Lenny Kravitz – Arena Civica, Milano 14 luglio 2008

Mi erano un pelo calate le pal…pebre ad aver appreso la notizia della consegna delle chiavi della città di Milano a Lenny Kravitz poche ore prima del concerto. Ora, posto che in Comune ultimamente ci fanno passare anche il marito di J-Lo e che quindi Lenny ha tutto il diritto di transitarci anche lui, mi domando cosa diavolo passa per la testa di chi organizza queste cerimonie fuffa: perchè gli dai il sigillo? Cosa mai ha fatto?
Mettendo da parte la polemica gratuita su quanto esposto sopra (alla fine chissenefrega, io non son di Milano), passiamo al resoconto di una serata all’Arena discretamente attesa da una buona folla eterogenea e composta da giovani e meno giovani, con tanto di gnocche d’ordinanza agghindate tipo disco (ma questo dovrebbe essere un concerto rock…almeno in teoria).

E’ inutile dire che una volta sul palco Lenny, ci fa dimenticare gli ultimi episodi discografici non esattamente esaltanti con un inizio carico di groove e grinta. Anche i brani dell’ultimo “It Is Time For A Love Revolution” escono meglio dal vivo, grazie a un approccio decisamente funky che il Nostro, coadiuvato da una band eccellente con tanto di sassofonista, dona a “Bring It On” tanto per citarne una. I boati arrivano con le classiche “Dig In”, “Mama Said”, “Fly Away” e la conosciutissima “Are You Gonna Go My Way?” (che ricordi…), mentre, col passare dei minuti, la reazione degli astanti diventa sempre più fredda sui pezzi più recenti (e anche su qualche lento di troppo), fatto dovrebbe far riflettere il chitarrista.
Il finale offre anche la datata “Let Love Rule” oltre alla già citata megahit planetaria anni novanta, che congeda il pubblico italiano dopo uno spettacolo comunque interessante ma meno incisivo di quanto mi aspettassi. Io comunque sono uno di quelli che vorrebbe sentire brani solo dai primi tre dischi della star statunitense e quindi sono abbastanza di parte…

Piero Lisergi

 

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