Motley Crue Slash The Darkness Milano 23 giugno 2012

Tre nomi che potevan essere headliner: Motley Crue, Slash e The Darkness erano le attrazioni principali del Gods Of Metal del 23 giugno 2012. Bene i The Darkness, benissimo Slash, così e così i Motley Crue. La giornata è stata buonissima, sia come affluenza (10mila persone abbondanti), sia come clima, specialmente per la qualità complessiva delle band che si sono esibite: dai Planethard in apertura, passando per il redivivo Lizzy Borden, fino ai terremotanti Hardcore Superstar e ai convincenti Gotthard. I The Darkness hanno dovuto fare i conti con un blackout di 15 minuti all’impianto, grande Hawkins a scendere nel pubblico a salutare tutti quelli davanti (mentre quelli dietro si mangiavan le transenne dal nervoso) per ingannare l’attesa; la loro prestazione è stata buona, sembrano un gruppo ritrovato e ancora felice di suonare insieme. Speriamo solo non si sciolgano di nuovo dopo domani…

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Slash ha una band solidissima che suona hard rock coi contromaroni, inoltre a suo tempo si è preso il miglior cantante di musica dura del nuovo millennio: diventa difficile quindi che questo gruppo possa fare concerti brutti. Myles Kennedy sta diventando sempre più impeccabile, non sbaglia uno show da almeno due anni, anche se sentirlo cantare i pezzi dei Guns N’ Roses lascia perplessi: è immenso (e lo dimostra sui brani del nuovo Slash scritti per lui alla voce), ma è un bravo esecutore e niente più su canzoni nate per Axlche rimarranno sempre e solo per Axl. Ieri sera i GnR, pieni di turnisti fighetti (benchè agghindati da street rocker di sti cazzi), freddi esecutori di spartiti, hanno fatto il tappeto di note su cui Rose ha svettato con naturalezza e immenso carisma, sgraziato e invecchiato ma sempre affascinante e al suo posto. Può piacere o meno ma fin quando i fans di Slash vorranno sentire Myles cantare i Guns non si uscirà mai da quest’equivoco. Detto questo, lo show dei Conspirators è stato eccezionale e Myles rimane Dio (tanto per ribadirlo, ndr).


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I Motley Crue, invece, sembrano una band finita: palco fighissimo, effettoni, vacche sullo stage e setlist da best of, con l’aggiunta di una buona resa audio. Ma Vince Neil ce la fa ancora meno di prima, i suoi soci suonano bene tutto sommato, ma solo per un’oretta di musica, per dare poi spazio a Tommy Lee (che è fighissimo con la batteria e ha anche un gran pacco, come ci ha insegnato Pamelona a suo tempo) col suo super drum solo. Compitino striminzito, peccato, si poteva fare molto di più. Nel complesso, comunque, è stata una grande giornata: davvero tanta roba oggi a Rho…


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