Oasis – Palaverde, Villorba (TV) 21 febbraio 2009

Non servivano cinque date (una più quattro, per fare i precisini, visto che quella milanese si è tenuta ad inizio febbraio) sold out da tempo, quasi quarantamila fan, per confermarci che gli Oasis sono una delle band più amate dal pubblico italiano: il loro successo è un’escalation senza sosta dai tempi di “(What’s the story) Morning glory?”, pietra miliare del rock inglese, un disco che ormai è ad un passo dalla soglia dei 15 anni.

Courtesy of Azalea Promotion

Perché ho iniziato questo report con un piccolo pezzo di storia su questa band, sicuramente nota a tutti? Per un solo motivo: la data di Treviso è stato un ritorno al passato, quello che ha lanciato la band dei fratelli Gallagher nel firmamento della musica direttamente dalla porta principale. Includendo “The masterplan”, b-side di “Wonderwall”, metà scaletta è pescata dai primi due dischi.
Ma parliamo della serata di Villorba, Treviso, con il Veneto che, ormai, sembra una tappa fissa nei tour degli Oasis. Una data che ha tagliato il traguardo del tutto esaurito ormai da due mesi, che ha portato moltissimi fan al Palaverde, per un colpo d’occhio così affascinante che neanche con i Negramaro, a dicembre, si è avuto.

Una combinazione di parcheggio, inizio ad orario anticipato (rispetto alla norma) e coda all’entrata, ci fa perdere più di mezzo set dei Free Peace, divertente power trio inglese che è sicuramente cresciuto a pane e anni Settanta. Led Zeppelin, Jimi Hendrix e qualche sfumatura di rock americano (anche southern, come i Lynyrd Skynyrd) sono le loro principali influenze. Bravi, potenti e anche pesanti per un contesto del genere: pollice in alto.

Courtesy of Azalea Promotion

Poco dopo le 21 gli Oasis iniziano il loro show con “Rock n’ roll star”, prima traccia del debutto “Definitely maybe”, anno domini 1994. La prima cosa che colpisce subito dello spettacolo portato in giro per l’Europa dalla band inglese è il palco: in una parola sola, impressionante. Un impianto luci perfetto e, soprattutto, quattro grandi pannelli LED che hanno trasmesso per tutta la durata del concerto dei video e delle immagini “in diretta” di band e pubblico, quest’ultimo presente soprattutto su una versione acustica di “Don’t look back in anger”, uno degli apici della serata. Anche questa volta gli Oasis hanno voluto fare le cose in grande, e ci son riusciti.

Courtesy of Azalea Promotion

Come già accennato ad inizio articolo, la scaletta è stata incentrata molto sui primi due dischi; un flashback che potrebbe far pensar male: queste canzoni sono le più sentite dai presenti, con picchi di delirio collettivo su “Morning glory”, “Wonderwall” e la già citata “Don’t look back in anger”. Ben accolti e proposti anche gli estratti dall’ultimo “Dig out your soul”, anche se il grande assente della serata è stato “Be here now”, terzo cd della band: nessun brano pescato da un’uscita che, storicamente, gli stessi fratelli Gallagher non hanno mai apprezzato. Il resto della setlist, pur essendo ben equilibrata e, a detta dei fan, una delle migliori di sempre, è ricca di alti e bassi, con un calo soprattutto nel finale che, a dirla tutta, non chiude il concerto nel modo migliore. Aggiungete ora quell’atteggiamento da rockstar già noto a tutti, e sul quale la band sembra voler fare leva: da Liam Gallagher (in forma dal punto di vista vocale), che sembra conoscere tre posizioni sul palco in tutto, all’atteggiamento da genietto della musica del fratello Noel che, pur essendo una sacrosanta verità nell’universo Oasis, a volte scoccia. A completare il tutto, un carisma enorme per i fan invece pari a zero per gente che è abituata a personaggi del calibro di Freddie Mercury, Bruce Springsteen e Mick Jagger.

Courtesy of Azalea Promotion

Dopo tutto questo ragionamento, una sola domanda viene spontanea: come fa una band così ad avere un successo planetario, a conti fatti, inspiegato? Forse il peso dei grandi classici del passato funge ancora da motore per il successo dei Nostri, e dopo la serata questa spiegazione sembrerebbe la più plausibile; sicuramente, anche il fatto che lo show e lo spettacolo visivo sia notevole può portare ad accrescere la stima mediatica degli Oasis. Siamo comunque di fronte ad una di quelle rock band che fanno uscire i fan con il classico sorriso ebete a trentadue denti stampato in faccia… ma un po’ più di carisma, meno atteggiamenti da rockstar, meno tempi morti per accordare gli strumenti durante il concerto e, soprattutto, dei saluti seri al pubblico da parte di tutti, a fine serata, sarebbe lecito aspettarseli.
E un’oretta e mezza di concerto è forse un po’ troppo poco, per una band in giro da quasi vent’anni.

Si ringrazia Azalea Promotion, e in particolare Luigi Vignando, per la preziosa collaborazione.

Setlist: Fuckin’ In The Bushes, Rock ‘n’ Roll Star, Lyla, The Shock Of The Lightning, Cigarettes & Alcohol, The Meaning Of Soul, To Be Where There’s Life, Waiting For The Rapture, The Masterplan, Songbird, Slide Away, Morning Glory, Ain’t Got Nothin’, The Importance Of Being Idle, I’m Outta Time, Wonderwall, Supersonic
Encore: Don’t Look Back In Anger, Falling Down, Champagne Supernova, I Am The Walrus

Nicola Lucchetta
 

Condividi.