Marilyn Manson – Palaverde, Villorba (TV), 26 novembre 2009

Ormai Brian Warner non è più l’”Antichrist superstar” e neanche la “all-star in the dope show” di una decina di anni fa; nel 2009 è diventato il clown di quel grande circo itinerante chiamato Marilyn Manson. Grossa delusione la prima data italiana di questo tour del Reverendo, per uno show che è tutto lustrini, luci e fumo (tanto fumo), ma il fantomatico arrosto è ben poca cosa.


Aprono la serata i giovani inglesi Esoterica, band che propone un industrial metal con delle linee vocali che ricordano molto la musica dark e new wave. Gruppo piuttosto statica sul palco, escludendo il cantante molto dinamico e carismatico, ma efficace dal punto di vista della proposta: mezz’ora di muro di suono potente, infarcito di qualche parte melodica. Il risultato è quasi scontato: gli Esoterica raccolgono i consensi di buona parte del pubblico presente (il grosso, comunque, arriverà dopo le 20.30, alla fine del loro set), al punto che il coro del nuovo singolo “Don’t rely on anyone” è stato cantato da molti. Ah, per i maschietti…molto carina la bassista Laura.

Marilyn Manson delude: vederlo già senza fiato dopo i primi cinque pezzi e stuprare dal punto di vista vocale brani che han fatto la sua storia, come ad esempio “Irresponsible hate anthem”, basterebbe per bollare lo spettacolo come un flop. Uno show piuttosto acerbo e che ha lasciato piuttosto delusi. Aggiungete il fatto che la band, pur avendo membri di assoluto come Twiggy Ramirez (bassista storico della band, in questo tour alla chitarra) e Chris Vrenna (batterista dei Nine Inch Nails degli esordi, alle tastiere), ha avuto dei problemi tecnici che hanno causato un paio di volte problemi notevoli nell’esecuzione dei brani, il “Portrait of an American family” è quindi presto fatto. Anche lo spettacolo di luci e fumo, che sembra una versione low budget del palco proposto recentemente dai Nine Inch Nails (act che è storicamente uno dei riferimenti diretti di Marilyn Manson, “Antichrist superstar” docet), non stupisce come dovrebbe.

Ad alzare un voto altrimenti fallimentare è però la scaletta, breve ma contenente una buona parte dei successi di Marilyn Manson; eccellente soprattutto la parte finale del set e l’encore, che contiene praticamente il meglio dei quindici anni di carriera del cantante originario dell’Ohio. Da panico soprattutto “Rock ‘n’ roll nigger”, cover di Patti Smith presa da “Smells like children” che si rivela la vera ciliegina sulla torta di uno show altrimenti deludente.

Due parentesi veloci sulle altre due attrazioni della serata. La prima è il pubblico: tanta la gente accorsa solamente perché vedere Marilyn Manson “fa figo”, e lo si è capito dal boato con il quale è stata accolta “Sweet dreams”, il suo brano più noto. La seconda sono le Forze dell’Ordine, mobilitate in massa dal Questore di Treviso per arginare il potenziale pericolo di disordini: ci vien da pensare che per loro questo giovedì sera uggioso sia stato, alla fine, paragonabile ad una libera uscita, vista la “scarsità di lavoro”. Dispiace vedere che il potere mediatico dei giornali, soprattutto locali, sia capace di influenzare anche Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza.

Setlist: Cruci-Fiction in Space – Disposable Teens – Pretty as a Swastika – The Love Song – Irresponsible Hate Anthem – Four Rusted Horses – Devour – Dried Up, Tied and Dead to the World – Coma White / Coma Black – We’re From America – The Dope Show – Rock is Dead – Sweet Dreams – Rock ‘n’ Roll Nigger – The Beautiful People

Si ringrazia Azalea Promotion, e in particolare Luigi Vignando, per la consueta collaborazione

Nicola Lucchetta

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