Massive Attack – Milano, Conegliano Veneto (Treviso) 7-8 novembre 2009

massive attack 2009

Massive Attack – Palamazda, Milano, 7 novembre 2009

Quando, poco prima delle nove, le luci si spengono sul pubblico e si accendono sul palco di un Palamazda pieno ma non stracolmo, è la musa mascherata Martina Topley Bird ad assumersi l’onere di scacciare dai cuori e dai cappotti dei presenti il freddo e la pioggia dell’autunno milanese.

E lo fa con uno stile decisamente originale, a partire dall’elegante e aggressivo dresscode, proseguendo con la scelta del compagno di stage, un ninja-batterista che imprime alle melodie un ritmo che spazia dal dub al soul, a quell’elettronica pop di oggi, un mix di sonorità assolutamente ‘moda’, ma che alla fine non risultano troppo scontate, come in apertura si sarebbe invece potuto presagire. Martina chiude, dopo una mezz’ora, la sua applaudita introduzione alla band inglese, ma rimarrà ospite e protagonista dell’intera serata, a più riprese chiamata sul palco a fare da madrina di quello storico collettivo artistico che risponde al nome di Massive Attack.

Ed eccoli, avvolti in un velo di mistica nebbia artificiale, Robert “3D” Del Naja e Grant “Daddy G” Marshall, fare il loro ingresso di fronte al fitto tappeto di teste, mani e braccia, che per tutta la durata del concerto, non smetteranno un solo secondo di ‘polleggiare’ sotto al muro di suono offerto dal collettivo musicale di Bristol. Il mood è lo stesso di qualche anno fa (ex Filaforum, 100th Window Tour, ndr): ad accompagnare i pezzi dei padri putativi del trip-hop è un impianto di luci e led davvero suggestivo, che ti bombarda di pixel e colori (rosso e bianco dominano), pixel che parlano – opportunamente in italiano, a scanso d’equivoci – di news e numeri sconvolgenti, fatti che tutti dovrebbero sapere ma non tutti sanno, cose di casa nostra, ma che troppo spesso fanno notizia oltre confine. La critica sociale e politica, severa ma di respiro positivo, condita da messaggi di pace e libertà, è d’altronde parte integrante del repertorio dei Massive, che nei loro show (e non si smentiscono durante la prima delle due date italiane) mettono a nudo le storture di un sistema-mondo ormai al collasso.

Ma è ovviamente la musica del gruppo britannico, a colpire dritta al petto, oggi come agli esordi del ’91, del cui album Blue Lines viene riproposta in chiusura di serata una potente e atmosferica Unfinished Simpathy, in cui la calda voce di Deborah Miller domina sui cori del pubblico. Lungo l’intero spettacolo, sono le immense chiusure strumentali a penetrare maggiormente gli animi del pubblico, perché in realtà non chiudono affatto, ma aprono lo stomaco e lo sguardo su panorami sovrapposti e visionari.

In scaletta, poi, compare anche l’altro singolo dell’immenso album d’esordio (Safe From Harm), sempre condotto dalla generosa Deborah in maniera impeccabile, e con esso hanno spazio tutti i principali successi dell’ampio repertorio della band inglese: Red Light, Babel, Future Proof, Rising Son, Angel, Inertia Creeps, Karma Coma (che segna anche la conclusione, dopo due bis, della meravigliosa performance). Horace Andy, storico collaboratore dei Massive, ci regala una notevole e rivisitata versione di 16 Seeter; a questo punto l’unica cosa che davvero non mi convince del tutto (ma dopo una serata così, importa davvero?) è il retrogusto amaro che mi lascia Teardrop, altro pezzo affidato all’interpretazione, fin qui per altri versi impeccabile, di Martina (ma in questo caso è l’Elizabeth Fraser della versione originale ad essere inarrivabile).

Sarà stata anche colpa della pioggia insistente, ma sabato notte, ne sono certo, molti tra i presenti, tornando a casa, hanno avuto la sensazione di avere abbracciato un pezzetto di quella Bristol ‘underground’ dove, ormai 20 anni fa, Del Naja e Marshall posavano la prima piede di una rivoluzione sonora che non ha affatto intenzione di fermarsi.

