Liza Minelli – Auditorium, Roma 29 ottobre 2008

 

La divina Liza ha regalato al pubblico romano dell’Auditorium una serata indimenticabile.
Tra successi intramontabili come “Cabaret”, “Maybe This Time”, “And The World Goes ‘Round” e ovviamente “Theme From New York, New York”, Liza Minnelli ha proposto uno show della durata di due ore durante il quale ha trovato modo per dar prova (qualora ce ne fosse ancora bisogno!) delle sue incredibili capacità istrioniche di cantante, ballerina e attrice e per rendere omaggio ad una grandissima dello spettacolo, Kay Thompson.

In una notte piovosa come quella del 29 Ottobre solo una Stella autentica come Liza poteva riuscire a portare un po’ della magica polvere dei palchi di Broadway qui a Roma. La sua voce, anche se naturalmente diversa da quella dei tempi di Cabaret, è sempre e comunque bellissima ed il suo vivere per fare spettacolo, per “essere” spettacolo è la cosa che la rende davvero una diva.
Tra il pubblico c’erano moltissimi gioielli e smoking quella sera, ma nulla era più luccicante e nulla era più elegante degli occhi, della voce e dell’entusiasmo della Diva.
Lei nata da grandi personaggi di spettacolo, cresciuta sui palchi di mezzo Mondo ancora qui a cantarci le sue canzoni, a sudare per le sue coreografie, a parlare, scherzare e raccontare, per offrire al suo pubblico qualcosa che ormai in molti ripudiano, o fingono di snobbare: lo Spettacolo Puro, quello fine a se stesso, senza politica, senza morale, poesia, senza fine, quasi senza significato, in una parola: intrattenimento.

Lei è un’autentica macchina da intrattenimento, lo è ancora, sa fingere benissimo ma sa ancora meglio essere sincera, essere se stessa. Una donna che dalla vita ha avuto tutto e che ha sofferto infinite volte. Questa donna, questo esemplare raro, ultima erede di un tipo di spettacolo, di un modo di farlo e concepirlo, di un’epoca che l’ha vista Regina accanto al Re Frank Sinatra, questa sera è stata qui a Roma, all’Auditorium, a fare spettacolo per noi.

Un domani forse sarà scritto su qualche poster dell’Auditorium o su qualche targa che anche Lei è stata qui, come già è scritto al teatro Sistina di Roma. Chi come me era presente leggendo quella targa magari ricorderà il vibrato della sua voce, i suoi enormi occhi neri, il suo riso infantile, i leggeri motivi delle sue canzoni e penserà a quel concerto come a un “evento” che andava colto al volo, quando per Lei non è stata che l’ennesima rappresentazione, l’ennesima cerimonia dell’intrattenimento e dello spettacolo, per la quale è nata e dalla quale è nata.
Citando Tomas Milian: “Pe’ fa er buffone ce vole un còre così”.

Paolo Bianchi

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