Node & more – Death Crusade, San Quirino (Pordenone) 6 settembre 2008

Nato lo scorso anno come occasione per celebrare, con un festival nella loro città (San Quirino, Pordenone), l’uscita di “Obsidian” dei friulani Slowmotion Apocalypse, si ripresenta il Death Crusade Festival, con la sua seconda edizione, minata dagli (inutili) strascichi di polemiche, anche a mezzo stampa, che la parte bigotta della popolazione ha inscenato dopo l’edizione del 2007. Con la collaborazione della Pro Loco di San Quirino, gli organizzatori decidono di fare una politica di piccoli passi: nessun nome con il botto, ma un nome che è comunque storico nel panorama italiano (i Node) e, a supporto, altre sei band più o meno conosciute.

Ad aprire la serata gli Ordo ab Chao, nata dalle ceneri di una band storica del Pordenonese, autori di un metalcore potente con, in aggiunta, dei ritornelli melodici accattivanti. Pochi minuti, ma tanta resa. Subito dopo i Baldrian, giovane gruppo al suo primo demo, che presenta un death metal di stampo svedese. Nonostante l’età, i cinque mostrano una carica da band rodata. Promossi.

Gli Scarecrown sono saliti sul palco del Death Crusade Festival come parte del loro tour promozionale del nuovo disco “Letters from the darkness”, e anche questa volta non smentiscono le loro capacità di tenere il palco in maniera egregia. Forti anche del seguito fedele che si sono creati negli anni, il loro concerto è molto buono, con una scaletta che, per ovvi motivi, è praticamente incentrata sul loro ultimo album (escludendo “Pathos X”, forse il brano più riuscito del loro EP d’esordio).

I Bleeding Eyes, con le altre band della giornata, risultavano dei pesci fuor d’acqua, con il loro sludge metal figlio di band come Down e Raging Speedhorn. Però è innegabile che il loro set, a conti fatti, risulterà uno dei migliori. Le due voci, scelta azzardata, si completano a vicenda, e la parte strumentale, nella loro essenzialità, crea un muro sonoro devastante. Peccato per il seguito ridotto di gente e per i suoni non all’altezza, ma, per usare un francesismo, sta band ha spaccato il culo.

I Delirum Xtremens sono, forse, la più grande promessa del death metal italiano, che sta raccogliendo solo negli ultimi mesi i frutti di dieci anni di sacrifici. Anche sul palco del Death Crusade, il loro death a tinte tecnologiche è riuscito a colpire tutti i presenti: dalla loro, rispetto a quasi tutte (Node esclusi) le band della giornata, una precisione chirurgica e l’esperienza di chi è sul palco da più di due lustri. Una band, quella bellunese, che merita molto di più di quello che ha avuto, fino a questo momento, nella propria carriera.

Se i Rumors of Gehenna rendessero dal vivo come su cd, a quest’ora avrebbero bruciato le tappe e sarebbero una delle più importanti band metalcore italiane. Purtroppo, anche se rispetto ad altri concerti sono migliorati tantissimo, non riescono ancora a tramutare in live al 100% la carica che hanno mostrato nel loro mini d’esordio. L’occasione è ghiotta per presentare ufficialmente il loro primo cd, attorno al quale è incentrata la scaletta nella sua interezza. Il grosso miglioramento avuto nel giro di pochi mesi, in ogni caso, ci lascia ben sperare su un futuro roseo per la band udinese, anche nel breve periodo.

Fare dei complimenti per i concerti dei Node significherebbe una sola cosa: essere monotoni. Anche questa volta la band milanese non delude le aspettative: concerto devastante, con scaletta incentrata sugli ultimi due dischi (anche se c’è spazio per un brano ripescato da “Sweatshops”): tra i tanti brani pescati dall’ultimo disco “As god kills” la title track, “Shotgun blast propaganda”, “Hellywood” e “Through fail and foul”. Anche se i suoni non sono stati sempre perfetti, sono stati all’altezza della proposta, con il risultato che molta gente si è ritrovata ad acclamarli anche se, magari, non conosceva nessun loro pezzo (mi avevano parlato della Pordenone mosh, e durante questo concerto ho capito il perché). A chiudere il concerto, e la serata, l’accoppiata “Das Kapital” (con tanto di comparsata di Albi degli Slowmotion Apocalypse) e la parte conclusiva di “Domination” dei Pantera. Degna chiusura di un festival che punta a ritagliarsi un ruolo di riferimento nel panorama festivaliero di fine estate.

Si ringrazia l’organizzazione, e in particolare Nicolas degli Slowmotion Apocalypse, per l’accoglienza.

Nicola Lucchetta

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