Linkin Park, Milano 10 giugno 2014

Mettiamo subito in chiaro le cose: il concerto dei Linkin Park al City Sound di Milano del 10 giugno 2014, primo evento di un ricchissimo cartellone che si svilupperà in circa un mese e mezzo, è stato un successone. Più di trentamila persone, infatti, non se le aspettava nessuno, dal promoter alla band stessa passando per gli stessi fan. Un’ondata umana che ha anche causato qualche piccolo problema nella gestione degli ingressi.

Foto di Andrea Marchetti

Un evento che poteva essere annoverato tra quelli di punta dell’estate, ma che non lo è stato per motivi che esulano dalla band stessa: con una qualità di suoni decente in buona parte dell’area (per l’occasione non attrezzata di tribune), i volumi erano sostenuti solamente nelle prime file. Sul retro, da più o meno una trentina di metri in avanti, la potenza era piuttosto bassa, salvo nelle parti più elettroniche, dove i decibel si alzavano non poco.

Chester Bennington, Mike Shinoda e soci invece si confermano la macchina da guerra che li ha portati in pochi anni a diventare vere e proprie icone mondiali: meno scazzati rispetto all’ultimo show nazionale (Sonisphere 2011), gli statunitensi hanno proposto uno spettacolo altamente professionale, con nessuna sbavatura e una precisione fin troppo chirurgica, con il frontman nel ruolo di vero e proprio leone.

Precisione fin troppo chirurgica richiesta anche dal tipo di concerto portato anche in Italia e dalla possibilità, non confermata e nemmeno smentita, di aver scelto Milano per registrare parte del loro prossimo videoclip: un palco all’apparenza essenziale nel quale dominano la scena alcuni pannelli nei quali vengono anche trasmesse le gesta dei Linkin Park. E qui arriva l’unica critica che si può muovere al gruppo: una scaletta identica a quanto già presentato in altre date, compresi i Medley e i finali estesi. In uno show dove il livello è rimasto sempre alto, il calore del pubblico è esploso su Numb e In The End, due delle loro hit più conosciute e cantate praticamente da chiunque. Detto ciò, i LP rimangono uno dei pochi gruppi rock usciti nel terzo millennio capace ancora oggi di radunare attorno a sé decine di migliaia di persone ogni sera.

In apertura i Fall Out Boy, in Italia per la prima volta dalla pubblicazione di Save Rock And Roll. Lanciati da un Patrick Stump in forma strepitosa (uno dei migliori, se non il migliore, cantante nel genere pop-punk in attività), il quartetto ha proposto anch’esso una setlist consolidata in questa leg europea. Tanti pezzi dall’ultimo lavoro, capaci di coinvolgere anche i non avezzi grazie ai riusciti sing along, ma l’attenzione è salita con i pezzi più noti, come ad esempio Dance Dance, This Ain’t A Scene It’s An Arm Race e Thanks Fr Th Mars, e la cover di Beat It di Michael Jackson che da anni trova un posto fisso nelle loro scalette.

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Foto di Rodolfo Sassano

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