Low Milano Magazzini Generali 28 novembre 2011

Dopo ben quattro anni di assenza, i Low sono finalmente tornati a scaldare il loro pubblico italiano grazie ad un concerto imperdibile. La prima cosa da segnalare, oltre ai Magazzini Generali che ingiustamente non segnano il sold out, è una variazione di scaletta molto gradita. A differenza di altre date, infatti, a Milano l’inizio dello show è affidato a due pezzi contenuti in “I Could Live in Hope”, pietra miliare della loro carriera. E la mossa si rivela vincente. “Lazy” è oscura e ipnotica mentre la maestosa “Lullaby” dal vivo acquisisce una particolare atmosfera onirica che sottolinea ancor di più la sua particolarità.

E’ la volta di lasciare spazio ad alcuni brani tratti da “C’mon”, l’ultimo lavoro in studio della band di Duluth. Passando da “You see everything” (la preferita dell’ultima release a detta di chi scrive) a “Majesty Magic”, e nonostante ogni canzone abbia un mood tutto suo, l’impressione è quella di fluttuare come se si fosse rinchiusi in una bolla di sapone. Il coefficiente emotivo già elevato di per sé viene esaltato dall’alternarsi delle voci tanto diverse quanto complementari di Mimi Parker e Alan Sparhawk (che, oltre ad essere colleghi, sono sposati nella vita reale), perfette sia in duetto che soliste.


La formazione slow-core statunitense è un fiume in piena, suona 10 canzoni senza sosta prima di salutare il pubblico con pochissime parole dritte al cuore. Dopo un’ora e mezza volata troppo in fretta, il concerto si conclude con l’encore “Sunflower” e “Laser Beam”.

A farla da padrona è stata l’armonia strumentale ed emotiva e uno dei meriti maggiori dei Low è, senza dubbio, quello di fare del minimalismo e della mancanza di fronzoli una ricchezza. Perché, diciamoci la verità, l’autenticità è sempre una scelta vincente.

Setlist: Lazy – Lullaby – Try to Sleep – violent Past – You See Everything – Monkey – Witches – Especially Me – Done – On The Edge – Murderer – The last snowstorm – Majesty/Magic – Breaker Nothing But Heart – Sunflower – Laser Beam.

Claudia Falzone, foto di Rudy Sassano

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