Lacuna Coil – Alcatraz, Milano 26 settembre 2006

Bello davvero il concerto dei Lacuna Coil. Band che è riuscita ad affermarsi oltreoceano e che ha ampliato notevolmente il seguito di fans italiani, andando a pescare tra aspiranti gothiconi, adolescenti in cerca di “musicadddura”, alternativi elitari, rockettari mainstream e ex metallari pentiti. Sicuro di aver reso l’idea dell’abbondante audience convenuta all’Alcatraz, preciso di non aver nessun minimo intento dileggiatorio nei confronti di headliners e supporters.

Ritengo i Coil un gruppo che si è costruito una buona credibilità, trovando il modo di emergere al tempo giusto, grazie anche ad accurate scelte musicali e pubblicitarie, puntando forte sull’immagine della singer Cristina Scabbia. Sciolte le riserve, ribadisco che lo spettacolo offerto dalla band italiana non ha avuto nulla da invidiare ad altri recenti set di act internazionali passati nel nostro paese. E’ proprio la sensazione di assistere a uno show ‘all inclusive’ che fa capire quanto il gruppo sia cresciuto: sound pulitissimo e nitido nei momenti più dark, devastante e sporco nei momenti jump-osi (mi si consenta l’obbrobrio ma rende bene l’idea), scenografia e lights perfettamente studiati, teatralità e movimenti ad hoc presenti in diversi brani e platea coinvolta dall’inizio alla fine grazie a una setlist ben calibrata, ovviamente generosa nei confronti dell’ultimo “Karmacode” (9 pezzi su 16 in scaletta non è male). Pollice alto per loro quindi, le chiacchiere continueranno a priori, loro intanto hanno ottenuto il successo.
Ad aprire la serata c’avevano pensato i bravissimi Node, con 5 tracks furiose (plus da non trascurare il minibis con parte di “Domination” dei Pantera) e senza compromessi, dense di <<swedishthrashdeathtantoperrenderl’idea>> uber tecnico, che hanno stupito in maniera positiva molti convenuti. Alcuni si chiedevano se Di Salvia (il piovrone sotto umana forma che siede dietro le pelli della band, ndr) avesse 6 pedali in più nascosti oltre al doppio che disintegrava, altri se Daniel Botti o Gary D’Eramo fossero incazzati per qualche motivo in particolare o come facesse Klaus Mariani a stare dietro agli altri standosene tranquillo e quasi pacifico alla sinistra dello stage. Qualcun’altro invece ha preferito godersi l’esibizione di una realtà estrema in un contesto che non lo era per nulla, felice di aver avuto un responso più che positivo da questo, composto per la maggior parte da persone non abituate a queste sonorità.
In mezzo abbiamo salutato volentieri la calata dei Poisonblack, band del singer ex Sentenced Ville Laihiala che ora s’impegna anche alla sei corde. I nostri non devono per forza essere considerati una copia spudorata degli Him, il gothic metal che propongono non ha certo elementi che facciano gridare al miracolo, ma per chi ha amato Laihiala quando era impegnato sotto altro monicker, non può che essere felice di averlo ancora on stage con musica che proprio fastidio non procura. Prestazione precisa, non molto interattiva ma efficace, il recente “Lust Stained Despair” è un buon disco e il responso dell’Alcatraz è stato più che positivo. Chiaro che sentire “Dead Moon Rising” (per citarne una) faceva un altro effetto, notare qualche sparuto gridolino d’arrapamento verso l’altissimo finlandese fa un po’ ridere ma nel complesso i Poisonblack hanno fatto un buon concerto. Promossi anche loro via, in una serata che ha offerto della buona musica e garantito entertainment.

Lacuna Coil Setlist: You Create – What I See – Fragments Of Faith – Swamped – Fragile – Invisible Light – 119 – Closer – Devoted – Entwined – To The Edge – Daylight Dancer – Virtual Environment – Enjoy The Silence – Heaven’s A Lie – Our Truth.

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