Manzarek Krieger of The Doors, Pistoia Blues 9 luglio 2011

manzarek krieger pistoia 2011

Il sogno si è avverato: dopo un’attesa infinita, il pubblico italiano ha potuto assistere ad un concerto che, se per ovvie ragioni non possiamo definire dei Doors, si è avvicinato per più di un aspetto all’atmosfera della fine degli anni sessanta. La componente sentimentale ha avuto la meglio su tutto, anche se va detto onestamente che Manzarek e Krieger suonano ancora come se avessero trent’anni e non settanta. Il resto della band ha fatto pienamente il proprio dovere: basso e batteria sono gli stessi da dieci anni, mentre il buon Dave Brock, voce della tribute band Wild Child, non ha deluso nel ruolo più impegnativo della serata. Sì perché, se i due ex devono accettare il fatto di non avere più al proprio fianco l’amico, a Brock tocca invece impersonificare ogni sera una delle più grandi leggende della cultura popolare mondiale senza risultare ridicolo.  Ci vogliono classe, personalità e due grosse palle. Detto ciò, in tanti anni di Pistoia Blues non mi era mai capitato di vedere così tanta gente nella piazza principale della città, segno che nonostante l’ironia circolata intorno ai due Doors, la gente non si è lasciata influenzare. Il classico giro di Krieger che apre “Roadhouse Blues” da inizio ad una setlist che letta per intero mette i brividi: da lì a poco si susseguiranno tutte le hit della band, da “Break On Through” a “Strange Days”, passando per “Peace Frog” e “Love Me Two Times”.

manzarek krieger setlist

E’ però su “When The Music’s Over” che l’atmosfera precipita fino a tornare indietro di quarant’anni: la folla è troppa per essere contenuta nell’area del concerto, l’energia sprigionata contro le transenne è insostenibile e le fa crollare. Dieci lunghi minuti di terrore. La gente ormai vuole superare le transenne e salire sul palco quando uno spaventatissimo Krieger dice che così non si può continuare e ferma lo spettacolo. Assurdo che solo la band abbia capito la gravità della situazione prima che potesse succedere il finimondo. Si riprende dopo innumerevoli problemi legati alla “ricostruzione” delle barriere, ma il clima è inevitabilmente cambiato: la band è spaventata, non si aspettava tutto questo ed è costretta a tagliare leggermente la scaletta. Col passare del tempo la situazione si ristabilisce, tanto che un risollevato Manzarek scende dalla propria pedana ed improvvisa un balletto suonando le maracas vicino al compagno di una vita. Ricominciano gli scherzi e le battute tra i due, che danno la sensazione di divertirsi come agli esordi. Ultima sorpresa, la comparsa sul palco di James Button, storico chitarrista di Elvis, per una versione di quindici minuti di “LA Woman”, che Jim riuscì a suonare solo una volta dal vivo (come fatto giustamente notare da Jody, thanks man, ndr)…

Luca Garrò

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