Le Luci Della Centrale Elettrica, Atlantico Roma 4 aprile 2014

concerto-le-luci-della-centrale-elettrica-roma-2014

Quante cose sono cambiate dall’ultimo concerto de Le luci! In due anni Vasco Brondi ha fatto un gigantesco salto di qualità, e di quantità, visto che l’Atlantico è forse dieci volte il Blackout, l’ultimo posto in cui l’avevo lasciato; e l’ha quasi riempito.

Ha avuto la sua grande chance anche Maria Antonietta, chiamata ad aprire la performance del suo più noto collega. Si è presentata lì, su quel palco così grande, con una chitarra e una voce. La sua figurina minuta e luminosa si è fatta largo tra il vociare del pubblico – tipico nei concerti abbastanza grandi e quindi un po’ dispersivi – con coraggio. La tensione iniziale, infatti, è stata presto smorzata dagli applausi. Tra di loro più di qualcheduno conosceva le canzoni e le cantava: Saliva, ad esempio, o Questa è la mia festa; e Ossa. Canzoni che hanno messo in evidenza il suo particolarissimo timbro vocale, che ricorda un po’ Carmen Consoli – in Maria Maddalena la somiglianza si è palesata – e la qualità della sua musica, apprezzato soprattutto dagli amanti dei Marta sui tubi e dello stesso cantautorato alla Vasco Brondi.

Dopo una buona mezz’oretta di attesa un boato accoglie Vasco che sale sul palco: si parte con La terra, l’Emilia, la Luna, che dimostra immediatamente quanto il pubblico abbia recepito il nuovo disco Costellazioni. Poi subito un tuffo nel passato con Lacrimogeni. Solo in quel momento ho realizzato che è davvero tutto diverso: il pubblico, in primis: sono stato letteralmente assediato, lungo il corso della serata, dalle urla di ragazzine impazzite che hanno dato un senso tutto nuovo ai famosi versi E andiamo a vedere le luci / della centrale elettrica. Vasco stesso è cambiato: non ha fatto altro che saltare da una parte all’altra del palco, svestendo i panni pigri del cantautore per indossare quelli dello showman, dell’animale da palco che il suo avido pubblico reclama. È cambiato anche il fatto che non si può più, ora, contrattare con successo sul prezzo della merce al banchetto – ahi, triste verità.

Riflettendo sui brani del nuovo album ripenso a quanto scritto proprio su queste pagine: di come Vasco sia riuscito a re-inventare un linguaggio e far esplodere una poetica affascinante, sì, ma soprattutto rappresentativa di una generazione. Ripenso ad un altro distico come Rovistando tra i futuri più probabili / Voglio solo futuri inverosimili, che tanto montava il senso di appartenenza: questo è realmente il modo che alcuni tra noi hanno di immaginare il futuro. Certo non tutto può essere rose e fiori: con che credibilità quell’esercito di “Whooo Girl” mi canta Siamo l’esercito del Sert? Se dovessi riassumere il passaggio che è avvenuto direi che dalle Luci della centrale elettrica siamo ora passati a Vasco Brondi. Del resto questo concerto sancisce l’ingresso di Vasco in una dimensione grande, con palchi e numeri da grande, il che significa che i vecchi fan, come talvolta accade, dovranno fare i conti con i nuovi fan. Il suo linguaggio riuscirà a mettere tutti d’accordo? Temo di sì.

Ma voi volete giustamente leggere di cosa è accaduto e soprattutto conoscere la scaletta. Le luci, o meglio, Vasco attinge molto dal nuovo album naturalmente: Macbeth nella nebbia, I destini generali, I Sonic Youth, Punk sentimentale, Ti vendi bene, tra i brani più attesi, e Un bar sulla via lattea. Come si diceva, anche dai vecchi però: Lacrimogeni, Per combattere l’acne, La gigantesca scritta Coop: la scaletta, come vedete, inizia a diventare davvero ricca di grandi canzoni.

Segnaliamo anche l’interessante duetto d’obbligo con Maria Antonietta, con cui è stata eseguita Alla felicità e ai locali punk: carini quei due ragazzi sul palco, venerati da una folla che li ha consacrati come i nuovi paladini della musica indie italiana, dove indie è inteso nel suo senso comprensivo di tutto ciò che è indie, ovvero un sacco di cose e soprattutto un sacco di gente – anche chi non sa di esserlo, pensa di non esserlo, o non vuole esserlo.

Serata piena di riflessioni, piena di stimoli insomma, per la quale dobbiamo rendere grazie, ancora una volta, ad Ausgang. Con qualche sorpresa e, alla fine, anche qualche sconto al botteghino: ho però dovuto parlare con la titolare, quindi no, non ho preso il disco di Vasco.


Condividi.