Alessandro Camaioni

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Massive Attack – Zoppas Arena, Conegliano Veneto (TV), 8 novembre 2009

La serata di Conegliano non è iniziata nel migliore dei modi: escludendo la pioggia, ormai di casa in questo inizio di novembre nella Marca Trevigiana, si sono aggiunti dei problemi tecnici (più precisamente al generatore che avrebbe alimentato il palco) che hanno ritardato l’inizio delle danze di quasi mezz’ora. Escludendo questi imprevisti, tenendo conto della ben più comoda data milanese di 24 ore prima, questa seconda tappa che ha portato i Massive Attack in Italia a promuovere il nuovo EP “Splitting the atom”, un antipasto di quello che sarà il nuovo disco in pubblicazione ad inizio 2010, è stata un successone: anche se le zone laterali degli spalti non erano particolarmente gremite, la concentrazione di persone nel parterre è stata elevata, al punto di allarmare per un paio di volte la presente Crocerossa.

Non è facile, neanche per una dotata cantante come Martina Topley Bird, aprire la serata di un simbolo della scena elettronica come il combo di Bristol, ma alla fine della mezz’ora di set, il giudizio è ampiamente positivo: accompagnata da un batterista/ninja di indubbia versatilità, l’artista britannica fa decollare un set molto minimale, capace di spaziare dall’elettronica al rock, passando per il soul. A chiudere il set, un assolo/rullata di batteria, conclusione ideale per l’unico pezzo “pesante” di un concerto dal sapore etereo.

Non ci sono grosse differenze tra la data milanese e quella di Conegliano dei Massive Attack: scaletta praticamente identica al resto del tour, composta da una buona parte delle canzoni più famose della band di Bristol, e il solito spettacolo di luci spaventoso. Presenti anche alla Zoppas Arena Horace Andy, Deborah Miller e Martina Topley Bird, la terza che ricoprirà anche il ruolo di guest vocals in un paio di brani, inclusa una versione di “Teardrop” leggermente riarrangiata in ottica “orientale” (con tanto di costume di scena). A chiudere il concerto, anche a Conegliano una “Karmacoma” da cardiopalma. Per questo report ci soffermiamo su alcuni dettagli extra-musicali, poiché quelli musicali sono stati ampiamente trattati qui sopra.

Prima di tutto la classe delle due menti che stanno dietro al collettivo Massive Attack, Robert “3D” Del Naja e Grant “Daddy G” Marshall: musicisti di un’eleganza innata che, pur avendo passato da tempo la soglia dei quarant’anni (nel caso di Daddy G siamo ormai ai cinquanta), hanno ancora energia e creatività da vendere, e la voglia di proporre in giro per il mondo uno show che, dal punto di vista dell’impatto visivo e uditivo, è secondo a ben poche band. Anche il loro approccio alla musica è di tutto rispetto: molti i generi citati nelle due ore di set. L’elettronica la fa da padrone, ma c’è spazio anche per il reggae, il dub, il rock, la musica orientale e, nelle parti più dilatate, il richiamo alla psichedelia dei Pink Floyd è dietro l’angolo.

Ultimo spazio ai messaggi politici lanciati in più canzoni durante il concerto (e tutti in lingua italiana, corretta e senza grossi strafalcioni), incentrati su tre temi principali: la mancanza di criteri di distribuzione equa delle ricchezze (che porta ad avere in Africa medici che vivono con 150$ al mese e, ad esempio, banche d’investimento con patrimoni ben oltre il centinaio di miliardi di dollari), la libertà di parola (con tanto di citazioni di J.F. Kennedy, Malcolm X e Noam Chomsky) e la situazione italiana (dal gossip ai fatti di cronaca).Anche se tra i primi due argomenti ci sono numeri e citazioni “pesanti” che ci fanno riflettere, non ci stupisce (per cause a molti comunque note) la visione che la band inglese ha del nostro Stato: un sistema corrotto che, con l’apparenza, vorrebbe nascondere il marcio che sta alla base. Tra i fatti di cronaca citati infatti vi è il gossip più becero e trash, richiami alle recenti vicende politico-giudiziarie e al caso recente di Stefano Cucchi, morto in carcere e negli ultimi giorni vittima “sacrificale” della carta stampata. Questa è stata una delle parti più toccanti della serata, durante la quale la band ha ottenuto delle ovazioni capaci di sovrastare la musica stessa.

Annata eccezionale per gli amanti della musica elettronica, nella più estesa concezione del termine: non è facile vedersi, nello stesso anno, band del calibro di Nine Inch Nails, The Prodigy, Aphex Twin, Chemical Brothers e Massive Attack, limitandoci agli act più importanti. Tutti concerti di altissimo valore, confermati anche dalla serata di Conegliano di una band che, partendo dai sobborghi di Bristol, ha creato un genere che ha rivoluzionato la musica moderna.

 

Si ringrazia Zed Live per la consueta collaborazione.

Nicola Lucchetta

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