della passerella.

Le sonorità vicine alla dance aprono la serata, con una Megamix che fa ballare tutti i presenti. I brani di Ora, letteralmente saccheggiato, sono concentrati all’inizio della scaletta, con la toccante Quando Sarò Vecchio e l’accoppiata Il più grande spettacolo dopo il big bang-La bella vita che troveranno spazio, invece, nella parte finale. Per il resto setlist best of, con alcune esclusioni dettate dalla discografia ormai ampia dell’artista romano; il pubblico risponde calorosamente durante i brani più allegri (Il Capo Della Banda, Una Tribù Che Balla, Ciao Mamma, Ragazzo Fortunato), ma anche nei brani d’amore (Bella, Tanto, Punto, Fango).

Dallo spettacolo di Conegliano emergono i tre fattori che sono i punti di forza di Jovanotti: la capacità far diventare delle virtù e dei marchi di fabbrica i limiti tecnici (comunque emersi in dei tentativi un po’ goffi di giocare con la voce), il costruire testi profondi (Fango) adatti al suo timbro vocale, il farsi accompagnare da musicisti di livello superiore, come l’inseparabile Saturnino. Uno spettacolo di caratura internazionale nel quale emerge il valore di Jovanotti, al quale non perdoniamo una sola cosa: le scarpe con i brillantini indossate all’inizio del concerto. Quelle sì, sono state uno spettacolo inguardabile.

Nicola Lucchetta

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