Morgan – Luminal, Milano 9 aprile 2009

Foto di Paolo De Francesco

 

Morgan, si sa, ama sfuggire alle definizioni e soprattutto ai luoghi comuni. Logico aspettarsi da un suo show case qualcosa di eccentrico o, quantomeno, non usuale. D’altra parte il progetto stesso da presentare risulta perfettamente in linea con il suo stile di vita e di concepire la musica: un album, primo di tre volumi, in cui rileggere alcuni dei brani considerati più meritevoli della musica italiana “di una volta”.

Cosa intende dire Morgan? A quale musica si riferisce? A quella che era in grado di primeggiare nel mondo, che veniva presa come esempio di bellezza e di perfezione suprema. La musica dei vari Sergio Endrigo, Domenico Modugno, Gino Paoli, Umberto Bindi, ma soprattutto (e qui sta la vera sorpresa) le versioni inglesi di questi capolavori. Versioni recuperate da Morgan spesso in modo rocambolesco, rovistando negli archivi e chiedendo permessi speciali, oppure composte proprio per l’occasione dallo stesso artista monzese.

Durante l’improbabile show tenutosi in un locale davvero alla moda, quasi per porsi in antitesi col materiale dell’album, Morgan ha intrattenuto i molti presenti con alcune di queste canzoni e con altre che probabilmente vedranno la luce sul volume due, lasciando spazio anche a simpatici aneddoti con i quali ha divertito non poco la platea. Tra i più interessanti quello relativo al “braccio di ferro” con Dori Ghezzi per la riproposizione di alcuni brani in inglese che il buon Faber aveva voluto distruggere, ma che si è scoperto essere ancora intatti. Attento però Morgan: scherza con i fanti, ma…

Luca Garrò

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