Mgmt – Rolling Stone, Milano 7 luglio 2008

 

Tra il sacro e il profano, la psichedelia anni settanta e il sound dell’elettronica dei giorni nostri, lo scenicismo all’ennesima potenza e la spontaneità del rock da scantinato di periferia, questi sono gli Mgmt.
“Oracular Spectacular” è semplicemente una genialata, un capolavoro di originalità che sembra copiare tutti e non seguire nessuno, nel più semplice tentativo alla rievocazione dell’inconscio immaginifico della mente umana.
E come perdersi il loro concerto al Rolling Stone di Milano, da sempre location degli shows più alternativi della scena musicale meneghina.

Forse ci si aspettava uno spettacolo più clamoroso, più ricco di strampalate sorprese che si avvicinassero a quel festival  Primavera di Barcellona dove sulle note di “Kids” il duo ha fatto salire sul palco un bambino festante che si è dato a balletti scalmanati tra le grida estasiate del pubblico.
Ma Milano non è la Spagna, e ad attenderli solo un numero esiguo di personaggi più o meno indie; l’elite italiana che sta al passo con le novità musicali internazionali, che schifa le schiamazzate da concerto a San Siro, che apprezza l’insolito ma con un occhio anche a ciò che dettano le tendenze.
E dopo il breve spettacolo del gruppo spalla “Evo”, ecco che Ben Goldwasser e Andrew VanWyngarden danno il via senza troppi complimenti allo show facendo partire le note di “Week end wars”. L’atmosfera si fa sognante, leggera, le ugole femminee del duo creano una sinfonia di cori  quasi beatlesiani.
Neanche una parola a intervallare i pezzi. Solo musica e musica, le voci che si confondono con la melodia dei sintetizzatori che aleggia nell’aria, ipnotica e ossessiva.
“Electric feel” va poi a ridare verve allo show, ritmo dance e gridolini ai confini tra Bee Gees e i più contemporanei Scissor Sisters, un pezzo che andrebbe bene per un party anni 70.
Grandiosa poi l’interpretazione della dolcezza ripetitiva di “The youth”.
“The youth is starting to change/Are you starting to change?/Are you? /Together, Together, together, together”. E vai di malinconica commozione.

Ma tutti stanno aspettando “Time to pretend”, in trepida attesa della più grande rievocazione del mito della rockstar d’altri tempi, che si stravolge di droghe pesanti seguendo l’antica ma sempre eccitante formula del “sex drugs and rock’n roll”.
E dopo poco eccoci accontentati, il pubblico va in visibilio e inizia all’unisono il coro del “let’s play some music, make some party, find some models for wives”….so seventies!
Il bis è poi con “Kids”, uno dei pezzi più trascinanti e in cui Ben e Andrew danno il meglio di loro stessi: si infilano velocemente caftani colorati e occhialoni a goccia e… “You were a child/Crawling on your knees toward it/Making momma so proud/But your voice is too loud”
Fantastica… fantastici!

Valentina Lonati

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