Lady Gaga – Ericsson Globe, Stoccolma (Svezia) 7 maggio 2010
Scritto da Redazione Outune il 07 mag 2010

Ospiti speciali della serata gli statunitensi Semi Precious Weapons di Justin Tranter, (cantante noto anche per il suo ruolo di designer nel settore dei gioielli) band che ha seguito Lady Gaga sin dalle primissime date nei club della Grande Mela “di fronte a sole 12 persone”. Mentre l’italo-americana esplora il lato più pop di New York City, a questo combo di formazione classica (batteria, voce, chitarra, basso) è dato il compito di mostrarci quello più rock e glam. Anche se all’apparenza la band sembra troppo estrema e capace solamente di fare scena, tuttavia anche sul piano musicale i quattro si dimostrano compatti ed affiatati, grazie ad una sezione ritmica potente e ad una chitarra che sembra non aver perso di vista la lezione di numerose band cotonate degli anni Ottanta. Di sicuro, la frase “I can’t pay for my rent, but I’m fucking gorgeous” si candida a frase dell’anno; ci sbilanciamo, dicendo che questa è una band da tenere sott’occhio già a partire dalle prossime settimane.
Come abbiamo detto, il “The monster ball tour” si candida ad essere il più importante intrattenimento dell’anno, grazie soprattutto alle scenografie e ai costumi ottimamente curati (tra cui il reggiseno sparafiamme presentato durante “Paparazzi”), ai giochi di luce e video e le coreografie di un corpo di ballo numeroso: tra le tante cose, notevole il “Monster fame”, protagonista sempre durante “Paparazzi”. Ma anche dal lato musicale lo show si e’ rivelato interessante: una vera band ad accompagnarla, con tanto di arpa e violino (suo il ruolo principale in “Alejandro”) ad arricchire un sound elettronico e rock. Spazio, infatti, anche ai due bravi chitarristi, che si ritagliano in più parti la possibilità di fare qualche assolo, e ad un batterista incredibile nel tenere il tempo per due lunghe ore, e capace di dare un tocco maggiormente tribale alla strofa di “Lovegame”.
Se proprio dobbiamo trovare un paio di difetti, quello più evidente è il fatto che tra i vari atti (e nell’encore) vi siano pause troppo lunghe e, in alcuni casi, dei tempi morti che rallentano, e molto, il ritmo dello spettacolo. In seconda battuta, inoltre, l’ottima performance vocale di Lady Gaga (difficile da dimenticare la sua performance al pianoforte in “Brown eyes” e “Speechless”) è macchiata alcune volte da dei notevoli aiuti “dalla regia” da parte delle brave coriste: troppo evidente la cosa specialmente nei primi pezzi, come ad esempio “Just dance”, inconveniente che ci aveva fatto temere (in maniera errata) il peggio per il resto dello show.
Concludendo, l’unica nota che ci sentiamo di aggiungere e’ di non farsi scappare una delle tre date italiane del prossimo autunno: indipendentemente dai gusti, queste due ore valgono ogni singolo euro speso; chiedete alle 15000 persone che hanno affollato l’Ericsson Globe di Stoccolma…
Setlist: Intro, Dance in the dark, Glitter and grease, Just dance, Beautiful dirty rich, The fame, Lovegame, Boys boys boys, Money honey, Telephone, Brown eyes, Speechless, So happy I could die, Monster, Teeth, Alejandro, Poker face, Paparazzi, Bad romance
Nicola Lucchetta










