Muse – Futurshow Station, Bologna 21 novembre 2009

Ammetto di non annoverare nel mio poker di band preferite Bellamy e soci. Ascolto i loro dischi senza eccessivo trasporto e apprezzo qualche singolo ma finisce lì. Devo ammettere tuttavia che, dopo aver assistito alla show di Bologna, i Muse dal vivo sono delle fottute macchine da guerra. Non c’è stato alcun punto debole nel loro attesissimo concerto.


Oltre due ore senza sosta, con una palette di suoni davvero enorme, un continuo cambiamento di mood e una capacità invidiabile nel fondere rock, pop, progressive, elettronica e quant’altro che li rende credibili e non cialtroneschi.

Una platea adorante, è rimasta senza fiato quando sono state svelate le imponenti scenografie che avrebbero accompagnato il pubblico durante l’esibizione della band. Torri altissime, megaschermi quadrati a campeggiare sopra lo stage, giochi di luce e sfondi a tratti psichedelici ad abbellire un sound pressoché perfetto dopo gli ovvi aggiustamenti iniziali. Pensare che siano in tre e facciano tutto sto casino è alquanto interessante per chi sa bene che cos’è il Rock: è proprio questo che mi ha spiazzato, attitudine e impatto totalmente rock, accelerazioni e riff molto poco commerciali (anche se qualche pezzo dall’ultimo The Resistance lo è eccome), nonostante al loro arco possano annoverare anche ballad e momenti più tranquilli (Guiding Light è stata emozionante).

Saccheggiato il recente sforzo discografico (partenza con Uprising e in ordine sparso Undisclosed Desires, United States Of Eurasia e tra le altre la mega suite Exogenesis), il delirio totale è avvenuto sui classicissimi Time Is Running Out, Hysteria, Starlight, New Born, Plug In Baby e la terremotante Knights Of Cydonia dove ho preso tante di quelle botte che pensavo di essere nel pit dei Metallica.

Vincono tuttavia la serata gli occhiali da sole fosforescenti di Bellamy, tamarri e pacchiani a tratti quasi quanto la sua band. Band che si è dimostrata davvero come uno dei top act del momento, meritandosi lo status mondiale e l’appeal che permette loro di piacere a varie fasce di pubblico.
Pesi massimi.

Piero Lisergi

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