Metalfest 2012 Megadeth Milano 6 giugno 2012

I Megadeth si sono esibiti in concerto all’Alcatraz di Milano il 6 giugno nella seconda giornata del Metalfest 2012. I Megadeth chiudevano il bill, preceduti tra gli altri da Behemoth e WASP. Da registrare innanzitutto un netto aumento nelle presenze, il doppio almeno rispetto a ieri, per un totale di poco meno di mille convenuti. Il pubblico ha atteso pazientemente Mustaine e compagni, supportando l’esibizione dei Behemoth (capaci nei loro 40 minuti scarsi di fare il miglior contorno della serata allo show, con qualche fuocherello sul palco, fumogeni e coriandolistica brasiliana assortita in chiusura di set), nonostante la loro proposta estrema di black e death metal con tanto di facciazze pittate non si possa certo definire immediata. La band ha fatto subito presa sulla folla sin dalla marziale opener “Ov Fire and the Void“, conquistandola grazie al romantico discorso del leader Nergal, dedicato ai cristiani e alla blasfemia gratuita (chissà come l’avrà presa Dave dietro le quinte…). Un successo. Che poi i Behemoth la sappiano lunga in termini di impatto e di violenza sonora è un altro fatto conclamato e assodato. Per pochi, ma davvero convincenti.

I WASP celebrano il trentennale di attività con una setlist tutta classici (quindi via di “On Your Knees“, “L.O.V.E. Machine“, “Wild Child” e “I Wanna Be Somebody“) e tutto il peso di un Blackie Lawless in versione 16:9 (d’altra parte 55 primavere non è roba da poco), che finisce la voce dopo dieci minuti. Ma il concerto degli WASP è questo, un bordello in cui ci si deve scatenare senza stare a guardare il dettaglio, e poco importa se “The Idol” viene allungata a oltranza con assoli a manetta per aspettare che Blackie, seduto a lato backstage, si ripigli per il finale con “I Wanna Be Somebody”. Ha dato tutto e gli vogliamo bene anche se non si sbronza più col sangue sul palco…

E arriviamo alle note dolenti. I Megadeth tornavano in Italia dopo la tutt’altro che sfavillante prestazione al Big Four dell’anno scorso. Ellefson (il migliore stasera) e Drover (fedele al ruolo di batterista più calmo e piatto della storia del gruppo) ci avevano rassicurato pochi giorni fa, tuttavia i fattacci avvenuti ieri in Croazia (pubblico che in parte contesta la band e lancia oggetti sul palco costringendo i ‘deth a tagliare la scaletta, ndr) hanno probabilmente influito sulla brevissima perfomance offerta stasera da Mustaine e compagni. Ed è stato davvero ingiusto avere un’ora di concerto dei Megadeth, visto che il pubblico era tutto per loro (partecipazione totale con cori anche durante i riffs, come potete vedere dai filmati qui sotto): Milano si sarebbe meritata quanto meno un paio di altri storici cavalli di battaglia rispondenti al nome di “Wake Up Dead” e “In My Darkest Hour“. Certo, la band ha suonato “Poison Was The Cure” ed “Ashes In Your Mouth“, non ha praticamente sbagliato nulla in termini esecutivi (e anche questo si sa) ma stasera è davvero sembrato che mancasse la voglia di spaccare tutto e soprattutto di sfruttare lo slot da headliner: ieri sera i Blind Guardian son stati on stage quasi due ore, mentre Dave Mustaine si è limitato a svolgere il compitino, quasi non vedesse l’0ra di tornare in albergo o sul tour bus. E ha sbagliato. Una serata storta ci può stare, ma ora è da due anni che i Nostri non imbroccano un concerto in Italia (Rust In Peace Anniversary tour del 2010), nonostante l’audience locale li ami e li supporti in maniera convincente. Speriamo che il giro celebrativo di “Countdown To Extinction“, che dovrebbe svolgersi in autunno a partire dall’America, riporti le cose al loro posto; la preoccupazione per un fan di vecchia data che ha visto la band dodici volte dal vivo è in continuo aumento…

Setlist: Never Dead, Head Crusher, Hangar 18, She-Wolf, Trust, Dawn Patrol, Poison Was the Cure, Sweating Bullets, Ashes in Your Mouth, Whose Life (Is It Anyways?), Public Enemy No. 1, Symphony of Destruction, Peace Sells, Holy Wars… The Punishment Due.

J.C.


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