Linkin Park: la prima volta a Tel Aviv (ESCLUSIVA)

Linkin Park © Noa Magger

La prima volta in Israele per i Linkin Park. Una giornata che li ha visti con la stampa, quindi in visita al Muro del Pianto e impegnati con un incontro con il sindaco di Gerusalemme. Dulcis in fundo un concerto bombastico per un’intera giornata vicino a una delle rock band più in voga del decennio.

LINKIN PARK 15 novembre 2010. Tel Aviv, Israel – Photo, Report by Noa Magger, courtesy of MaKoThese pictures and the following article are copyrighted. Do NOT use without permission. – Le seguenti immagini e l’articolo sono protetti da copyright, ne è severamente vietato l’utilizzo senza autorizzazione. http://www.mako.co.il/

Linkin Park © Noa Magger

Non eravamo mai stati da queste parti, questi luoghi sono talmente ricchi di storia che mentre li visiti sei quasi in soggezione. Il sindaco di Gerusalemme ci ha chiesto di venire a girare un video qui. È una proposta interessante e la valuteremo”. Una band internazionale, distante anni luce dagli esordi in cui il loro crossover raccoglieva consensi tra giovani arrabbiati col mondo appassionati del tornado nu metal che stava travolgendo il mercato discografico. “Era impensabile onestamente fare lo stesso disco dieci anni dopo, abbiamo cercato in ogni modo di fare un album che lasciasse sorpresi tutti quelli che l’avrebbero ascoltato. Abbiamo osato tanto, cercato di essere aggressivi e d’impatto anche usando meno chitarre e molta più elettronica e campionatori di prima. Sarebbe stato facile per noi ripetere certi schemi e dividere le parti rappate e quelle pulite o urlate. Ci interessava portare la nostra musica a un nuovo livello di evoluzione e pensiamo di esserci riusciti.”

Linkin Park © Noa Magger

Vincere premi per Mtv e aver già venduto oltre cinquanta milioni di dischi potrebbe portare a un eccessivo appagamento per una band che è considerata tra i più importanti Rock Act internazionali. “Non ci siamo mai sentiti delle rockstar e non ci interessa per nulla esserlo se è questo che volete sapere. Non abbiamo inciso Minutes To Midnight o A Thousand Suns per cercare il successo mediatico o più passaggi in radio, abbiamo voluto fin dall’inizio incidere un disco che convincesse prima di tutto noi stessi. Siamo consapevoli che è stato un rischio ma siamo contenti di essercelo preso: attualmente la critica e i fans si sono pressappoco spaccati a metà, questo disco piace tantissimo oppure non è stato per nulla digerito. Col tempo probabilmente i giudizi cambieranno, ma non avremo tempo per seguire questo genere di cose dato che saremo in tour praticamente per tutto il 2011, facendo anche diversi festival estivi in Europa…”

Linkin Park © Noa Magger

Ma quanto cambierà il loro spettacolo live per inserire i pezzi del nuovo disco nella setlist? “Questo lo vedrete tra poche ore, ci sono ancora tutte le nostre hits, solo che avremo uno spazio centrale quasi interamente dedicato al nuovo lavoro, dimostreremo on stage che l’impatto dei nuovi brani è tutt’altro che leggero; ci saranno i megaschermi a fondo palco, cambieranno le atmosfere e le luci ma non abbiamo pensato a trovate sceniche eccessive, siamo alla fine della prima leg del tour e inoltre in uno spazio aperto dove non possiamo certo utilizzare il palco che usiamo per l’indoor, quindi era anche difficile ipotizzare novità”.

Linkin Park © Noa Magger

Si sente eccome in effetti lo ‘spazio centrale’. È probabilmente troppo dilatato il periodo che va da “No More Sorrow” a “Crawling”. Vero, c’è anche materiale non appartenente al discusso “A Thousand Suns” ma il pur caldissimo pubblico Israeliano mostra un calo di tensione evidente rispondendo poco presente anche di fronte al classicone “Numb”. Assolutamente superlative invece le parti iniziali e conclusive del set, dove “Wretches And Kings” o “The Catalyst” si dimostrano all’altezza degli altri pezzi da delirio inseriti in scaletta (su “Given Up” e “In The End” si rischia davvero il soffocamento nelle prime file, ndr).

Linkin Park © Noa Magger

Che cosa sono dunque i Linkin Park di A Thousand Suns? Una band che sta cercando di cambiare pelle nuovamente, che sta seguendo sicuramente la propria indole artistica ma che si trova di fronte un pubblico che su “Papercut” dà fuori di matto per poi rimanere (troppo) tranquillo durante molte nuove canzoni. Vanno avanti per la loro strada Bennington e Shinoda, ma sarà interessante vedere dopo questo lunghissimo tour se in studio si sentirà un’improvvisa esigenza di recuperare il mood e le atmosfere di “Hybrid Theory”, oppure se l’evoluzione della band continuerà su altri territori che però, almeno commercialmente, sembrano sorridere meno al gruppo statunitense.

Setlist: The Requiem, Wretches And Kings, Papercut, Given Up, New Divide, Faint, Empty Spaces, When They Come for Me, No More Sorrow, Jornada Del Muerto, Waiting For The End, Wisdom, Justice And Love, Iridescent, Numb, The Radiance, Breaking The Habit, Shadow Of The Day, Crawling, One Step Closer, Fallout, The Catalyst, The Messenger, In the End, What I’ve Done, Bleed It Out/A Place For My Head.

Paolo Sisa (trad.)

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