Massive Attack in concerto al City Sound di Milano, il report del 25 giugno 2014

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Ne è passato di tempo dall’epoca del “The Wild Bunch” e dalle prime scorribande in quel di Bristol di Robert “3D” Del Naja, Grant “Daddy G” Marshall, Andrew “Mushroom” Vowles e Adrian Thaws (aka Tricky). Ne sono trascorsi di anni da quel primo “Blue Lines” (1991, Virgin Records), ventitré soli nel corso dei quali i Massive Attack hanno sfornato l’esiguo numero di cinque studio album – si, ma uno più massiccio dell’altro -, un album di remix, due raccolte, un paio di EP e una colonna sonora, quella di “Danny The Dog”; lavori estremamente densi, strutturati e difficilmente incasellabili, caratterizzati da una messe infinita di collaborazioni illustri e, da un certo punto in poi, capaci di alzare non di poco le quotazioni di chiunque finisse nei credits, padroni di un sound in continua evoluzione, ma inconfondibile.

Sarà anche per questo che, nonostante l’ultimo lavoro, “Heligoland”, dati al 2010, seguito nel 2011 da una collaborazione con il giovane guru della dubstep Burial, da cui è nato l’EP “Four Walls”/“Paradise Circus”, e la presenza in città la medesima sera della band leggenda dell’hard rock che va sotto il nome di Aerosmith, che chissà quando ci ripassa di qui, il gruppo di Bristol, tornato a farci visita dopo quattro anni dall’ultimo passaggio in Italia, l’Ippodromo del Galoppo di San Siro l’ha quasi riempito in occasione di questa succosa anticipazione milanese delle tre date dell’8, 9 e 11 luglio a Roma, Piazzola sul Brenta e Genova.
Ad accompagnare sul palco dell’Alfa Romeo City Sound Del Naja e Marshall, lo zoccolo duro dei Massive Attack dopo l’abbandono di “Mushroom” seguito al tour di “Mezanine”, rimpiazzato in fase di produzione da Neil Davidge, è stato il trittico di voci da paura già presenti nel tour precedente: Martina Topley Bird, cantautrice, storica collaboratrice di Tricky e con i Massive in “Heligoland”; Horace Andy (aka Sleepy), leggenda del roots reggae, presente al fianco della band già dai tempi di “Blue Lines” e Deborah Miller, cui è toccato il delicato compito di interpretare quel paio di pietre miliari della produzione dei Massive Attack, “Safe From Harm” e “Unfinished Sympathy”, cantati in studio dalla straordinaria Shara Nelson.
Un’ora e mezza di live, partita forte al calar delle tenebre con “Battle Box”, una produzione di Del Naja datata 2012, primo dei quindici brani di una setlist divisa in due sezioni, la prima caratterizzata dalle atmosfere glaciali, oscure e a tratti vellutate degli ultimi due lavori e la seconda dai toni più caldi ed avvolgenti propri della produzione degli anni ’90. Spiccano nella prima fase di concerto la compassata inquietudine di “Risingson”, “Paradise Circus”, cantata in origine da Hope Sandoval dei Mazzy Star e reinterpretata qui da Martina Topley Bird, protagonista vocale assieme a “3D” della prima mezz’ora di concerto, una fenice (forse quella di cui canta nel suo pezzo “Phoenix”) nei suoi stivali argentati e con tanto di piumaggio a coprirle le spalle, e “Psyche”, sempre per la strepitosa voce di Martina, nella versione da brivido inclusa nell’EP “Splitting The Atom”.
Dopo “Future Proof”, tratto assieme a “Everywhen” da quel “100th Window” firmato da Davidge e Del Naja nel 2003 in assenza del temporaneamente fuoriuscito Marshall, con l’apparizione di Horace Andy e una “Girl I Love You” che fa da chiave di volta, ma che suonata più veloce rispetto all’originale perde parte del suo fascino, si apre la seconda sezione dello show. Anche “Teardrop”, che segue, nonostante l’azzeccata citazione di “The End” dei The Doors affidata alla chitarra, perde qualcosa nell’interpretazione della Topley Bird, la cui voce pare non prestarsi troppo al pezzo. È con “Angel”, che il live già decollato da tempo, anche grazie a visuals d’effetto benché uguali a quelli del tour precedente, abbandona l’atmosfera terrestre, Horace Andy è in grande spolvero e il pezzo riesce strisciante e potente. “Safe From Harm” ed è la volta della voce di Deborah Miller, che non fa rimpiangere l’originale, se si ripensa poi al finalone sintetico con cui il pezzo si infila direttamente in “Inertia Creeps”, che chiude prima dell’encore, sono subito brividi.

Tornati sul palco dopo una breve pausa, Del Naja e soci buttano su tavolo una tripletta di pezzi che ben rappresenta le diverse sfaccettature della loro produzione: “Unfinished Sympathy”, “United Snakes” e “Splitting The Atom”, con la quale ci lasciano. Sulla via dell’uscita in molti lamentano l’assenza in scaletta di “Karmacoma” ed è opinione generale che avrebbero potuto suonare un po’ di più; tuttavia a ben vedere a questo live, sviluppatosi in maniera parabolica da atmosfere più compassate al climax di “Angel”, “Safe From Harm” e “Inertia Creeps”, per tornare alla calma tormentata di “Splitting The Atom”, è mancato poco o forse niente.


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