Neil Young – Arcimboldi, Milano 24 febbraio 2008


Neil Young è uno di quegli artisti che ha cambiato ogni decade in cui ha inciso album, che ad ogni uscita ha provocato reazioni forti e dal quale non si è mai potuto prescindere. Con i Buffalo Springfield prima e, successivamente, con Crosby, Still e Nash ha rappresentato a pieno la voglia di cambiamento e di giustizia che permeavano la fine degli anni ’60; poi, seguendo un percorso per molti versi simile a quello di Dylan, passò a territori elettrici che regalarono pagine indimenticabili di storia del rock per poi ciclicamente innamorarsi nuovamente dell’acustico; tutti i maggiori esponenti del grunge hanno visto in lui un modello di ispirazione senza fine (basti ricordare il disco con i Pearl Jam o la lettera d’addio di Kurt Cobain) ed il nuovo millennio ha visto uscire alcune delle sue opere migliori. Purtroppo diversi acciacchi fisici non ci permettono di poter godere regolarmente della sua furia in sede live e le serate come questa degli Arcimboldi sono così rare da assumere le sembianze dell’evento difficile da rivedere.

Attraverso un set molto ricercato, composto da tre tempi, Neil e la fidata moglie Pegi hanno intattenuto un pubblico di sicuro esigente, ma che si è fatto immediatamente travolgere dal pathos di questi artisti straordinari. La parte iniziale, affidata proprio alla moglie, è quella durata meno, ma il conutry – folk molto retrò di Pegi è stata una bella scoperta per i pochi che credevano di trovarsi di fronte al solito episodio di nepotismo. Il momento più emozionante, quello che non riesci a toglierti dalla mente è però quello in ci il grande artista canadese fa il suo ingresso: sedia al centro del palco e sei chitarre a circondarlo per il set acustico attesissimo da tutti. Si parte con “From Hank To Hendrix” fino a “Old Man”, passando tra le altre per la splendida “Ambulance Blues”, “Harvest” e l’immancabile “Heart Of Gold”. Quindi, dopo un cambio veloce di palco, eccolo tornare con il gruppo per lo show elettrico conclusivo: l’attacco è folgorante con Mr. Soul, ma è dopo “Spirit Road” che le note di “Down By The River” ci portano indietro di quasi quarant’anni e ci riempiono gli occhi di lacrime. Quando ancora non mi sono ripreso da un pezzo che mai avrei pensato di poter sentire, eccone un altro, questo forse ancora più impensabile, “Hey Hey, My My”. Decido che posso anche andarmene e smettere di vedere concerti, quando l’eventualità di poter sentire magari anche “Cinnamon Girl” mi trattiene. Mai scelta fu più azzeccata.

Set Acustico: From Hank To Hendrix – Ambulance Blues – Sad Movies – A Man Needs A Maid – Try – Harvest – Journey Through The Past – Mellow My Mind – Love Art Blues – Don’t Let It Bring You Down – Heart Of Gold – Old Man.
Set Elettrico: Mr. Soul – Dirty Old Man – Spirit Road – Down By The River – Hey Hey, My My –  Too Far Gone – Oh, Lonesome Me – The Believer – Powderfinger – No Hidden Path – Cinnamon Girl.

L.G.

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