Metallica, Milano 6 luglio 2011 – The Big Four Italia

Era il Big Four ma è stato un concerto dei Metallica con degli Special Guest d’eccezione, ovvero Slayer, Megadeth, Anthrax. A partire dal minutaggio, passando per le scenografie, per finire con la clamorosa sproporzione a livello di impianto audio che è stata evidente sin dalle prime note del set della band di James Hetfield. Sì perché fino a quel momento la qualità del sound era stata molto discutibile, con volumi addirittura bassissimi specialmente nelle ‘ali laterali’ del corridoio cementificato dell’Arena di Rho (centralmente anche arretrando i volumi comunque aumentavano e miglioravano un po’). Può essere un caso che succeda con la prima band, gli Anthrax, magari devono essere settati bene i livelli pensiamo. Può essere una giornata no per i Megadeth, che a conti fatti sono sembrati quelli meno in palla oggi, ma se anche durante una band come gli Slayer, durante il cui set tecnicamente dovresti pregare per non morire subendo la furia sonora ed esecutiva di Tom Araya e compagni, puoi amabilmente conversare con i presenti con un tono di voce normale, i dubbi diventano ben più d’uno. Detto questo il Big Four Italiano è stato un evento da ricordare negli annali della musica metal nazionale. Affluenza enorme, ancora non abbiamo i dati ufficiali ma a spanne siamo andati tranquillamente oltre le trentamila presenze, chissà se i System Of A Down coi loro 40mila sono così lontani?
La giornata di luglio senza nuvole ha devastato i presenti sin dalle prime ore della mattinata, costringendo chi non ha voluto uccidersi per prendersi il braccialetto nero del primo pit antistante lo stage, a bivaccare sotto le molte strutture adibite a bar e punti di ristoro. L’assenza di docce è stata pesantissima oggi, gente in collasso nel pomeriggio e insolazioni a manovella. E’ anche vero però che quando gli Anthrax iniziano il loro set puntualissimi (alle 16:30) la gente risponde con grande entusiasmo. Anche Belladonna e soci sono in palla, tra i più attivi nel backstage poco prima, si confermano scatenati anche sul palco, sparando subito “Caught In A Mosh”, “Got The Time”, “Antisocial” e “Madhouse” nei primi minuti di esibizione. Su “Indians” la prima sorpresona della giornata, ovvero il ritorno on-stage di Scott Ian (terza chitarra sul palco quindi), incrociato effettivamente con grande sorpresa dietro le quinte e con ancora più stupore sul palco: “Faccio un’unica data in questa leg, e la faccio oggi in Italia perché amo il vostro fottuto paese!”. Carichissimi gli Anthrax, piazzano un pezzo nuovo, “Metal Thrashing Mad” come da copione e due accenni di cover che fanno impazzire la platea: “Refuse/Resist”, d’altra parte c’è Kisser alla chitarra e “Whiplash” nel finale. Peccato per i suoni impastati ma l’apertura col botto c’è stata tutta.


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L’attesa per i Megadeth è grande, la band di Mustaine passa molto spesso oramai in Italia e ottiene sempre grandi bagni di folla. L’entusiasmo c’è, il gruppo meno. Dave non ingrana e proporre bene o male la stessa setlist eseguita al chiuso nel Carnage Tour primaverile non è esattamente una bella idea. Due pezzi dal buon “Endgame”, un inedito dal prossimo nuovo album dei Nostri, “A Tout Le Monde” e anche “She-Wolf” (per non parlare di “Trust” come opener, valida nei palazzetti ma in un festival così soporifera) non hanno fatto presa sulla folla, che si è gasata sul serio sui classici immortali come “In My Darkest Hour”, “Peace Sells”, Symphony e Sweating di Countdown e “Hangar 18″ e “Holy Wars” posta in conclusione. Rimandati a settembre.
Gli Slayer oramai li conosciamo: al chiuso difficilmente steccano (anzi ti fanno diventare sordo), all’aperto se sono headliner o suonano per lo meno di notte vanno benino, altrimenti non si spremono più di tanto facendo un compitino dignitoso. E’ andata così anche oggi, con l’ovvio delirio di pogo (molto educato però, niente nasi rotti) su “War Ensemble” e l’accoppiata “Raining Blood”/”Angel Of Death” (inframezzata da una gustosissima “Black Magic”) a far godere tutti. Le chicche però sono state “Temptation” e “Dittohead”, che non conosceva nessuno se non le pellacce che seguivano la band anche quando le cose non andavano benissimo nel 1994 con la pubblicazione dello stupendo “Divine Intervention“.


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I Metallica hanno dominato. Suoni pazzeschi, setlist incredibile (niente “Nothing Else Matters”, solo legnate o quasi), interazione col pubblico totale e un impatto da leader tuttora incontrastati di un movimento nato molti anni fa e che si celebrava in Italia questa volta. “The Shortest Straw”, “The Call Of Ktulu” e “Through The Never” le chicche da raccontare ai nipoti, “Creeping Death” in chiusura preceduta da “Damage Inc.” e l’assenza di “Battery” (colmata da una grandissima “Blackened”) e tutti gli altri inni piazzati sparsi in una scaletta da sogno i dettagli di un concerto indubbiamente perfetto e da ricordare anche per chi già li ha visti più di 10 volte (chi scrive ad esempio).
In definitiva uno degli eventi dell’anno che, anzi, capitano pochissime volte in una vita. Evento a cui possiamo muovere come critiche un impianto audio tenuto in sordina per un bel po’ (ma magari chi era in mezzo, arretrato o nelle prime file potrà agevolmente smentirci) e la carenza inaccettabile di docce o per lo meno nebulizzatori. Certo che, la jam conclusiva con “Die Die My Darling” dei Misfits suonata dai membri dei Metallica e dei Megadeth al completo, da qualche Anthrax e con anche gli Slayer (Lombardo e Holt, sostituto di Hannemann) che ci hanno onorato della loro presenza in questa occasione, ha veramente colmato del tutto il prezzo del biglietto e di tutta la caldazza assassina che ci siamo presi oggi. Nei prossimi giorni foto e video realizzati durante le esibizioni di tutti i gruppi.

J.C. – Foto: Giuseppe Craca

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