Muse – Palaisozaki, Torino 4 dicembre 2009

Meraviglioso, non ci sono veramente altre parole per descrivere lo spettacolo che i tre inglesi hanno offerto ai tanti accorsi per l’ultima data europea di questa parte di tour di supporto all’ultimo lavoro “The resistance”. Uno spettacolo impregnato di anni ’80 fino al midollo, esagerato quanto volete, ma perfettamente in linea con un gruppo che si nutre di barocchismi ed eccessi vari da sempre.

Primo fra tutti, il leader Matt Bellamy e il suo modo di suonare la chitarra e il suo amore per l’effettistica: è riuscito a inventarsi un proprio stile personalissimo creato dal connubio di distorsioni acide e graffianti ed effetti d’ambiente insoliti e particolari. Chi però tiene veramente su i pezzi è la sezione ritmica, forse un po’ più in disparte a livello scenico, ma assolutamente fondamentale. La batteria di Howard dominava la scena con suoni gonfi che si spandevano nel palazzetto, gli mancavano solo i capelli cotonati, bandana e acqua sulle pelli, mentre Wolstenholme, il bassista, ricamava con grande precisione il giusto tappeto per le evoluzioni di Bellamy.

E poi le luci, i laser, il fumo e i soliti enormi palloni alla fine del concerto, è stato tutto studiato alla perfezione per riuscire a mantenere alta l’attenzione del pubblico, per riuscire a stimolarlo sempre e comunque e per far sì che fosse rapito dalla musica e dall’immenso spettacolo attorno. La macchina organizzativa si è inventata un palco da lasciare senza fiato, difficile spiegare come erano costruite le torri che campeggiavano e che solo ad inizio spettacolo hanno rivelato il contenuto, nello stupore ed euforia generale. Una trovata di altissimo livello che tradisce il lavoro di chi tutte le sere si occupa di rendere funzionale il tutto, a loro va un grandissimo applauso!

E poi certo, la musica. I molti brani tratti dall’ultimo lavoro hanno guadagnato molto in fase live come era presumibile, grazie al muro di suono che i tre riescono a sprigionare. I classici riescono sempre ad emozionare e a far saltare il pubblico, “Hysteria”, “Plug in baby”, “New born” e “Sunborn”, vera chicca della serata. Si poteva magari anche inserire una “Muscle museum” o una “Feeling good”, ma queste assenze non minano certo quello che è stato indiscutibilmente uno dei concerti dell’anno.

Setlist: Uprising – Resistance – New born – Map of the problematique – Supermassive black hole – MK Ultra – Interlude – Hysteria – Butterflies & hurricanes – Nishe – United States Of Eurasia – Sunburn – Guiding light – Helsinki Jam – Undisclosed desires – Starlight – Plug in baby – Time is running out – Unnatural selection – Exogenesis: Symphony, Part 1: Overture –  Stockholm syndrome – Knights of Cydonia

Livio Novara

 

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