Marcus Miller Auditorium Parco della Musica Roma 26 aprile 2012

Marcus Miller Auditorium Parco della Musica Roma 26 aprile 2012

L’entrata della band è avvenuta con una mezz’ora di ritardo, ma in fondo c’era da aspettarselo perché le leggende arrivano sempre un po’ in ritardo; non troppo da far arrabbiare il pubblico, abbastanza per farci venire un po’ di ansia che ci predisponga per bene allo spettacolo. Così il mitico Marcus Miller, leggenda del basso elettrico jazz, che nell’ultimo tour ha suonato con Herbie Hancock, ha fatto la sua entrata plateale seguito dalla sua band; sullo sfondo la copertina del nuovo cd di Miller “Reinassance” faceva il suo bell’impatto visuale.

Troviamo ben due fiati nella band, il mitico Alex Han al sax, che ha già suonato con Miller in altre occasioni, come il tour in Europa nel 2008, e la giovane promessa della tromba: Maurice Brown, che si presenta con tanto di occhiali e cappello rapper, per abbinarsi all’immancabile copricapo del band leader. Troviamo inoltre il giovane Adam Agati alla chitarra, Kris Browers al pianoforte & tastiere ed il grande Louis Cato alla batteria, anche lui reduce da altri tour e battaglie musicali con Miller.

Nel primo pezzo la band inizia con un tempo molto lineare, uno slap non troppo spettacolare per accompagnare, e le tastiere di Kris Browers che, insieme alla chitarra, sono all’inizio meno presenti. Abbiamo prima l’entrata della tromba e dopo del sax a fare il tema. Successivamente nel pezzo “Detroid” troviamo un Louis Cato che infila una quantità di fill incredibile, pur senza mai perdere il tempo, un assolo tecnicissimo di Alex Han, che alterna note veloci a suoni lunghi (sembra avere il fiato di tre sassofonisti) e ovviamente lo slap spettacolare di Miller che tutti volevano ascoltare. “Redention” è invece un gioco di dinamiche che alternano slap micidiale e fiati a tutto gas con le delicate note pianistiche e un accompagnamento a dinamica bassa di Miller, che dimostra di controllare alla perfezione anche il “grooving” e non solo il “soloing”. Louis Cato segue molto bene i cambi di dinamica, come solo sa fare un batterista del genere. Il pezzo più spettacolare, nella modesta opinione del recensore, è stato “Mr Jeckill ‘n Mr Hide”, che fa parte del nuovo album, dove prende una certa importanza la chitarra, con un suono distorto alla Mike Stern, e l’alternanza tra quest’ultima con il suono funkeggiante di Miller e in dinamica più bassa i fiati; il tutto accompagnato dalle tastiere.

Quando il concerto sembrava essere terminato, la band non nega di certo un buon bis, accolto dal pubblico immensamente fomentato. Consiglio vivamente a tutti di guardarsi questa formazione in futuro, credo che ci riserverà molte sorprese, se ne avete occasione andate a sentirveli, ne vale assolutamente le pena.

Hector Faustini Mendo

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