Ligabue – Campovolo, Reggio Emilia 16 luglio 2011

Quando si parla di Luciano Ligabue e Campovolo, per associazione di idee ti tornano alla mente le immagini del 2005 e di quei 4 palchi che abbracciavano il numerosissimo pubblico, oltre 180.000 unità, in una parola impressionante, tanto da valere un record europeo per numero di persone presenti ad uno stesso concerto a pagamento.

Lo stesso evento ha avuto luogo il 16.07.2011, data da imprimersi nella memoria come ci insegnavano da bambini durante le lezioni di storia, perché anche questa è storia, palco di 90 metri, megaschermi  e una cospicua presenza di casse per la diffusione del suono, aree riservate per Fans Club e altri, pronto intervento dotato di qualsiasi mezzo per affievolire sete e calore dei raggi del sole. Tutto questo è stato solo l’inizio e la presentazione della venue con più di 110.000 presenze.

Orario quasi rispettato dall’artista (minuto più minuto meno) che al calar del sole e con l’aiuto del Gruppo, ossia Michael Urbano (batteria), Kaveh Rastegar (basso), Federico Poggipollini (chitarra), Niccolò Bossini (chitarra), Luciano Luisi (tastiere), José Fiorilli (tastiere), ha dato il “benvenuti” a tutti con la doppietta “Questa è la mia vita” e “Un colpo all’anima” .

Il concerto prosegue con alcuni video di contorno e una cornice che solo Ligabue sa gestire in maniera egregia, megaschermi impressionanti e imponenti proiettano immagini “a tempo” col ritmo di “I ragazzi sono in giro”, un muro virtuale imbrattato di inchiostro faceva intravedere la scritta ragazzi, e da lì è stato delirio.

Altri pezzi continuano a scaldare il pubblico per poi passare al primo brano “acustico” in passerella assieme al maestro Mauro Pagani.

Nel frattempo cambio palco e ingresso del primo pezzo di storia del Liga:
Clan Destino (Max Cottafavi alla chitarra, Gigi Cavalli Cocchi alla batteria, Luciano Ghezzi al basso e Gianfranco Fornaciari alle tastiere) coi quali sfoggia un “Anime in plexiglass” fuori dai canonici schemi di scaletta che è solito dare al suo pubblico; lo show continua ed ecco sempre con i Clan Destino sul palco la prima “chicca”, un pezzo del quale esiste solo una registrazione live suonata da Luciano e gli Orazero dal titolo “M’abituerò” e, a seguire lo stupore di parte del pubblico (più di uno la canticchiava), poco dopo in scaletta il pezzo “scelto” dalla votazione popolare, “I duri hanno due cuori”, canzone che appartiene all’album “Sopravvissuti e sopravviventi” e appartiene al barMario (fans club ufficiale di Ligabue) e l’estasi è totale per Veleno e la sua triste storia d’amore.

Seconda tranche acustica con il maestro Pagani e i molteplici strumenti  e nuovo cambio palco per l’ingresso della oramai collaudata e amata dal pubblico:
La Banda (Federico “Capitan Fede” Poggipollini alla chitarra, Antonio “Rigo” Righetti al basso, Robby “Sanchez” Pellati alla batteria e Mel Previte alla chitarra) per dare spazio a un giro di spolvero dalla calma presa col pezzo in acustico, attaccando un “In pieno rock’n’roll” degno di nota e degno dell’evento, giro di brani classici di repertorio per l’artista per l’altra sorpresa della serata, un episodio inedito che a dire dell’artista era stato escluso dall’album “Buon compleanno Elvis” (poiché già composto da 14 brani), ovvero “Sotto bombardamento“, un pezzone in vecchio stile Liga che è piaciuto alla vecchia guardia e spero e credo piaccia anche alla nuova. Ennesimo giro d’acustico questa volta con una persona in più; oltre a Mauro Pagani, Corrado Rustici prende campo in passerella e “si fa sentire” in “Buonanotte all’Italia“; poi il palco è pronto per la nuova veste.

Il Gruppo, ossia la formazione che lo ha seguito all’inizio dell’evento e per tutto il suo percorso da 3 anni a questa parte. Il concerto volge al termine e la prima pausa effettiva avviene dopo 2.45h di performance ininterrotta, classico stop di recupero di 5-7 minuti ed ecco entrare tutti i componenti sul palco, e per tutti intendo proprio tutti, per la canzone finale; prima sono stati presentati 25 anni di carriera del cantante, dai Clan Destino a Il Gruppo, e ora tutti quanti a suonare “Taca banda” e a darci il via verso casa.

Un evento epico per un personaggio di tale portata.

Grazie a Emanuele Camilletti

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